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I media francesi snobbano gli esperti delle minoranze etniche negli speciali sulla COVID-19

Un bambino in braccio al padre con indosso una mascherina. Foto di Xavier Donat da Flickr, CC BY-NC-ND 2.5.

Quindici anni fa il bestseller del sociologo Eric Maurin “Le Ghetto Français” descriveva i processi alla base dell’emarginazione sociale e geografica che caratterizzano la società francese.

La televisione francese sta replicando gli stessi processi? Spesso accusata di emarginare le minoranze, specialmente le persone di colore, la televisione francese non ha posto rimedio. Gli speciali sulla pandemia da COVID-19 ne sono un esempio significativo.

Il 12 marzo scorso, un numero record di 35 milioni di persone [fr, come tutti i link successivi se non indicato diversamente] ha guardato il presidente Emmanuel Macron spiegare di aver deciso di imporre un lockdown a livello nazionale per prevenire la diffusione del nuovo coronavirus.

Quasi immediatamente, i principali network televisivi hanno iniziato a organizzare lunghi dibattiti con dottori, ricercatori ed esperti di salute pubblica provenienti dai più rinomati ospedali, istituti o laboratori di Francia, Svizzera e Stati Uniti. Ogni giorno milioni di cittadini tenevano il fiato sospeso mentre questi esperti davano informazioni fondamentali per dissipare i nostri timori e potenzialmente salvare vite.

Benché istruttivi, questi dibattiti hanno rivelato una triste e dolorosa verità: nella multietnica Francia di oggi, le persone che comparivano in televisione in quanto ritenute le più qualificate per spiegare la crisi globale e suggerire soluzioni ai problemi del mondo, avevano lo stesso colore di pelle. Erano tutte bianche.

Per combinazione, nel rapporto annuale sulla lotta contro razzismo, antisemitismo e xenofobia [en], una delle principali raccomandazioni per il 2020 della Commissione consultiva nazionale francese sui diritti umani (CNCDH) è la seguente:

La CNCDH esorta il Consiglio Superiore del settore audiovisivo (CSA) a incentivare la rappresentanza di uomini e donne di colore, anche nei ruoli di consulenza.

La raccomandazione non fa che confermare ciò che decine di articoli, giornali e siti denunciano ormai da diversi anni, ovvero che tropo spesso i network televisivi francesi non propongano personalità delle minoranze in ruoli positivi e di leadership.

Tentativo di correggere un secolare disinteresse per le minoranze

La Francia, un tempo potenza coloniale, è ben consapevole di dover fare di meglio per promuovere e integrare le minoranze.

Una ricerca del 2013 di Catherine Ghosn confrontava la rappresentanza delle minoranze nelle televisioni americane, belghe, inglesi, canadesi e francesi. Ghosn notava che le linee di condotta francesi in questo settore erano molto meno efficaci ed efficienti rispetto a quelle di tutti gli altri paesi esaminati.

Nel 2007 la ricercatrice Catherine Humblot osservava che sebbene la Francia avesse mostrato progressi nella sua rappresentazione delle minoranze, c’era ancora molto da fare. Spiegava, per esempio, che soltanto nel 2006 uno dei principali canali francesi prese la decisione coraggiosa di far presentare il telegiornale della sera a un giornalista di colore, Harry Roselmack, ma solo in via provvisoria. In confronto, secondo il giornalista olandese Stefan de Vries, quello stesso anno andava in pensione la prima donna di colore ad aver letto il telegiornale nella televisione olandese.

“Vedere per credere”

L’anno scorso Judy Woodruff, conduttrice del PBS Newshour, un programma americano, ha presentato così Elizabeth Wayne, giovane ingegnere biomedico afroamericana [en]:

Oltre la metà dei bambini nelle scuole americane sono studenti di colore, ma i loro insegnati sono per la maggior parte bianchi. [Stasera] un ingegnere afroamericano ci spiega perché è importante vedere noi stessi davanti a una classe.

La Dott.ssa Elizabeth Wayne ebbe un’esperienza significativa nella scuola di specializzazione quando partecipò a una conferenza che aveva una donna nera tra gli speaker. Wayne ha spiegato:

Non mi ero ancora resa conto di non aver mai avuto nessuno che mi somigliasse tra i miei insegnanti. Ho sempre pensato “vedere per credere”…

La scoperta della Wayne venne pubblicata e successivamente discussa in oltre 700 articoli. Afferma che alcune delle mail che ricevette provenivano da persone che le dicevano: “Non ho mai visto una donna nera in camice venire ricordata per aver contribuito a una scoperta importante”.

Forse in Francia vi è un problema di diverso tipo? Potrebbe darsi che la Francia abbia troppi pochi medici specialisti appartenenti a minoranze etniche? Probabilmente no. Nel 2007 il quotidiano francese Libération citava l’ufficiale delle Nazioni Unite Habib Ouane: “Ci sono più medici beninesi nella sola Ile-de-France che nello stesso Benin!”.

E il giornalista Majed Nehme ha scritto lo scorso aprile [en]:

Il sistema sanitario francese sta traendo sempre più benefici dall'importante afflusso di professionisti medici dell’Africa sub-sahariana, provenienti in particolare da Senegal, Mali, Benin, Burkina Faso, Congo e da tutti i paesi francofoni.

Ci potrebbe essere una ragione inquietante per cui le minoranze, specialmente le persone di colore, ricoprono costantemente ruoli stereotipati nella TV francese. Di certo vi sono importanti punti di riferimento per le minoranze etniche nello spettacolo, e spesso i giovani li ammirano sapendo che un giorno potrebbero anche loro vincere un Oscar o diventare una leggenda olimpica. Ma che dire di giovani e promettenti scienziati appartenenti a minoranze etniche che un giorno potrebbero contribuire a scoprire una nuova cura?

I media, e soprattutto la TV, giocano un ruolo significativo nel definire come le persone vedono se stesse. La televisione può contribuire a creare dei modelli positivi per i bambini delle minoranze etniche, aiutandoli ad ambire a più di quanto ritengano persino possibile.

Conosciamo tutti la storia “dell’aquila che viveva come un pollo” [en]: dopo essere caduto dal nido, un aquilotto finisce in una fattoria di polli dove viene subito adottato da questi ultimi e dove cresce convinto di essere un pollo. Un giorno incontra un’aquila più grande che gli insegna a volare e a sviluppare il suo vero potenziale.

La politica dell’emarginazione continua e sistematica da parte della televisione francese, non solo impedirà la creazione di modelli positivi per le minoranze etniche, ma potrebbe anche inasprire le tensioni sociali attraverso il consolidamento dei vecchi ghetti.

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