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Le donne queer del Caucaso settentrionale rischiano ‘la violenza sessuale, il matrimonio forzato e l'omicidio’

Foto pubblicata su OC Media.

L'articolo che segue è stato scritto da OC Media, partner di Global Voices [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] originariamente pubblicato sul loro sito.

Le donne queer [it] del Caucaso settentrionale, in Russia, vengono spesso ‘curate’ con botte, stupri, matrimoni forzati e l'omicidio. Questo è quanto emerge da un recente rapporto basato su interviste fatte a donne queer della regione. A differenza degli uomini omosessuali, che riescono a fuggire, secondo questo rapporto, le donne hanno meno possibilità di farlo perché il denaro, i loro movimenti, le loro carriere e le loro vite private sono controllati da uomini ‘tutori’.

A dicembre, Queer Women North Caucasus (QWNC) [Donne queer del Caucaso settentrionale] ha pubblicato un rapporto sulla persecuzione di donne lesbiche, bisessuali e transessuali nel Caucaso settentrionale.

Con l'aiuto dell'ufficio di Mosca della fondazione tedesca Heinrich Böll, QWNC è riuscita a intervistare 21 donne (17 lesbiche, 3 bisessuali e una transessuale) del Caucaso settentrionale. La maggior parte delle intervistate erano originarie di Cecenia, mentre altre provenivano dal Daghestan, dall'Inguscezia e dall'Ossezia settentrionale.

Nove delle donne intervistate hanno dichiarato di aver subito violenze sessuali dal marito e otto di loro hanno dichiarato di essere state costrette a sposarsi.

Secondo il rapporto, la scoperta dell'orientamento queer o dell'identità transessuale di una donna viene sempre accolta con violenze psicologiche e fisiche, che possono facilmente degenerate portando alla morte.

“Ho promesso a nostro padre di non ucciderti. Ti prego di spararti. Sparati!”, racconta una delle donne ricordando le suppliche del fratello subito dopo che era stata smascherata come lesbica.

Tra le 21 donne intervistate da QWNC, otto conoscevano amiche, familiari o vicine che erano state uccise dagli uomini della loro famiglia perché il loro comportamento era considerato “umiliante per la famiglia”.

Controllo

Tutte le donne che hanno risposto allo studio di QWNC hanno confermato di essere state vittime di violenze fisiche e psicologiche sin dalla prima infanzia, cosa che suggerisce che la violenza contro le donne e le ragazze è molto diffusa nella regione.

Una delle intervistate, che veniva sessualmente molestata da suo zio, ricorda che i membri della sua famiglia l'hanno accusata di dissolutezza sessuale dopo che ha raccontato loro ciò che stava accadendo.

Più donne hanno dichiarato che la loro famiglia controllava rigorosamente la loro libertà, compresa la libertà di movimento.

Dover indossare abiti scelti per loro, non poter parlare con uomini estranei alla famiglia e non poter lasciare la casa la sera sono obblighi comunemente imposti alle donne nel Caucaso settentrionale.

Una donna del Daghestan ha raccontato di essere stata picchiata per la strada da suo marito perché il velo le era scivolato scoprendo i capelli sotto all'hijab.

Nel rapporto si legge anche che fuggire dalla famiglia e dalla regione è complicato per le donne queer del Caucaso settentrionale. Oltre alla sfida di dover diventare economicamente indipendenti, di solito le donne che fuggono vengono generalmente denunciate e riportate alle loro famiglie – anche se si trovano all’estero [ru] – e rischiano di essere isolate, vittime di violenza o di essere assassinate.

Matrimonio forzato e violenze domestiche

Nel rapporto si legge che alle donne del Caucaso settentrionale non viene generalmente chiesto chi vogliono sposare o se si vogliono sposare, lasciandole, di conseguenza, con uno scarso controllo sul loro stato civile. Basta una diceria o una chiamata dai parenti per innescare un piano di matrimonio.

