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Gli iraniani di origine azera criticano le relazioni tra Iran e Armenia anche per la questione del Karabakh

Poster sbandierato nello stadio Sahand a Tabriz in Iran. Foto pubblicata sulla pagina Facebook di Guney Azerbaycan e usata dietro loro autorizzazione.

Si potrebbe pensare che una potenza mediorientale come l'Iran abbia poco a che fare con un conflitto tra due ex repubbliche sovietiche nel Caucaso meridionale, iniziato prima della dissoluzione dell'Unione Sovietica. La realtà è invece ben diversa.

Le tensioni risultanti dalla separazione della regione del Nagorno-Karabakh [it], che è ora sotto il controllo dell'Armenia dopo la fine della guerra con l'Azerbaigian negli ultimi anni '80, sono una presenza costante nelle relazioni tra i due paesi.

Pur essendo stato considerato uno degli eventi più positivi degli ultimi anni, l'incontro dello scorso 29 marzo tra il presidente dell'Azerbaigian Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] è stato infatti quasi immediatamente offuscato dalla retorica aggressiva dei funzionari subordinati di entrambi i paesi.

In un clima diplomatico così teso, i potenti vicini geopolitici hanno un ruolo importante. Il primo paese a cui si pensa come intermediario tradizionale dell'ex Unione Sovietica è la Russia, ma anche l'Iran vanta una posizione unica, in quanto può influenzare il conflitto in positivo o negativo.

La posizione dei membri della diaspora

Gli attuali confini dell'Azerbaigian sono il risultato del Trattato di Turkmanchay, stipulato tra la Russia zarista e l'Impero persiano nel 1828, che ha diviso il paese lungo il fiume Arax.

In base a questo trattato, l'Azerbaigian è stato inglobato nell’ impero russo, mentre le regioni meridionali del paese sono diventate parte dell'odierno Iran.

Ne consegue che il numero di azeri in Iran è di gran lunga superiore a quelli che vivono nella Repubblica dell'Azerbaigian, che ha una popolazione di 10 milioni di persone. Attualmente, non ci sono dati sul numero di azeri che vivono in questo paese. L’Encyclopedia of the Stateless Nations (2002) (Enciclopedia delle nazioni senza Stato) stima che il numero di azeri in Iran si aggiri intorno a 18.500.000 persone, ossia pari a circa un quarto della popolazione dell'Iran.

In Azerbaigian, sono in molti a criticare i legami amichevoli e i rapporti di collaborazione tra l'Iran e l'Armenia, mentre a sua volta l'Iran non vede di buon occhio la partnership economica e militare di Baku con Israele. Nonostante gli stretti legami religiosi e culturali tra l'Iran e gli azeri, che sono per lo più sciiti, il governo dell'Azerbaigian è decisamente laico, e teme che l'Iran possa influenzare i conservatori del paese caucasico.

In Iran, a milioni di azeri viene impedito di ricevere l'istruzione nella loro lingua. Ciò è in netto contrasto con la situazione dei 70.000 e 150.000 armeni della diaspora che, secondo varie fonti, vivono in Iran e hanno diritto a frequentare scuole armene.

Come se non bastassero queste questioni controverse di lunga data, le tensioni tra l'Armenia e l'Azerbaigian relative al controllo della regione del Nagorno-Karabakh si riflettono anche nel dialogo tra i due paesi.

La rabbia per il territorio conteso è diventata evidente durante la visita di Pashinyan a Teheran alla fine di febbraio, che è culminata in numerose proteste, soprattutto da parte dei fan di Tractor Sazi Tabriz FC [it] , un club calcistico che ha sede nella città di Tabriz, nel nord dell'Iran, abitata da azeri e diventata il centro dell'attivismo azero negli ultimi anni.

I manifestanti erano particolarmente scontenti del fatto che Pashinyan avesse deciso di visitare l'Iran il 27 febbraio, subito dopo l'anniversario di uno degli episodi più sanguinosi della guerra del Karabakh, avvenuto il 26 febbraio 1992 e che gli azeri chiamano il Massacro di Khojaly [it].

Molti azeri hanno considerato la visita di Pashinyan come un vero e proprio tradimento. Il malcontento è stato ulteriormente aggravato dal fatto che durante l'incontro tra Pashinyan e i rappresentanti della diaspora armena è stato esibito un poster su cui si leggeva: “Karabakh fa parte dell'Armenia. Punto”.

