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“Rivolta linguistica”: questo attivista protesta su Twitter contro l'abolizione delle prime lingue in Sudafrica

Una donna della tribù di Ndebele in Sudafrica. Molti gruppi e lingue indigene del Sudafrica non sono registrati su internet. Foto di UN Photo/P Mugabane, 1 gennaio 1988. (CC BY-NC-ND 2.0)

Il khoekhoe [it] e il ncuuki (o n|uuu) [it] hanno visto più albe e tramonti della maggior parte delle lingue sudafricane.

Il khoekhoe è parlato in tutto il Sudafrica e lo si può sentire in tre parole di uso quotidiano: dagga (“cannabis”), nai (“flauto di Pan”) e kak (slang per “feci” o “spazzatura”). Inoltre, l'influenza di toponimi come karoo (“terra arida”) sono allo stesso tempo un ricordo della storia della lingua del Paese.

La storia del khoekhoe, parlato per migliaia di anni dal gruppo etnico dei Khoekhoe, oggi è utilizzato a Capo Nord soltanto da un paio di persone. Gli unici parlanti sopravvissuti del ncuuki sono in età ormai avanzata e la loro lingua è prossima all'estinzione [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione]. 

Il Sudafrica ha undici lingue ufficiali: nove sono lingue bantu e due, afrikaans e inglese, sono lingue straniere.

Le lingue bantu sono un sottogruppo delle lingue del Niger-Congo. Il khoekhoe non è una lingua bantu ed è parlato quasi esclusivamente in Namibia.

Il khoekhoe non è una lingua ufficiale in Sudafrica. Non è né riconosciuta come prima lingua, o lingua madre, né insegnata nelle scuole sudafricane, il che rende ancora più difficile invertire la tendenza alla perdita della lingua.

Questa cecità per la narrativa nazionale del Sudafrica è dovuta anche all'assenza della lingua su internet. Per esperienza personale, ho visto rafforzarsi la battaglia dei cittadini per fruire del diritto alla libera espressione nella loro lingua madre sia online che offline, una battaglia a cui non ho ancora rinunciato.

Amnesia delle prime lingue nazionali del Sudafrica

Kakapusa (“cancellazione”, “amnesia” o “dimenticare”) è una delle parole che utilizzo più spesso e che racchiude in sé il kuru (“lavoro”) che faccio in quanto sostenitore dell'ufficializzazione del khoekhoe e del n|uuu, due delle prime lingue dell'Africa meridionale.

Non mi sentirò hoaragase (“completo”) finché non prenderò pieno possesso del mio patrimonio. Purtroppo, pur essendo un Khoekhoe, sono costretto a pensare e a parlare la lingua degli tsu-khoen (“oppressori”) che hanno disumanizzato il mio popolo.

L'Africa è la mia patria, ma non posso comunicare con i miei antenati. Come posso trovare la vkhîb (“pace”) se nella mia anima riecheggiano parole straniere? La vuru (“guarigione”) del mio essere inizierà solo con il kawakawas (“recupero”) della mia nam (“lingua madre”).

Kakapusa racconta l'era post-apartheid del Sudafrica; una narrazione post coloniale basata sulla cancellazione deliberata, istituzionalizzata e normalizzata del primo popolo di questo Paese.

L'ingiustizia dell'eredità del colonialismo e dell'apartheid è terribile per tutti i sudafricani, ma l'impatto sul primo popolo del Sudafrica è ancora più brutale, poiché ha portato alla perdita sistematica delle prime lingue.

Purtroppo l'ingiustizia continua ancora oggi nel Sudafrica post-apartheid, dove i principali attori -governativi e non governativi- si esprimono solo a parole per il ripristino e la conservazione delle prime lingue come il khoekhoe e il nccuki.

L'anno scorso, il presidente della Repubblica Sudafricana Cyril Ramaphosa ha fatto kaise isa (“belle promesse”) ad Auma Katriena Esau, uno degli ultimi oratori rimasti del ncuuki, affermando che avrebbe fatto tutto il possibile per far sì che nessuna lingua morisse. Eppure, dopo quell'annuncio, ci sono stati pochissimi progressi. La studiosa linguista Anne-Marie Beukes afferma che persiste la trappola tra intenzione e interpretazione da parte degli attori statali sulle questioni linguistiche.

Eppure, noi, proprietari di quello che è certamente uno dei più grandi tesori linguistici dell'Africa, siamo stati vittime dell'imperialismo linguistico, dell'ostracismo e della disumanizzazione della nostra lingua madre. Siamo stati sminuiti, scollegati dalla Repubblica del Sudafrica e dal continente africano.

È stata una battaglia contro l'esclusione perpetua, che ha richiesto visibilità in uno spazio, in un paese confortato dal silenzio delle nostre voci.

La mia piattaforma per la gobab khais (“rivolta linguistica”)

Tra il 20 e il 24 aprile, Denver Toroxa Breda rilascerà un tweet da questo punto di vista su “Identity Matrix”, una conversazione social mediatica sull'identità, la lingua e i diritti digitali.

Breda è un attivista sudafricano sulle lingue khoe e sulla cultura kuwiri.

Alcuni potrebbero non considerare l'uso della propria lingua su internet come un diritto digitale. Tuttavia, la lingua viene riconosciuta sempre più spesso come un diritto fondamentale in diversi ambienti.

La Dichiarazione africana sui diritti e le libertà su internet afferma che:

Individuals and communities have the right to use their own language or any language of their choice to create, share and disseminate information and knowledge through the Internet. Linguistic and cultural diversity enriches the development of society. Africa’s linguistic and cultural diversity, including the presence of all African and minority languages, should be protected, respected and promoted on the Internet.

