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Chi è l'artista Luis Manuel Otero? Simbolo della resistenza e spina nel fianco del regime cubano

Luis Manuel Otero Alcántara si dirige verso l’spedale il giorno 2 maggio 2021. Screenshot di un notiziario di Canal Caribe su Youtube [es, come i link successivi, salvo diversa segnalazione].

Questo articolo è stato scritto in forma anonima da un/a autore/autrice di Cuba, che si firma col nome fittizio di “Luis Rodriguez”.

Durante lo svolgimento del Congresso del Partito Comunista di Cuba, tra il 16 e il 18 di aprile, nel corso del quale è stata confermata la continuazione del castrismo, sono piovute in rete le denunce degli attivisti assediati nelle proprie abitazioni dallo Stato cubano. Tra loro, l’artista Luis Manuel Otero Alcántara, che fino ad oggi (11/05) si vede obbligato a rimanere in un ospedale de L’Avana dopo aver iniziato uno sciopero della fame contro la censura della libertà d’espressione. Ad oggi, è considerato il volto più riconoscibile e di maggior leadership all’interno dei movimenti d’opposizione dell’isola.

Gli avvenimenti che ruotano intorno alla figura di Luis Manuel Otero hanno scatenato una campagna mediatica in suo appoggio senza precedenti a livello internazionale, che sta influendo addirittura nelle relazioni tra USA e Cuba. Il governo degli Stati Uniti ha mostrato, infatti, preoccupazione nell’eventualità che il giovane artista morisse, soprattutto adesso che ha ottenuto l’appoggio di istituzioni come Amnesty International, Human Right Watch e l’Osservatorio Cubano dei Diritti Umani.

Durante il Congresso, Otero Alcántara, leader principale del gruppo di artisti dissidenti di Cuba denominato Movimento San Isidro (MSI), ha eseguito la performance della Garrota (strumento utilizzato per le condanne a morte) come metafora della repressione alla libertà d’espressione. La protesta consisteva nel rimanere seduto per ore con le mani legate, mentre era assediato nella propria abitazione.

Dal novembre del 2020 [it], gruppi di artisti, intellettuali ed attivisti hanno alzato la propria voce per una maggior democrazia a Cuba. Il panorama di repressione sociale ha subito un incremento in seguito alle tensioni prodotte dagli avvenimenti [it] di domenica 4 aprile nel quartiere di San Isidro, con il tentativo fallito di arrestare un altro dei membri del MSI, Maikel Osorbo.

Non appena conclusosi il Congresso del Partito Comunista, la sicurezza di Stato ha fatto irruzione nella sede del MSI per confiscare le opere d’arte di Otero Alcántara, inclusa la Garrota utilizzata durante la sua ultima performance. In risposta a tale confisca, Otero Alcántara ha deciso di iniziare uno sciopero della fame il 25 aprile, per esigere la cessazione dell’assedio della propria abitazione da parte della polizia e la conseguente repressione; chiede, inoltre, di vendere le sue opere alla cifra di 500.ooo dollari americani per la restaurazione delle abitazioni più fatiscenti del suo quartiere. Lo sciopero della fame ha scatenato grandi ripercussioni mediatiche sia all’interno che fuori Cuba. È il secondo sciopero della fame e della sete portato avanti nel giro di cinque mesi.

Il volume d’informazioni circolanti in Internet relativamente alla controversa vita del giovane artista, stigmatizzato dai media ufficiali, è enorme. Tuttavia, gli aspetti relazionati con le sue origini come artista, la sua infanzia e l’adolescenza prima di salire alla ribalta – come artista e con la creazione del MSI – scarseggiano.

Otero Alcántara è nato nel quartiere di San Isidro; è qui che ha scoperto la sua passione e sensibilità artistica. Lo sguardo di Otero Alcántara rappresenta l’espressione più genuina del meticciato cubano e degli strati marginali della sua società, in contrasto con la retorica della narrazione ufficiale cubana, che da sempre ha sbandierato una fantomatica uguaglianza sociale ed economica. Obiettivo dell’artista è, quindi, la liberazione di Cuba e del suo quartiere natale, marginalizzato e a maggioranza nera.

