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Africa: diminuzione dei casi di AIDS grazie anche al programma DREAM

Nel settembre 2011, Cristina Cannelli [it], responsabile del programma DREAM in Guinea ci aveva concesso un’intervista [it] pubblicata nella serie 7 Billion Actions [en], iniziativa dell'UNFPA, agenzia ONU sui temi della popolazione mondiale, per celebrare il raggiungimento dei 7 miliardi di esseri umani sul pianeta. Ci aveva spiegato gli obiettivi del programma e i risultati raggiunti. Da allora, risultati di vari studi sono stati condotti che confermerebbero questi risultati positivi, annunciando indirizzi di lotta contro la pandemia dell'AIDS.

Attenzione: Molti link conducono a documenti disponibili in varie lingue tra cui: italiano, inglese, francese, catalano, tedesco, portoghese, olandese, bahasa indonesiano e swahili.

Questa volta intervistiamo la dottoressa Paola Germano, capo del programma DREAM per tutta l’Africa.

Global Voices (GV): Secondo gli ultimi risultati citati da più fonti [en], sembra che anche in Africa il trend dell’AIDS stia rallentando. Lo può confermare sulla base del lavoro del programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio?

Paola Gemano: Si, possiamo dire che  nella maggior parte dei paesi in cui lavoriamo l’epidemia è arrivata ad una stabilizzazione, e in alcuni paesi si osserva anche una diminuzione del numero di nuovi casi. Secondo le stime di UNAIDS, considerando l’intera Africa Subsahariana, nel 2010 abbiamo avuto il 16% di nuovi casi in meno rispetto a quanto stimato nel 2001.

GV: Ci può spiegare come e perché si è arrivati a questi risultati, piuttosto positivi?

PG: La diminuzione dell’incidenza è dovuta ad un insieme di fattori: in parte riflette l’andamento naturale dell’epidemia, ma è anche il risultato degli sforzi di questi anni, fatti di strategie preventive, di aumentata consapevolezza da parte dei governi e delle popolazioni, e soprattutto dell’aumento di copertura della terapia antiretrovirale. Sappiamo che, nei paesi a basso e medio livello di sviluppo, più di 6 milioni di persone beneficiano del trattamento antiretrovirale. Quando il programma DREAM ha mosso i suoi primi passi, i centri dove si poteva avere accesso alla terapia antiretrovirale erano veramente pochi, oggi la terapia è diventata una realtà in gran parte dell’Africa, anche se bisogna ancora lavorare per estendere questo diritto a tutti!

GV: Questo rallentamento è stato registrato in tutti i paesi dove esiste il programma DREAM?

PG: L’abbiamo visto in particolare in Malawi, Kenya e Tanzania. Ad esempio in Malawi la prevalenza è passata in pochi anni dal 15% all’11,5%.

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Madre africana col suo bambino – Foto dal sito del progetto DREAM della comunità di sant'Egidio

GV: Quali sono le ragioni di questo risultato molto buono nel Malawi?

PG: Si tratta di un paese di estensione modesta e con una popolazione contenuta, in cui il governo, insieme ai partner operanti nel paese, tra cui il programma DREAM, ha dato una risposta energica all’epidemia, mettendo in terapia in pochi anni migliaia di persone. Nel 2011 si è introdotto anche un approccio innovativo per la cura delle donne sieropositive in gravidanza: una donna affetta e incinta inizia prontamente il trattamento con la triterapia, e questo approccio garantisce i migliori risultati in termini di prevenzione dell’infezione al bambino, e anche la sopravvivenza della madre.

GV: Il programma DREAM aveva attivato delle squadre mobili per visitare i quartieri di alcune città africane, per fornire un’assistenza più discreta ai malati. A che punto è quest’attività?

PG: L’attività continua, anzi aumenta! La stiamo incrementando molto sia per le persone che abitano in ambiente rurale come in Kenya, (dove siamo presenti nelle regioni orientali del paese), o in Malawi, (dove spesso i centri di salute sono pochi e a grande distanza dai villaggi), e per raggiungere anche chi vive nella periferia delle grandi città, come Conakry o Kinshasa. Visitando i luoghi dove vivono i nostri pazienti ci rendiamo conto delle difficoltà, dei problemi, e possiamo studiare insieme a loro i modi per superarli.

GV: Cosa ci può dire del vaccino anti-AIDS dell’équipe del Prof. Felipe Garcia [it] di cui si parla da un paio d’anni e che, secondo informazioni riprese da vari media, ha dimostrato l'efficacia per un certo perido nel ridurre il caricamento virale dei pazienti nelle fasi iniziali della malattia?

