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Serbia: arrestato Ratko Mladić, l'uomo del massacro di Srebenica

Sollievo ed incredulità. Sono questi i sentimenti con cui molti serbi e bosniaci hanno reagito alla notizia dell'arresto dell'ex generale serbo bosniaco Ratko Mladić. Mladić è accusato di genocidio e crimini di guerra consumati durante la guerra civile del 1992-95 in Bosnia-Erzegovina. L'arresto dell'ex generale rappresenta per molti una sorpresa. In realtà non è altro che il risultato della pressione internazionale di questi ultimi anni sulle autorità serbe affinché fosse consegnato alla giustizia.

Vivere con il terribile ricordo dei propri cari massacrati o mutilati e sapere che i responsabili sono ancora in libertà rappresenta un ulteriore trauma per le famiglie di entrambe le parti che furono in conflitto. Per molti il crollo della ex Yugoslavia e quindi delle vecchie divisioni etniche e religiose provocò un brusco risveglio mentre nel resto dell'Europa si restava testimoni impotenti delle violenze indiscriminate e di crimini di una portata tale che il continente europeo non aveva più sperimentato dalla Seconda guerra mondiale. Ricordi e traumi sono ancora – e sempre – presenti in Bosnia e fino a quando chi si è macchiato di certe atrocità non sarà assicurato alla giustizia non ci si potrà liberare da questa sorta di dolorosa agonia. Sarah Correia di Café Turco descrive [en, come tutti gli altri link tranne dove diversamente indicato] così la situazione:

Mi trovo a Kozarac in questo momento, un luogo raso al suolo nel maggio del 1992. Oggi sono andata a Trnopolje per una commemorazione e ho potuto vedere quanto dolore c'era sui volti della gente. Ma poi sono venuta qui a Kozarac e ho appreso al notizia. Negli occhi di tutti c'erano lacrime di gioia e un sentimento di incredulità. Stavamo vivendo un momento che nessuno credeva sarebbe arrivato.

Durante la guerra civile, Mladić era a capo delle truppe serbe in Bosnia. A lui sono imputati vari episodi di genocidio, come il massacro di Srebrenica del luglio 1995 [it], considerato uno dei più sanguinosi stermini avvenuti dopo il secondo conflitto mondiale. Secondo fonti ufficiali le vittime furono 8.372, ma le famiglie degli scomparsi affermano che furono oltre 10.000 le persone barbaramente uccise.

Rimane il sospetto che le autorità serbe siano state complici nel proteggere la fuga di Mladić o che, in ogni caso, abbiano chiuso un occhio e sapessero in realtà dove il generale si nascondesse. Viene da sé, dunque, che una delle prime domande rivolte al presidente serbo Boris Tadić, [it] sia stata: come mai Mladić non è stato catturato prima? Come si legge in questo post di Sladjana Lazic of A Slice Of Serbian Politics:

Alla domanda perché Mladić non sia stato arrestato cinque anni fa, Tadić ha risposto che ci sarà un'inchiesta per accertarlo e che se verrà provato che membri del Governo o strutture dello Stato sono responsabili di aver interferito nella cattura, essi saranno perseguiti. Tadic ha poi aggiunto che Mladić sarà estradato alle Nazioni Unite per crimini di guerra ma non ha specificato quando. “È in atto un processo di estradizione” è la sola cosa che ha detto al proposito.

In questo contesto la questione dei presunti criminali di guerra in libertà ha allontanato a lungo le prospettive dell'ingresso della Serbia nell'Unione europea ed era diventata una cause célèbre tanto che sembrava che l'unica condizione posta alle autorità serbe per “accedere” all'Europa fosse la cattura di Mladić . Commentando proprio questo aspetto, Sleeping With Pengovsky scrive:

L'arresto per crimini di guerra di Ratko Mladić, da tempo ricercato, arriva in un momento davvero cruciale per la Serbia. Nel momento in cui pare si stia fissando una data per l'ingresso della Croazia nella UE, nel momento in cui il procuratore capo presso il Tribunale dell'Aia, Serge Brammertz ha detto che la Serbia non ha fatto abbastanza per catturare i due principali criminali di guerra ancora in libertà, Mladić (arrestato appunto oggi) e Goran Hadžić. Ancora, quest'arresto arriva in un momento in cui l'Unione europea sta prendendo in considerazione la reintroduzione del visto per alcuni Paesi dell'area balcanica tra i quali, sembrerebbe, proprio la Serbia. È come se Belgrado non avesse più altra scelta che liberarsi della questione Mladić.

A prescindere dai sentimenti e sensazioni che si possano provare oggi in Serbia e in Bosnia, quest'arresto rappresenta sia un'opportunità per guardare oltre e ad un futuro più radioso sia un mezzo per comprendere meglio la tragedia di una storia ancora così recente. Alla fine di questa giornata le vittime della guerra e del terrore nella ex Yugoslavia potranno ritrovare più pace e dignità di quanta ne avessero solo ieri. Che cambiamento si può determinare in un solo giorno!

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