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Cuba: un instancabile difensore dei diritti gay

Francisco Rodríguez Cruz è un giornalista e attivista cubano che cura da circa un anno un controverso blog [es, come tutti gli altri link tranne ove diversamente segnalato] impegnato a promuovere i diritti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) a Cuba. Questa comunità ha vissuto una difficile storia di discriminazione sull'isola.

Paquito, come è comunemente noto sul web, nel suo blog non si occupa soltanto di questioni sulla diversità sessuale e diritti omosessuali. Ha anche presentato la sua esperienza personale, negli ultimi cinque anni, nella lotta all'HIV e al linfoma non-Hodgkin [it], un tipo di cancro del sangue.

“Quelli che hanno il privilegio d'accedere a Internet da Cuba, dovrebbero sempre porsi l'obiettivo di migliorare qualunque cosa all'interno del Paese e non solo ad avere a che fare con l'ostilità esterna. Allora forse ci svilupperemmo più velocemente”, dice.

L'anno scorso, in un'intervista precedente per Tele Sur, a Paquito è stato chiesto del suo blog e ha risposto: “Dapprima, alcuni hanno detto che per una persona con le mie caratteristiche sarebbe stato impossibile esistere a Cuba: sieropositivo, gay, padre, giornalista.” Paquito però, con tutte le sue molteplici dimensioni e complessità, esiste davvero.

Ecco il video dell'intervista per Tele Sur:

Paquito è membro di Hombres por la diversidad (Uomini per la Diversità), una rete sociale appartenente al programma statale Centro Nazionale di Educazione Sessuale, ma ha anche sostenuto la società civile e associazioni independenti, cosi come il recentemente fondato Progetto Arcobaleno, il quale punta sulla partecipazione al dibattito sulle politiche pubbliche e sensibilizzare l'opinione pubblica sull'omofobia istituzionale. Promuovono cambiamenti nella legislazione cubana per sradicare la discriminazione basata sull'orientamento sessuale o sul genere.

Francisco Rodríguez, giornalista e blogger

Francisco Rodríguez, giornalista e blogger sul blog "Paquito el de Cuba."

Il 2 dicembre 2010, Paquito è stato ricevuto dal Ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, nella sede del Ministero, insieme ad altri rappresentanti della società civile cubana che hanno sollevato dubbi sul sostegno di Cuba a un emendamento per eliminare l'allusione all'orientamento sessuale da una risoluzione delle Nazione Unite condannando le esecuzioni sommarie [le esecuzioni senza giudizio, en]. Durante questo incontro, il Ministro degli Esteri ha affermato che non ci sarebbero stati cambiamenti nella politica cubana d'opposizione a qualsiasi forma di discriminazione basata sul'orientamento sessuale o sul genere.

Dopo questo insolito colloquio, nel marzo 2011 Paquito ha proposto alle autorità di sostenere la dichiarazione internazionale delle Nazione Unite per eliminare “le pene criminali e altre violazioni dei diritti umani basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere”. E cosi hanno fatto, in giugno [it].

Intanto, Paquito ha continuato a denunciare le irregolarità commesse dalla polizia cubana, la quale multa ripetutamente i frequentatori di un punto gay al centro dell'Avana.

Gerardo Arreola, un giornalista di La Jornada di Messico, ha scritto dell'impegno di Paquito:

Su activismo ha tenido giros tan insólitos como el que lo puso frente a la policía, primero como infractor, luego como demandante y finalmente como interlocutor.

Il suo attivismo ha avuto delle svolte insolite come quella che lo ha messo di fronte alla polizia, prima come trasgressore, poi come querelante e infine come un loro interlocutore.

Adesso Paquito sta lottando la sua ultima battaglia. E’, letteralmente, corso dietro al Ministro di Giustizia Cubano, María Esther Reus, per chiederle cos'è successo alla bozza aggiornata del nuovo Codice di Famiglia, una legge che autorizzerebbe, insieme a importanti avanzamenti per tutti i cubani, il matrimonio legale fra persone dello stesso sesso. Il Ministro ha risposto di avere tempo fino al 2013 per presentare la legge al Parlamento.

Paquito però non si arrende: “Deve sempre esserci qualcuno a fare delle domande che impediscano alla gente di dimenticare”, dice.

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