Le intervistate hanno raccontato ai ricercatori che il padre o il fratello della sposa, che sono generalmente i ‘tutori’ di queste donne, possono firmare [il contratto di matrimonio] per conto della sposa e che in molti casi alle donne non viene nemmeno data una copia del certificato di matrimonio.

Il rapporto di QWNC include storie di donne queer che sono state ripetutamente picchiate e stuprate dopo essere state sposate forzatamente.

“La prima volta che sono stata stuprata è stato qualche giorno dopo il matrimonio”, racconta una delle intervistate cecene. “Gli ho detto che non volevo avere un rapporto sessuale con lui. Tre giorni dopo il matrimonio mi ha presa con la forza. Questa è la tradizione. Mi ha tappato il naso e la bocca con una mano. Mi sentivo soffocare. Ho iniziato a sanguinare, non so se fosse perché avevo iniziato a urlare o perché mi colpiva in faccia”.

Secondo il rapporto, se una donna riesce a far annullare il matrimonio non voluto, non ha altra scelta che tornare alla sua famiglia di origine, con il rischio di venire trattata addirittura peggio di prima.

Inoltre, pare che le vittime esitino a rivolgersi alle autorità giudiziarie perché non si aspettano di essere protette.

Il rapporto include anche la storia di una donna che è stata molestata e ricattata dalla polizia locale per aver dato ospitalità a una donna lesbica che era fuggita da casa.

Il matrimonio come copertura

La ricerca ha rivelato che numerose donne queer tra quelle intervistate scelgono di sposarsi per finta, ossia si sposano con un uomo gay o bisessuale che non sembri avere un orientamento non-eterosessuale.

Una delle donne intervistate ha evidenziato che le donne queer vengono talvolta controllate dai membri delle loro famiglie anche dopo essersi sposate.

Una delle donne cecene ha raccontato infatti che il fratello, che lavorava per la polizia e nutriva sospetti sul finto matrimonio, le avrebbe detto che avrebbe controllato che rimanesse incinta dopo il matrimonio con un uomo che sospettava fosse gay.

Lei e numerose altre donne hanno anche affermato che le autorità hanno un elenco di tutto coloro che ritengono identificarsi come queer nella zona e che lo utilizzano per molestare o ricattare in qualsiasi momento le donne queer.

Un falso matrimonio può essere una strategia per evitare la violenza, ma non è sempre così. Una donna cecena ha raccontato che, dopo il matrimonio, il comportamento di suo “marito” era diventato restrittivo e che era stata addirittura obbligata ad abortire.

Nel rapporto si sottolinea che “un patriarcato duro non viene imposto solo dagli uomini eteronormativi [it], ma anche dagli uomini gay e bisessuali, che usano mezzi violenti per controllare completamente le mogli”.

L'invisibilità delle donne queer

Le condizioni delle persone queer nel Caucaso occidentale hanno attirato l'attenzione internazionale quando, nel 2017, un rapporto di LGBT Network russo e un articolo di Novaya Gazeta, giornale russo, hanno portato alla luce arresti di massa e omicidi di persone gay in Cecenia.

Le testate giornalistiche si sono tuttavia concentrate principalmente sul problema degli uomini queer.

Al termine del rapporto, i ricercatori hanno chiesto alle donne queer quali erano i loro piani per il futuro.

“Vorrei trovare un marito-amico, avere un figlio e solo allora nessuno potrà più tormentarmi”, ha risposto una delle intervistate cecene.

“Vorrei sposarmi e andare via da qui, vivere con la mia famiglia e il migliore amico come copertura. Lui sposerà l'amore della mia vita come seconda moglie”.

I ricercatori dicono di aver perso il contatto con una delle intervistate e con un'altra donna che in passato aveva già tentato di fuggire da casa e che, secondo la sua famiglia, si sarebbe “avvelenata” prima della pubblicazione del rapporto.

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