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Attivisti thai LGBTQ+ e manifestanti pro-democrazia marciano uniti per l'uguaglianza

Manifestanti stringono la bandiera del Pride mentre la protesta si muove lungo la Silom Road. Foto e didascalia di Prachatai.

La versione originale [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] di questo articolo è stata pubblicata da Prachatai, un sito di notizie indipendente della Thailandia, ed è stata modificata e ripubblicata da Global Voices come parte di un accordo di condivisione dei contenuti.

Il 7 novembre, a Bangkok, donne thailandesi, membri della comunità LGBTQ e manifestanti pro-democrazia hanno preso parte a una grande parata Pride, reclamando a gran voce  il diritto all'uguaglianza per le categorie socialmente emarginate, nonché le dimissioni del primo ministro Gen Prayut Chan-o-cha, una nuova Costituzione e una riforma della monarchia.

La protesta, organizzata dai gruppi di attivisti per la parità di genere Seri Toey Plus e Women for Freedom and Democracy (Donne per la Libertà e la Democrazia), è partita dall'incrocio di Samyan, nel centro di Bangkok. Portando con loro numerose bandiere arcobaleno e cartelli in cui si chiedeva il diritto all'uguaglianza di genere, al matrimonio fra omosessuali, il diritto di aborto e la legalizzazione del sex work, i manifestanti hanno marciato lungo la Rama IV Road fermandosi poi a Silom Road, luogo storico rappresentativo della città.

Durante la marcia, il collettivo Women for Freedom and Democracy, affiancato da alcuni percussionisti del gruppo teatrale B-Floor, si è esibito nella versione thailandese dell'inno femminista cileno “Un violador en tu camino” (Uno stupratore nel tuo cammino) per protestare contro la violenza sessuale, la colpevolizzazione della vittima e la cultura dello stupro.

La canzone, ideata originariamente in spagnolo dal collettivo femminista cileno Las Tesis e poi tradotta e interpretata in tutto il mondo in occasione delle proteste per i diritti delle donne [it], è divenuta il simbolo della denuncia contro la violenza sessuale e la struttura del potere patriarcale che reprime il genere femminile.

La versione thailandese della canzone è stata tradotta dal collettivo di Women for Freedom and Democracy. Nel testo si afferma che: “lo Stato che ignora la nostra voce è lo Stato che ci violenta”. Vengono inoltre citati “la polizia, i militari, i tribunali di giustizia, l'intero Paese, la monarchia” come complici della violenza di genere.

La canzone riporta, inoltre, numerose immagini tratte dal poema epico sanscrito del Ramayana [it], molto popolare nella cultura thai. La storia riguarda Sita, la moglie di Rama, costretta dal suo stesso marito a camminare attraverso il fuoco per dar prova della sua purezza, dopo il periodo di prigionia trascorso con Ravana, rivale di Rama.

All'incrocio di Saladaeng, i manifestanti alzano le braccia riproponendo il saluto simbolico a tre dita di “Hunger Games” mentre l'inno nazionale risuona dagli altoparlanti posti sul camion che li ha guidati. Foto e didascalia di Prachatai.

In seguito la marcia si è fermata sotto la stazione BTS Saladaeng dello skytrain di Bangkok, dove il camion che ha guidato la protesta ha fatto da palcoscenico per le esibizioni di danza e i dibattiti tenuti dai manifestanti; le tematiche affrontate hanno riguardato la legalizzazione del sex work, il diritto di aborto, la discriminazione di genere nella scelta dello studio delle discipline STEM (acronimo inglese per Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Matematica), il problema delle molestie verso le donne attiviste, la difficoltà di essere LGBTQ in una comunità musulmana, l'appartenenza a gruppi etnici, i diritti degli immigrati e la struttura del potere patriarcale nella monarchia thailandese. La marcia includeva anche un'esibizione di un gruppo di drag queen.

Gli attivisti si sono inoltre pronunciati contro il problema delle molestie sessuali, rivendicando il diritto delle donne e delle persone appartenenti alle categorie LGBTQ di essere rappresentati nella protesta, chiedendo le dimissioni del Gen Prayut, una nuova costituzione e la riforma della monarchia, le tre richieste principali del movimento pro-democrazia.

Durante la marcia, l'attivista per i diritti LGBTQ e dei sex worker Sirisak Chaited, espone sul suo asciugamano la scritta “il sex work non è un reato”. Foto e didascalia di Prachatai.

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