In un’intervista rilasciata lo scorso gennaio all'attore cubano esiliato a Miami, Alexis Valdés, Otero Alcántara spiega come fin da piccolo realizzasse delle sculture, pur non possedendo la sua famiglia una formazione culturale. In casa con lui vivevano tra le 12 e le 14 persone e ammette di aver ereditato lo spirito ribelle e di lotta contro le ingiustizie da sua madre, recentemente scomparsa. Prima di avventurarsi nel mondo dell’arte, era stato uno sportivo.

Ha imparato a conoscere la resilienza proprio quando correva da maratoneta. “Quando hai ancora un chilometro da percorrere, l’unica persona che ti permette di arrivare fino alla fine, sei tu. Non c’è tua madre, né tuo padre, l’unico ad essere lì sei tu”, ha confidato a Valdés.

Ha poi spiegato che “l’arte è una pratica che richiede molto coraggio”, risultato dell’amore per l’arte, unito all’amore per la libertà e per il prossimo. “Quello che fa la mia arte è rappresentare la miseria della realtà cubana e il fatto che, mentre in altre società puoi creare una ONG e – tramite questa – contestare il Presidente, a Cuba non esiste questa possibilità”. L’artista vorrebbe che “le persone sperimentassero il livello di libertà che solo l’arte riesce a dare. Credo molto nella libertà, e la politica è un esercizio di privazione della libertà”.

Nell’intervista, parla anche della sua spiritualità, della sua concezione della sessualità, di come costruire la democrazia, del razzismo contro le persone di colore in ogni parte del mondo e del suo senso dell’humor.

Alcuni attivisti, nonchè la Chiesa Cattolica, lo hanno esortato a terminare lo sciopero, preoccupati per le sue condizioni di salute. Lo sciopero della fame ha scatenato una feroce campagna mediatica da parte dei media ufficiali al fine di screditarlo, soprattutto attraverso la sezione che fa capo al giornalista della TV di Stato Humberto López, che ha definito lo sciopero come un’azione “destabilizzatrice” promossa dagli Stati Uniti.

I fatti precipitano il 30 aprile, quando si produce una protesta pacifica in appoggio a Otero Alcántara nella strada de L’Avana in cui vive, durante la quale vengono arrestati decine di attivisti. Alcuni membri della Chiesa Cattolica di Cuba, presenti alla manifestazione, hanno preteso la liberazione dei detenuti. A una settimana dall’inizio dello sciopero, il 2 maggio, Otero Alcántara ha dichiarato: “Se il mio corpo arrivasse a morire, spero serva a tenere viva la scintilla per la liberazione di Cuba”. Negli anni scorsi, infatti, prigionieri politici cubani sono morti per le conseguenze degli scioperi della fame.

La casa di Otero Alcántara, che ospita inoltre la sede del MSI, è rimasta assediata e sottoposta ad un blocco della rete Internet, fino a quando il governo cubano ha disposto il ricovero coatto di Otero Alcántara presso l’ospedale Calixto García, al fine di impedire che proseguisse lo sciopero e per prestargli assistenza medica, a seguito delle pressioni internazionali. Questo fatto è stato criticato e visto come un sequestro di persona, dato che Otero Alcántara è trattenuto in ospedale contro la sua volontà e sotto stretta sorveglianza. “Il regime cubano lo ha sequestrato, al punto che gli impedisce non solo di portare avanti la sua creazione artistica, ma addirittura il diritto di decidere sulla sua stessa vita”, ha scritto il cronista Abraham Jiménez Enoa sul Washington Post.

Le azioni e le performance eseguite da Otero Alcántara hanno sempre scatenato reazioni ostili da parte del regime cubano, a causa della carica simbolica che soggiace nelle sue opere, che riesce a trasmettere un messaggio a milioni di cubani sull’isola, grazie al potere liberatore dei canali social. Da quando è apparso, lo scorso anno, come leader del MSI, Otero Alcántara è stato arrestato almeno 21 volte dagli agenti di polizia cubani.

Dopo giorni di incertezza sul suo stato di salute, è apparso online un video che mostra l’artista in ospedale, in cui ringrazia il personale medico; anche così, però, restano molti dubbi sul suo stato psico-fisico, e il MSI denuncia che l’ospedale continua ad essere militarizzato e che non gli è permesso vedere il loro leader. Il 4 maggio, alcuni cubani in esilio a Miami, hanno protestato in nome della vita dell’artista e per la fine delle repressioni a Cuba. Per il momento, il governo cubano non sembra dare segnali in risposta alle richieste di Luis Manuel Otero Alcántara.

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