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“Buala”, portale per dar voce alle culture africane contemporanee di lingua portoghese

Buala [pt, en, fr] si presenta come “Un portale web interdisciplinare di riflessione, critica e documentazione sulle culture africane contemporanee di lingua portoghese”. In un’intervista a Global Voices le sue creatrici, Marta Lança e Francisca Bagulho, discutono le basi e le origini di uno spazio che affronta temi culturali, storici, politici e artistici in generale, nonché relazionati con la città, spazio per eccellenza del “mutamento costante” e palcoscenico della cultura contemporanea.

La homepage di Buala.org

Buala.org

Queste due portoghesi, che hanno alle spalle diversi anni di esperienza nella produzione culturale in Africa, hanno lanciato nel 2010 un “progetto globale” allo scopo di “[diffondere] l'operato di diversi ‘creatori di cultura’ africani, e consentire di “scoprirne molti altri.” Dopo aver presentato il progetto a Maputo, in Luanda, e aver studiato i casi di Capo Verde e del Portogallo, le due hanno fondato un’associazione culturale. Ottenuti i primi finanziamenti, hanno subito cominciato a raccogliere articoli “nei quali sono essenziali la qualità e un certo equilibrio tematico (…). In seguito il nostro lavoro è stato quello di mantenere quotidianamente lo stesso livello di interesse”.

Marta e Francisca hanno così dato vita a Buala, uno “spazio indipendente”, un “contenitore di articoli lunghi e approfonditi, che trattano di opere serie e complesse pur senza dimenticare mai l'ironia, le culture urbane della gioventù africana e della diaspora, e le persone che studiano l'Africa libere da interpretazioni fantasiose e folli pregiudizi storici, che desiderano contribuire alla riflessione con e sul continente”. Il sito è disponibile in portoghese, francese e inglese, e si rivolge a un pubblico internazionale che forse solo ora, per la prima volta, riesce ad accedere alla cultura e alle esperienze lusoafricane contemporanee. Proprio perché “si propone di promuovere la conoscenza reciproca e costruire ponti”, Buala si caratterizza come progetto bidirezionale.

Dal momento che l'area geografica coperta da Buala viene determinata dai contributi testuali e visivi che vengono inviati dagli utenti, chi visita il sito ha la sensazione che [le differenze interne] all’Africa (e non solo quella lusofona), una volta abbandonati i confini continentali, si appiattiscano in un unicum indistinto. “L'Africa, storicamente, è un continente di migrazioni. L’impatto del traffico di schiavi verso le Americhe e della tarda decolonizzazione si riflettono negli ambiti culturali e sociali che attraversano i diversi contesti geografici, ed è su questi che vale la pena discutere e riflettere.”

L'Africa contemporanea è pertanto intesa nella sua transnazionalità.

Nella lingua quimbundo la parola “bwala” significa casa, villaggio, comunità dove avvengono gli incontri. La decisione di usare un’ortografia diversa, “Buala”, non è dovuta a motivi grafici, ma “per la specifica volontà di non usare una parola propria della lingua quimbundo, poiché lavoriamo in un contesto più internazionale.”

Global Voices Online: Raccontateci qualcosa del progetto Buala. Come è nata l’idea?

Buala: L’idea è nata dalla constatazione della scarsità in Africa e nell'intera diaspora africana di studi e divulgazioni dei fenomeni culturali contemporanei che non fossero appesantite dalla nostalgia o dalle prospettive unilaterali che avevano caratterizzato per così tanti anni lo studio del nostro panorama culturale. Inoltre, avvertivamo come molta della conoscenza prodotta sull’Africa non arrivasse ai Paesi africani, né circolasse in modo adeguato tra le persone coinvolte in tale produzione. Sono numerosi gli argomenti, le persone e i fenomeni culturali che meritano di essere trattati in articoli approfonditi, ma che non dispongono dei canali necessari per consentire il dialogo e lo scambio culturale sia entro i Paesi della CPLP (Comunità di Paesi di Lingua Portoghese) che tra questi e il resto del mondo. Abbiamo pensato che Internet sarebbe potuto diventare lo strumento più adatto a diffondere e ampliare questo potenziale, soprattutto tra i giovani; al momento, senza sostenere grandi spese, riusciamo ad avere una media di 500 lettori al giorno.

