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Gli africani riflettono sugli effetti della visita di Papa Francesco nel continente

Rebel militia in Central African Republic. Pope hopes to bring peace and reconciliation in the country. Image released under Creative Commons by Flickr user hdptcar.

Militante ribelle nella Repubblica Centrafricana. Il Papa spera di portare pace e riconciliazione nel paese. Foto rilasciata sotto licenza Creative Commons dall’ utente di Flickr hdptcar.

Papa Francesco intraprenderà la sua prima visita in Africa [en, come tutti link seguenti salvo diversa indicazione] in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana dal 25 al 30 Novembre 2015. Durante il suo viaggio il Papa incontrerà i cittadini, leader politici e religiosi e visiterà uno slum, un campo rifugiati e una moschea.

Ci si aspetta anche che il Papa sfrutti l'occasione per parlare di riconciliazione, unità e povertà. La Repubblica Centrafricana è nel mezzo di una guerra civile  iniziata nel 2012 tra la coalizione ribelle Séléka a maggioranza musulmana e le forze di governo. Secondo il Global Post, questa sua visita lo farà passare alla storia come primo Papa che si è recato in zone attive di guerra.

La Francia ha definito rischiosa la visita del papa nella Repubblica Centrafricana, affermando che le forze francesi che si trovano lì in missione di pace non potranno proteggerlo. Ma nonostante  gli avvertimenti di sicurezza, la visita al paese proseguirà come previsto.

Su internet dilagano le speculazioni su cosa riuscirà a realizzare il capo della Chiesa Cattolica durante il suo viaggio. Riportiamo qui un paio di temi comuni che stanno circolando in rete.

Tensioni religiose

Alcuni si chiedono come possa avere un effetto sulle tensioni religiose, che negli ultimi anni hanno raggiunto livelli di sanguinosa violenza . Secondo le Nazioni Unite, le milizie cristiane nella Repubblica Centrafricana hanno portato a una pulizia etnica della parte islamica del paese durante il conflitto, e nell'aprile del 2015, membri del gruppo militante di Al Shabaab hanno ucciso 147 persone presso il Garissa University College in Kenya, permettendo ai musulmani di circolare e uccidere liberamente quelli che si identificavano come cristiani.

Peter Fabricius, un consulente sulla sicurezza presso l'Institute for Security Studies di base in Sudafrica, ha sostenuto di come la avrebbe dovuto pianificare la visita insieme a un leader della comunità islamica:

E’ un peccato che Francesco non abbia una controparte islamica che possa accompagnarlo durante le sue missioni di pace e di riconciliazione tra le religioni. In un mondo ideale, uno si immagina un conclave di “papi” di tutte le religioni che cercano di indirizzare e risolvere tutti i terribili conflitti religiosi che continuano a causare tanta sofferenza ai loro seguaci e le vittime infinite uccise durante le sparatorie.

Tuttavia, dai suoi tanti interventi politicamente attivi fatti in giro per il mondo in nome della pace, riconciliazione e pietà, Papa Francesco potrebbe essere fonte di ispirazione e coraggio per altre religioni nel seguire il suo esempio.

Se non lo fanno, dovranno sempre rispondere a qualcosa.

Il blogger kenyota Daniel Ominde ha riflettuto su come il papa potrebbe trasformare altre aree con il suo messaggio di pace:

Le visite di alto profilo che culmineranno con quella che David Cameron, Primo Ministro britannico, agli inizi del 2016, faranno tornare un po’ di sicurezza tra i turisti. Attacchi terroristici a Nairobi, Mombasa e il più recente, quello dell'Università di Garissa dove morirono 147 persone hanno sicuramente intaccato il settore turistico in Kenya, che per molto tempo è stato la fonte di guadagno più alta da parte parte di stranieri.

Spero che il Papa utilizzi questa visita per ricordare al mondo che il terrore è un problema in Africa così come lo è nel mondo occidentale, dove centinaia di persone hanno perso la vita.

Questa visita avviene nel periodo in cui le tensioni tra cristiani e musulmani hanno raggiunto un picco altissimo, dopo la crescita di attacchi terroristici. Diversamente dai suoi predecessori, il Papa è conosciuto per aver spinto verso un'agenda di riconciliazione e la visita di una regione con un numero significante di musulmani dovrebbe garantirgli l'opportunità di raggiungerli per mettere la prima pietra di un processo di unità interreligiosa nella lotta contro l'estremismo.

Questo approccio sarà sicuramente utile nello sconfiggere la propaganda di Al Shabab, che è stata usata per creare tensioni tra cristiani e musulmani. Spero che questo sia il messaggio chiave durante il discorso che terrà all'Università di Nairobi.

