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Un'ondata di ‘divieti di viaggio’: i Caraibi cominciano a prendere sul serio il coronavirus

Nuovo coronavirus di Wuhan. Immagine condivisa su Flickr da 葉 正道 Ben, CC0 1.0 universale, di pubblico dominio.

Le nazioni insulari dei Caraibi devono preoccuparsi di chi attraversa i loro confini [it] come qualsiasi altra nazione. Pertanto, da quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato il coronavirus – ufficialmente denominato COVID-19 (coronavirus disease 2019) – un’emergenza sanitaria globale [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], i governi autonomi sono passati all'azione concreta.

Ad oggi non è stato confermato alcun caso di COVID-19 nelle aree dell'America Latina e dei Caraibi, secondo l'Organizzazione Panamericana della Salute (OPS), che sta assistendo la zona in preparazione di eventuali emergenze.

La Giamaica è uno tra i vari stati caraibici — come Antigua e Barbuda, le Bahamas, la Dominica, Trinidad e Tobago — a imporre restrizioni di viaggio da e per la Cina, dopo che il primo caso di COVID-19 era stato segnalato in un mercato di Wuhan, in Cina, città che conta 11 milioni di abitanti.

A partire dall'8 febbraio 2020, le Barbados non hanno imposto un divieto, ma insistono invece per effettuare controlli rigorosi in tutti i porti d'ingresso.

Tuttavia, non tutti i cittadini caraibici si sono trovati a proprio agio con tale approccio:

@christufton, @themohwgovjm è necessario informare il Ministero della Salute e del Benessere delle #Barbados sulla gravità del #coronavirus #nCoV. Se i loro confini sono permeabili, permetteranno alle #persone contagiate di attraversare gli #Stati Caraibici, evitando la quarantena

Tali misure comporteranno implicazioni economiche per le comunità di stati fortemente dipendenti dal turismo, un'industria che risulta essere fiorente, dato che migliaia di visitatori si recano in aereo su una o più isole quotidianamente. Questo graduale aumento delle restrizioni di viaggio a seguito della diffusione del virus in oltre 20 Paesi, avrà un effetto di smorzamento sul settore turistico globale, nel pieno della stagione turistica per i Caraibi.

La Royal Caribbean e la Norwegian Cruise Line hanno inizialmente deciso di bandire drasticamente dalle loro navi tutti i passeggeri e l'equipaggio con passaporto cinese. Nonostante la Royal Caribbean abbia nel frattempo revocato il suo dominio dopo una protesta, la Norwegian sembra mantenere tuttora tale politica.

Di rado i turisti volano direttamente dalla Cina, sebbene i collegamenti tra questa e i Caraibi siano aumentati notevolmente negli ultimi anni. Data la proliferazione di progetti finanziati dalla Cina in diverse isole, si è registrato un flusso costante di lavoratori cinesi, funzionari governativi e uomini d'affari negli aeroporti caraibici, suscitando la preoccupazione di alcuni utenti sui social media.

Nel frattempo, il Ministero della Salute e del Benessere giamaicano si è trovato a dover sfatare le “fake news” che si stanno diffondendo sui social media e, in particolare, su WhatsApp.

La preoccupazione per il virus ha determinato la prima delle due conferenze stampa d'emergenza tenute dal Ministro della Salute della Giamaica, il dottor Christopher Tufton, lo scorso 28 gennaio. La conferenza si è tenuta in risposta alle voci secondo cui un caso di coronavirus era stato diagnosticato al Kingston University Hospital, nelle Indie Occidentali. Le voci erano false, ma alcuni media tradizionali lo hanno reso pubblico comunque.

Due ore dopo, in una sala gremita di operatori dei media, il ministro Tufton ha rassicurato il Paese che il paziente proveniente dalla Cina non era affetto da COVID-19, il nuovo e sconosciuto coronavirus che finora ha causato la morte di oltre 1000 persone nella Cina continentale.

Lo scorso 30 gennaio, il Ministro ha condotto una conferenza stampa all'aeroporto internazionale di Kingston per informare i cittadini giamaicani sulle procedure di screening che sono state messe in atto, twittando successivamente:

Ho visitato l'aeroporto internazionale Norman Manley per verificare in prima persona le procedure di controllo e le aree di isolamento per i passeggeri in arrivo e mi ritengo soddisfatto del fatto che le strutture e il personale sanitario siano attrezzati e preparati.

La seconda sessione di emergenza, in cui è stato annunciato il divieto ai viaggiatori giamaicani di muoversi da e per la Cina, è arrivata il giorno dopo ed è stata trasmessa in diretta sulla pagina Facebook del Ministro.

Altri politici regionali — tra i quali il Primo Ministro di Grenada, Keith Mitchell — hanno contribuito a domare la disinformazione e la paura sui social media. In un discorso per il Giorno dell'Indipendenza, il Primo Ministro Mitchell ha constatato che le persone che diffondono tali voci “stanno giocando con le emozioni della popolazione”.

Alcune agenzie di stampa giamaicane hanno rintracciato dei cittadini residenti in Cina per conoscere la loro esperienza:

NEWS: ho appena intervistato Akara Goldson, una studentessa giamaicana residente nella provincia di Anhui, in Cina, che ha supplicato il governo giamaicano di richiamare a casa lei e gli altri. Sostiene che il cibo e l'acqua scarseggiano e che non ha mai avuto tanta paura in vita sua, affermando che altri paesi stanno riportando indietro in aereo i loro connazionali.

In una dichiarazione dello scorso 7 febbraio, il Ministero degli Affari Esteri della Giamaica ha spiegato che, a causa di impedimenti logistici e finanziari, il governo giamaicano non è stato in grado di rimpatriare i cittadini giamaicani che vivono attualmente a Wuhan. Secondo il Ministro degli Affari Esteri, si stima che attualmente ci siano circa 600 giamaicani che vivono in 23 province della Cina, molti dei quali studenti.

Se il COVID-19 dovesse continuare a diffondersi nonostante i seri sforzi di contenimento attuati dalla Cina, è possibile che in tutta l'area vengano messi in atto ulteriori divieti e misure più restrittive. Resta però ancora da verificare cosa potrebbe comportare in termini di ripercussioni economiche o di relazioni diplomatiche tra i Caraibi e la Cina.

Dai un'occhiata alla Copertura Speciale di Global Voices sull’impatto del coronavirus di Wuhan [it].

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