GVO: Nonostante la diversità tematica degli articoli pubblicati su Buala, appaiono evidenti due costanti: la lingua portoghese e la cultura lusofona…

B: La lusofonia, della quale si discute ampiamente in tutti i Paesi di lingua portoghese, non implica una conoscenza integrata delle realtà e delle culture delle realtà differenti. Buala cerca di far dialogare queste persone, cercando però di non cadere nella trappola del “discorso lusofono”, in particolar modo di quello proveniente dal Portogallo, che molto spesso riverbera il passato. Molte persone visitano questo spazio; condividiamo una lingua comune e realtà interconnesse; ci sentiamo a casa in tutti questi Paesi, ma, a dire il vero, non c'è molta comprensione reciproca, né esistono casi evidenti di artisti di diversi Paesi che riescono a promuovere i propri lavori.

Buala: Identità e Diversità

"È importante comunicare con la dinamica dei Paesi lusofoni e le loro specifiche particolarità, per rafforzare l’unione, ma non trattare la loro unità come un blocco omogeneo." Immagine di Antonio Ole apparsa a corredo dell’articolo intitolato "Lusofonia, identità e diversità nella società della rete"

Siamo riusciti a vedere i vantaggi insiti in un dialogo sulle diverse prospettive, nell'interesse della condivisione, perché abbiamo una visione generale e al contempo specifica di questi Paesi, delle loro frustrazioni, di ciò che può infastidirli, delle tendenze in atto, di ciò da cui dipendono, dei desideri diffusi, delle pratiche culturali e delle figure che compongono i loro panorami culturali. In particolare, crediamo che esista una nuova generazione che può vivere queste realtà, e che oltre a interiorizzare ed esprimere posizioni de-colonizzate è in grado di includere nella propria cultura anche elementi esterni.

È con queste nuove prospettive e mete che siamo interessati a lavorare senza mistificazioni e senza escludere un approccio post coloniale nell’analisi delle relazioni passate per comprendere quelle presenti. Cerchiamo di fare in modo che lo “spazio della lingua portoghese” non sia più una specie di bolla isolata separata dal resto dell’Africa. Vogliamo dare un contributo affinché i Paesi lusofoni osservino e partecipino a quello che succede nel resto dell’Africa, cosa che a volte non avviene; l’Angola e Capo Verde, ad esempio, comunicano molto di più con il Brasile e il Portogallo che con gli altri Paesi africani. Potremmo affermare lo stesso dello scarso interesse culturale dell’Africa e del mondo verso questi Paesi.

A livello linguistico, siamo interessati ad analizzare le diversità della lingua portoghese, mostrando la varietà di espressioni, gerghi, lessici e varianti di questa lingua dotata di una grande capacità di trasformazione. Invitiamo autori mozambicani, brasiliani, angolani, capoverdiani e portoghesi, e il loro modo di scrivere ci consente di comprendere il pensiero e la cultura dei relativi Paesi, nonché i loro punti di riferimento; oppure, nel caso delle persone che hanno lasciato il proprio Paese di origine, della mescolanza prodotta dalla “diaspora permanente”. Molti autori africani partecipano a Buala perché vogliono contribuire a dare maggiore visibilità a quei lavori che stimolano i giovani a sviluppare un pensiero critico.

GVO: Quali sono i lettori di Buala? Mirate ad ampliare il vostro pubblico?