Diritti LGBT

Sull'omosessualità, Ominde sostiene:

Mentre non ci aspettiamo che sostenga la legalizzazione dell'omosessualità, Papa Francesco sicuramente incoraggerà i governi africani a trattare l'argomento un po’ più umanamente. Il Papa riconosce che criminalizzare l'omosessualità è un atto estremo.

L'omosessualità è un crimine in Uganda, dove gay e lesbiche possono essere condannati all'ergastolo, come anche chi non li denuncia rischia di andare in prigione.

L'omosessualità è legale nella Repubblica Centrafricana, che ha firmato nel 2011 la dichiarazione per porre fine agli atti di violenaza e le annesse violazioni dei diritti umani basati sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere delle Nazioni Unite.

Tuttavia, secondo la Library of Congress “gli atti di espressione amorosa in pubblico” tra persone dello stesso sesso sono punibile con la prigione da sei mesi a due anni o con una multa, e non c'è il riconoscimento legale delle relazioni omosessuali.

L'omosessualità è illegale in Kenya, dove secondo il Codice Penale del paese le relazioni omosessuali sono punibili con una pena fino a 14 anni di prigionia.

Nel luglio 2013, Papa Francesco ha mostrato comprensione e compassione verso gli omosessuali quando ha affermato, “se una persona è gay ed è in cerca del Signore mossa da buona volontà, chi sono io per giudicare?”

Sulla stessa questione, Emma Were Tinka in Ugana ha riportato una frase dell'Arcivescovo di Gulu, in Uganda:

L'Arcivescovo Odama: sull'omosessualità “non penso che il Papa possa differire dagli insegnamenti della Chiesa”

La difficle situazione dei rifugiati

La Missione Gesuita Irlandese ha chiesto al Papa di avere in mente anche il problema dei rifugiati durante la sua visita:

Considera l'invisibile: Chiediamo a Papa Francesco di ricordare i messaggi dei rifugiati durante il suo viaggio in Africa

La Guerra civile e altri tipi di violenza in Africa hanno costretto moltissime persone a scappare da paesi come la Repubblica Democratica del Congo, la Repubblica Centrafricana, il Mali, il Sud Sudan e la Somalia. I dati pubblicati dall'UNCHR, Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, mostrano che a metà del 2014 c'erano 13 milioni di rifugiati, il 28% dei quali fuggivano dai paesi africani.

Secondo l'UNHCR, ci sono 460.000 rifugiati dalla Repubblica Centrafricana, il 10% della popolazione del paese, che ora vivono in Cameron, Chad, nella Repubblica Democratica del Congo e la Repubblica del Congo.

La guerra civile in Sud Sudan ha spinto circa mezzo milione di persone verso i campi per rifugiati dei paesi vicini, inclusi Kenya e Uganda.

Dadaab [it], sito del più grande campo per rifugiati, si trova in Kenya dove vivono circa 332.445 persone, la maggior parte dei quali scappati dal gruppo Al-Shabaab [it] in Somalia.

‘Corruzione, impunità, tribalismo, insicurezza’

Il kenyota Abdimalik Odowa ha condiviso la vignetta delle richieste di un prete del Kenya al Papa:

La richiesta delle preghiere del Kenya: corruzione, impunità, tribalismo e insicurezza

Alvin Akoko a Nairobi, ha individuato tre questioni che vorrebbe venissero affrontate dal Papa durante la sua visita in Kenya:

Pontefice, capisco che non parlerà di etnia, ma per favore parli di CORRUZIONE, LIBERTA’ DEI MEDIA E DI RESPONSABILITA’.

Paragonando la visita del Papa in Kenya con quella del Presidente statunitense Barack Obama, l'utente di twitter @TsarNjoroge osserva che:

Quando Obama arriva a Nairobi, alle persone viene chiesto di lasciare la città, ma quando viene il Papa le persone sono le benvenute in città

Il governo kenyota infatti aveva rimosso dalla strada senzatetto e venditori ambulanti durante la visita di Obama in Kenya. Questo però non accadrà durante la visita di Papa Francesco.

In Uganda, tuttavia, non sarà permesso vendere per strada durante la sua visita.

Riflettendo sulla stessa questione della visita da due leader mondiali, Emmanuel Ngumbi osserva:

Quando Obama ha visitato il Kenya ha scelto di incontrare poche persone all'Università di Kenyatta, durante il viaggio del Papa in Kenya invece si rivolgerà a intere masse presso gli spalti del #UoN

Solo in Kenya sono attese 1.4 milioni di persone durante il suo discorso alla popolazione.

La visita di Papa Francesco in Uganda renderà il paese il primo stato Africano africano ad aver ospitato tre Papi sovrani. L'Uganda è stato l'unico stato africano visitato da Papa Paolo VI nel 1969. Il Papa successivo è stato Giovanni Paolo II nel febbraio del 1993. Fino al 1969, nessun Papa aveva mai visitato l'Africa.

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