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha condiviso un selfie con alcun armeni che vivono in Iran che ha poi postato sul suo account Instagram. Sul poster sullo sfondo si legge “Karabakh fa parte dell'Armenia. Punto”.

Ventotto fan di Tractor Sazi sono stati arrestati [az] dalla polizia iraniana il 1° marzo, mentre uscivano dallo stadio dove quello stesso giorno avevano seguito una partita tra Tractor e Sepahan.

Gli arresti sono scattati dopo che 50.000 fan avevano cantato lo slogan: “La regione del Karabakh è nostra e continuerà a esserlo” [az] nello stadio dove hanno anche dato fuoco alla bandiera armena.

Il 3 marzo, dimostranti hanno manifestato davanti all'Ambasciata iraniana a Baku, la capitale dell'Azerbaigian, per dimostrare il loro sostegno ai fratelli azeri che vivono a sud. In risposta alla manifestazione l'ambasciatore iraniano, Mahmoud Vaze ha confermato [az] che le relazioni tra l'Iran e l'Azerbaigian sono solide e resilienti. Vaze ha poi precisato che “l'Iran non permetterà a forze interne o esterne al paese di minare i suoi buoni rapporti con l'Azerbaigian”.

Lo scandalo della visita di Pashinyan è arrivato anche nelle aule del parlamento dove un ministro di etnia azera originario della regione di Urmia (Ormiyeh) abitata prevalentemente da azeri, Ruhulla Hazratopour [az], ha nuovamente protestato per la tempistica della visita e chiesto all'Iran di chiarire la sua posizione in merito alla regione del Karabakh durante la sessione del 17 marzo.

Nello specifico, il membro del parlamento Hazratopour ha fatto il seguente appello [az]:

I am addressing the [Iranian] Foreign Affairs Ministry. What was the point of the Armenian Prime Minister’s visit to Iran on the anniversary of the massacre of Muslims in Khojaly, which caused a number of problems? As the leader has stated, and as the Azerbaijani people believe, Karabakh is the land of Islam. I am asking you now – what is the difference between Palestine and Karabakh? The Islamic Republic [of Iran] is an important Muslim country. We must play the role of a unifier in the region and protect all oppressed Muslims across the world.

Mi rivolgo al Ministro degli affari esteri iraniano. Che motivo aveva il primo ministro armeno di visitare l'Iran proprio nel giorno dell'anniversario del massacro dei musulmani a Khojaly, con tutti i problemi che ne sono conseguiti? Come ha dichiarato lo stesso leader e sulla base della ferma convinzione del popolo azero, la regione del Karabkh è islamica. Le vorrei chiedere: “Secondo Lei quale differenza c'è tra la Palestina e il Karabakh? La Repubblica Islamica dell'Iran è un paese musulmano importante. Dovremmo impegnarci a promuovere l'unione della regione e proteggere tutti i musulmani oppressi in tutto il mondo.

Quindi, ha concluso il suo intervento con una poesia in lingua azera.

Un incendio pronto a scoppiare 

Come al solito, gli oppositori hanno scelto di amplificare le notizie sulla visita di Pashinyan su Facebook. Una delle molte pagine Facebook usate dagli attivisti azeri iraniani è stata quella chiamata Gunay Azerbaycan (Azerbaigian meridionale), che conta 20.000 follower. Il 3 marzo, sulla pagina sono state pubblicate una foto dell'incontro di Pashinyan con il presidente iraniano Hassan Rouhani e alcune immagini cruente [az] del massacro di Khojaly durante il quale, secondo le autorità azere, sono stati uccisi oltre 600 donne e bambini.

Sulla stessa pagina è stata postato anche un fotomontaggio dell’ incontro [az] con il primo ministro armeno che mostrava il cadavere di un bambino ai piedi dei due funzionari: un'altra chiara allusione alle vittime del massacro di Khojaly.

Tra le decine di iraniani di origine azera che hanno messo dei like e condiviso l'immagine, molti non erano apparentemente nati al momento del massacro di Khojaly. Mentre Baku e Yerevan cercano lentamente e faticosamente un possibile negoziato sulla regione del Karabakh, l'era dei social ha dato nuova vita al conflitto.

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