B: Buala è un portale web interdisciplinare di riflessione, critica e documentazione sulle culture africane contemporanee di lingua portoghese. Abbiamo constatato l'esistenza di progetti simili in francese, inglese, tedesco, e così via, ma anche che il materiale pubblicato in portoghese era davvero limitato. Tali progetti si concentrano in particolare sui Paesi africani di lingua francese e inglese, mentre scarseggiano gli articoli sui Paesi africani di lingua portoghese. Vogliamo proporre una piattaforma per articoli di riflessione e critica che riflettano questa cultura contemporanea all'interno di uno “spazio di lingua portoghese” realizzato in modo integrato e contestualizzato, che includa le riflessioni che emergono da altri Paesi e autori. Pertanto, Buala si propone, da un lato, di apportare riflessioni e tradurle – per il momento, solo in francese e inglese, le due lingue che ci sembrano le più importanti e traducibili – e, dall’altro lato, tradurre in portoghese alcune delle più rilevanti discussioni sulla cultura africana contemporanea.

Questa attività di traduzione ci consente senza dubbio di divulgare meglio gli articoli e gli argomenti discussi a livello internazionale. Sebbene sia sempre interessante ampliare il pubblico di lettori, al momento non è possibile tradurre i nostri articoli verso altre lingue, ma siamo convinti che le tre versioni attualmente disponibili ci consentano già di comunicare ad ampio raggio.

 Buala si propone “di creare nuovi punti di vista, liberi da pregiudizi e preconcetti coloniali”. Foto:

Buala si propone “di creare nuovi punti di vista, liberi da pregiudizi e preconcetti coloniali.” Foto: Sérgio Pinto Afonso apparsa a corredo di un articolo intitolato “Luanda, uno stato di urgenza” di Marta Lança

GVO: La comunità lusofona dei Paesi africani è ancora in costruzione, costretta ancora ad articolare il suo bisogno di decolonizzazione, o sarebbe contradditorio parlare di cultura e decolonizzazione lusofona, considerando che la lingua portoghese in Africa è un’eredità coloniale, il frutto di un processo di colonizzazione che veniva chiamato “civilizzatore”? In che misura l’Africa contemporanea ha messo in discussione questo aspetto?

B: È, in effetti, innanzitutto necessario riflettere sui significati di questa “comunità in costruzione”, che viene edificata attivamente e, a volte, altrettanto attivamente respinta; di fatto, in questi Paesi, le identità possibili sono tante, al di là della caratteristica comune della lingua portoghese (che dovrebbe anch’essa essere considerata singolarmente in ogni contesto nazionale). Abbiamo pubblicato diversi articoli su Buala che affrontano in modo nuovo il concetto di cultura lusofona, che cercano di individuare le identità culturali condivise dai vari Paesi, che tracciano paragoni con altri modelli di spazi linguistici, economici e culturali, come per esempio la sfera francofona (che in termini di sforzi culturali e identificazione è completamente diversa), e che perseguono aspetti che meritano di essere sviluppati in tale comunità.

Siamo tutti coscienti di questo attributo molto pericoloso della “civilizzazione”, risalente all'epoca coloniale ma che è rimasto nella mente delle persone così a lungo a causa dell'idea manipolata dell'eccezionalismo del colonialismo portoghese, mascherata dal luso-tropicalismo e da altre teorie palliative. La cultura lusofona dipende dalla narrazione della peculiarità del colonialismo portoghese, che legittima un determinato tipo di presente. E’ per questo che riteniamo necessario raccontare storie alternative, ampliare i nostri riferimenti e pubblicare i testi anticoloniali dei combattenti della Resistenza, quelli dei pensatori della negritudine e dei leader dei movimenti indipendentisti, gli scritti dei poeti e dei filosofi e di tutta un’atmosfera cultuale di quell’epoca; [vogliamo trattarli] da una prospettiva che non sia solo storica, ma che rifletta sulla realtà attuale e che esprima visioni artistiche sovversive, in grado di rivoluzionare i vecchi miti.