Gli individui e le comunità hanno il diritto di utilizzare la propria lingua o qualsiasi lingua di loro scelta per creare, condividere e diffondere informazioni e conoscenze attraverso internet. La diversità linguistica e culturale arricchisce lo sviluppo della società. La diversità linguistica e culturale dell'Africa, comprese tutte le lingue africane e minoritarie, dovrebbe essere protetta, rispettata e incentivata su internet.

Sono stata una voce attiva sui social media, invitando le istituzioni pubbliche e private a prendere sul serio questa questione importante, sia negli spazi offline che in quelli online.

Con il mio account su Twitter (@ToroxaD) sono stato in grado di sfidare criticamente queste istituzioni, che penso siano colpevoli di perpetuare tale esclusione. Spesso è facile e comodo ignorarmi, sono una delle pochissime voci che si oppone a questa ingiustizia e ineguaglianza linguistica e culturale.

Anche le università perpetuano l’esclusione di alcune lingue: negli ultimi 26 anni hanno fatto poco o niente per u-khai (“risollevare”) le prime lingue del Sudafrica. Ho sfidato aziende come la casa editrice Macmillan che possiede i diritti d'autore su materiali redatti in queste prime lingue, ma gli editori si sono dimostrati molto riluttanti nei confronti di una democratizzazione dei nostri contenuti per renderli liberamente disponibili ed incoraggiare, così, un apprendimento delle lingue.

Eppure ero consapevole che la scorsa settimana sarebbe stata un'opportunità per impegnarmi con istituzioni che altrimenti mi avrebbero ignorato. È stata mia intenzione sfruttare questa occasione, tanto quanto loro di togliercela.

La South Africa Book Development Association organizza la Settimana del Libro in Africa, un evento annuale che promuove le lingue e lo sviluppo del libro. Per quasi un anno ho coinvolto attivisti su Twitter e inviato loro e-mail, senza ottenere alcun risultato. Ho anche notato che la Settimana del Libro prevedeva sessioni di lettura online nelle lingue abantu, nei linguaggi dei segni e in inglese, ma in nessuna prima lingua nazionale come il khoekhoe.

Condividento su Twitter sulla mia piattaforma di gobab khais (“rivolta linguistica”) ho trasmesso loro come mi sentivo. Alla fine ho ricevuto una risposta:

Attualmente siamo impegnati anche nello sviluppo di un progetto di letteratura per bambini che includerà almeno una delle prime lingue nazionali africane. Siamo soltanto alla quarta settimana di storytelling online ma abbiamo già aumentato il numero delle lingue inserite ogni settimana e abbiamo intenzione di procedere in questa direzione. (2/3)

Ovviamente sono rimasto scioccato perché negli ultimi due anni le istituzioni hanno sempre opposto resistenza e hanno resistito a qualsiasi tentativo di incentivare il khoekhoe. E ora eccoli qui, a rispondere e a parlare di un programma in lingua khoekhoe organizzato da loro, di un futuro progetto per bambini e della possibilità di includere il khoekhoe nelle future sessioni di storytelling digitale. Questo era quello che ho sempre voluto. Ho inviato loro un'e-mail, sono fiducioso.

Un altro esempio risale a quando ho contattato un programmatore per inserire nell'app store di Google la prima app in lingua khoekhoe:

Ricordo di aver fatto una ricerca sull'app store di Google e di aver trovato app in diverse lingue, ma nessuna in lingua khoekhoe. Così ho inviato un'e-mail ad alcuni programmatori e gli “Shotgun Experiments” hanno risposto e hanno creato la PRIMA APP IN KHOEKHOE di sempre.

Questa settimana mi ha offerto l'opportunità per riflettere. È stata anche un promemoria sull'importanza del lavoro di gobab udawa (“recupero del linguaggio”) in uno spazio digitale.

Ricordo di aver parlato dei miei tweet alla mia comunità e alcuni membri hanno molto apprezzato il fatto che la nostra voce sia stata amplificata a livello internazionale. È una bella sfida per una Prima Nazione quale la comunità Khoekhoe -che si porta sulle spalle 366 anni di colonizzazione intellettuale, culturale e linguistica- rendersi conto che qnora (“liberare”) la nostra lingua è un compito legittimo.

A volte è facile vedere questo lavoro solo dall'interno della propria comunità. La settimana scorsa mi ha spinto a vederlo da una prospettiva diversa, ovvero quella di un'Africa unita. Ciò mi ha aiutato ad ammettere che il riconoscimento della lingua khoekhoe non è una missione ad appannaggio della comunità Khoekhoe.

Questa lingua ha fatto nascere le parole mama (ma in khoekhoe significa “dare”) e haka [it] (un tipo danza) [it]. La udawa (“riappropriazione”) del Khoekhoe è perciò importante per il nostro continente in quanto il khoekhoe è una lingua così ricca, date le sue origini storiche e narrazioni sull'Africa, che non dovrebbe essere lasciata svanire in estinzione.

L'Africa voaga (“sarà in ascesa”) quando le sue lingue sorgeranno, ma ancor di più più quando rinascerà la sua gobab Xgusi (“lingua madre”).

Questo articolo è stato scritto a seguito di una campagna su Twitter [it] organizzata da Global Voices Africa sub-sahariana e Rising Voices nell'ambito del progetto “The identity matrix: Platform regulation of online threats to expression in Africa” (Identità di Matrice: piattaforma per la regolamentazione delle minacce in rete per l'espressione in Africa”). L'Identity Matrix è finanziata dal Fondo per i diritti digitali dell'Africa del centro per la Collaborazione sulla politica internazionale in materia di TIC per l'Africa orientale e meridionale (CIPESA).

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