PG: Da alcuni anni, oltre a proseguire la ricerca per un vaccino preventivo, si sta studiando anche la possibilità di ottenere un vaccino almeno parzialmente terapeutico, cioè che possa migliorare la risposta immunitaria nelle persone già infette che seguono un trattamento antiretrovirale. Si tratta d’interventi comunque complementari al trattamento antiretrovirale. Non possono, cioè, sostituire il trattamento antiretrovirale. Sono stati fatti passi avanti importanti, ma per ora tutto questo rimane a livello sperimentale. La ricerca comunque continua e speriamo che possa portare a qualcosa di utile per i malati!

GV: Il programma DREAM non si limita solo all’individuazione e all’assistenza delle persone sieropositive. Ci può spiegare le sue altre attività in Africa?

PG: In primo luogo ci sono attività diciamo culturali, cioè diffondere nei paesi in cui siamo presenti informazioni sull’HIV, sulla prevenzione e terapia, sui diritti delle persone sieropositive. Un importante aspetto è la lotta alla stigmatizzazione, in alcuni paesi sono nate attorno a DREAM associazioni di persone che lottano contro lo stigma e per il diritto alla cura.

Spesso i centri DREAM sono presenti in zone periferiche e sprovviste di servizi essenziali, noi cerchiamo come possibile di venire incontro ai bisogni più urgenti della popolazione. Ad esempio presso alcuni nostri centri abbiamo installato pompe dell’acqua, perché abbiamo notato che la gente del quartiere non aveva sufficiente accesso all’acqua potabile.

In Mozambico (Maputo e Beira), e in Malawi (Blantyre), abbiamo invece aperto dei centri nutrizionali per bambini, per combattere la malnutrizione infantile, che è molto diffusa, e che ha pesanti conseguenze sulla vita e sullo sviluppo globale del bambino. In questi centri ogni giorno circa 500 bambini possono usufruire di un pasto completo ed equilibrato.

GV: Ci risulta che il programma procede anche ad una distribuzione di cibo per le famiglie delle persone malate.

PG: Si, in molti paesi africani la popolazione soffre di insicurezza alimentare, e la malnutrizione aggrava l'effetto dell'HIV. Inoltre quando le persone sono più malate, non hanno la forza di lavorare e quindi hanno meno soldi per comprare il cibo; per questo abbiamo identificato alcune fasce che hanno più necessità,e cerchiamo di offrire un pacco alimentare per un periodo determinato. Tra i beneficiari ci sono in primo luogo le donne in gravidanza e nel periodo dell'allattamento: infatti sostenere la loro alimentazione permette di diminuire il rischio di malnutrizione anche nei bambini; poi i malati che arrivano in stato di malnutrizione, ai quali offriamo un pacco di alimenti di base per i primi 6 mesi di terapia. Si tratta di un periodo in genere sufficiente per il ristabilirsi delle condizioni di salute, poi i malati riprendono le forze e tornano capaci di lavorare. Questo sostegno nutrizionale lo facciamo in tutti i paesi dove operiamo, c'è da dire che adesso, con la crisi economica internazionale è sempre più difficile trovare partner che ci sostengono e ci affiancano in questo settore.

GV: In che consiste il programma BRAVO! (Birth Registration for All Versus Oblivion)[it]?

PG: BRAVO! è un programma di Sant'Egidio che si integra con DREAM, ma è un altro programma.

GV: Che cosa vorrebbe aggiungere per i nostri lettori?

PG: Per noi DREAM è non solo offrire un trattamento medico ma anche un’importante esperienza umana e spirituale: abbiamo sperimentato come unendo gli sforzi di tanti si possano affrontare problemi che sembrano impossibili, cambiare il destino di tante persone. Questo ci incoraggia a non rassegnarci di fronte a ciò che sembra impossibile, e ad affrontarlo!

Il sito dell'organizzazione Sant'Egidio informa che BRAVO! ha lo scopo di garantire la registrazione dei bambini al momento della nascita, attraverso il miglioramento dei servizi anagrafici, una sensibilizzazione dei genitori e dei figli, collaborando con i ministeri e le istituzioni governative competenti. Consultazioni sono in corso per un'altra intervista con i responsabili di BRAVO! per illustrare i risultati raggiunti, le difficoltà incontrate e le previsioni per il futuro.

La pubblicazione di questa intervista è stata resa possibile grazie all'assistenza di Marisa Petricca

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