 Immagine dal film Mahla, dei mozambicani Mickey Fonseca e Pipas Forjaz, nel blog Buala “Dá Fala” (dare voce, pt), sulla cultura contemporanea africana

Immagine dal film Mahla, dei mozambicani Mickey Fonseca e Pipas Forjaz, nel blog Buala “Dá Fala” (dare voce, pt), sulla cultura contemporanea africana

La lusofonia, a volte, corre il rischio di nascondere un passato violento, un “politicamente corretto” condito dalla retorica inebriante dell’interculturalità che ci dà la sensazione di trovarci in uno spazio che si preoccupa realmente delle questioni fondamentali che riguardano la convivenza con l’Altro. Tutto ciò è ipocrita, perché sappiamo che c’è ancora molto razzismo, e non solo in Portogallo. A Capo Verde resiste ancora un profondo razzismo contro gli africani della costa. In Angola, il razzismo è diretto verso i congolesi e permangono irrisolti eterni conflitti tra bianchi, neri e mulatti. In Mozambico, la totale dipendenza dagli aiuti stranieri e dai mercati vicini può indurre disperazione e provocare crisi, come è successo a settembre [en, come gli altri link di questo articolo]. São Tomé e Príncipe e la Guinea-Bissau sono ancora poco conosciuti, e hanno urgente bisogno di una maggiore affermazione culturale, di trovare insomma il proprio posto nella scena artistica. Il Brasile esporta la sua cultura in tutto il mondo, ma poco sa di quella degli altri Paesi di lingua portoghese. Date le rispettive posizioni geografiche e gli scambi commerciali preferenziali, questi Paesi hanno altri legami, ma ci interessano esattamente come gli altri.

Pertanto, a parte i punti di contatto dovuti alla storia e alle migrazioni comuni da e verso tali Paesi, ci rifiutiamo di considerare la “cultura lusofona” come un tutt’uno, come un blocco unico di Paesi. Crediamo in un’unione per rafforzare la lingua e gli scambi culturali, un’unione che ha bisogno di essere promossa meglio (incentivando le borse di studio, i finanziamenti per artisti, rendendo meno burocratica la circolazione di arte, cultura e persone, liberandoci di alcuni pregiudizi), ma sempre tenendo in conto le specificità e le diversità di ogni Paese. L’internazionalizzazione ricercata da Buala contribuisce a creare uno spazio dove i Paesi lusofoni sono liberi dalle figure dominanti di ogni capitale, dall’élite culturale, dalla mancanza di una critica costruttiva e di opportunità per le nuove voci. Cerchiamo di ampliare queste visioni faziose e a nostro parere sbagliate con un approccio più intergenerazionale, interdisciplinare e transnazionale.

 Poster di un corso di lingua creola capoverdiana nel blog di Buala “Dá Fala” (dare voce, pt), sulla cultura africana contemporanea

Poster di un corso di lingua creola capoverdiana nel blog di Buala “Dá Fala” (dare voce, pt), sulla cultura africana contemporanea

L’Africa contemporanea sfida le visioni paternaliste che hanno dominato la produzione artistica sull'intero continente. Diamo priorità alle nuove generazioni africane che, nonostante siano state ostacolate dai conflitti e dalle guerre dei propri Paesi, sono meno vincolate da una mentalità di repressione, e sono in grado di apportare nuove esperienze e modi di pensare e sognare. I figli della generazione di nazionalisti e indipendentisti hanno reso questa eredità un punto di riferimento per le proprie lotte per affrontare le numerose sfide del presente. Africani che vivono all’estero e mantengono un legame con il continente, che riflettono e assumono posizioni interessanti. Contributi di diversi scrittori non africani che si propongono di affrontare l’Africa senza i racconti triti del passato, ma con una curiosità genuina ed eloquente, in contatto con il mondo cosmopolita in cui vivono.

Se i Paesi africani, tuttora in ricostruzione e caratterizzati da molte mancanze – pieni di opportunismo, dai governi locali agli interessi stranieri, eterni complici del sottosviluppo – non scommettono sulla cultura e l’educazione, non saranno in grado di fare un passo fondamentale per un vero gioco di forza tra pari. Buala cerca di contribuire a questo salto qualitativo con gli strumenti a sua disposizione e di creare fin da subito uno spazio di incontro e discussione accessibile a tutti.

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