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Attivisti del Myanmar premono per l'abolizione della legge sulla diffamazione approvata della Giunta

I membri del Comitato per l'emendamento della Legge sulle Telecomunicazioni hanno organizzato una riunione per chiedere l'abolizione della controversa sezione 66(d) della legge. Foto presa dalla pagina Facebook The Irrawaddy, partner di contenuti di Global Voices.

Il governo sostenuto dall'esercito ha perso [it] le elezioni in Myanmar nel 2015, ma le misure che ha emanato per far tacere [it] il dissenso sono ancora in vigore nel paese.

Questo include anche la “Legge sulle Telecomunicazioni”, approvata nel 2013 al fine di promuovere investimenti esteri nel settore informatico e di tutelare sia gli utenti che i fornitori di questa tecnologia. Tuttavia, nonostante questo chiaro obiettivo, molti funzionari hanno interpretato la sezione 66(d) come una base legale utile per lanciare accuse di diffamazione contro i loro critici.

Sin dalla sua approvazione, sono stati portati a processo ben 48 casi di diffamazione che invocano proprio la sezione 66(d). L'anno scorso, nonostante il governo sia passato all'ex partito d'opposizione, la National League for Democracy, 29 persone sono state arrestate per aver infranto questa legge.

La Sezione 66(d) stabilisce che chiunque utilizzi una “rete di telecomunicazioni per estorcere, minacciare, ostacolare, diffamare, turbare, influenzare indebitamente o intimidire” è “punibile con detenzione fino a un massimo di tre anni, e sarà passabile di multa, o entrambe”.

Secondo molti attivisti e giornalisti, la formulazione di questa disposizione è troppo vaga e può essere interpretata in modo ristretto per accusare chiunque  di diffamazione nei confronti di qualcun altro.

Sin dallo scorso anno, la Sezione 66(d) ha guadagnato notorietà come strumento legale usato da funzionari militari di alto livello per contrastare i loro critici nei social media mainstream.

Nonostante la sconfitta del partito sostenuto dall'esercito, i militari continuano  a esercitare una forte influenza nella burocrazia. La Costituzione da loro approvata nel 2008 garantisce rappresentanza militare all'interno del Parlamento e del governo.

Preoccupati dall'aumento dei casi [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] legati alla Sezione 66(d), alcuni attivisti, intellettuali e giornalisti hanno costituito il Comitato per l'emendamento della Legge sulle telecomunicazioni (Committee for Amending the Telecommunications Law – CATL) per convincere il parlamento riguardo l'urgenza di riformare questa legge.

Il Comitato afferma che la Sezione 66(d) sia superflua poiché il reato di diffamazione è già coperto da misure esistenti all'interno del Codice Penale.

Il CATL sostiene inoltre che, secondo la Sezione 66(d), una persona accusata di aver diffamato qualcun altro può essere trattenuta senza avere diritto a una cauzione. Persino una terza persona può segnalare un caso per conto di qualcun altro, il ché spiega come mai alcuni casi che coinvolgono l'esercito siano stati intrapresi non da ufficiali militari ma da civili.

In Myanmar, il governo della NLD si sta occupando di coloro che lo criticano ricorrendo all'Articolo 66 D Act. DICIAMO NO AL 66D.

Bo Kyi, che fa parte dell'Associazione di Assistenza per la Protezione Politica, crede che la diffamazione debba incontrare punizioni meno severe:

Article 66(d) of the Telecommunications Law should be removed—it is better for the country’s future if we try to solve problems by discussing them patiently while fostering the culture of democracy and compromise from all sides.

L'Articolo 66(d) della Legge sulle Telecomunicazioni dovrebbe essere rimosso – la cosa migliore per il futuro del paese è quella di tentare di risolvere i problemi discutendone con pazienza e allo stesso tempo incoraggiando una cultura di democrazia e compromesso su tutti i fronti.

L'avvocato per i diritti umani U. Robert San Aung concorda con l'idea che la legge necessiti una revisione:

It is not appropriate that a citizen who criticises someone more powerful should face legal action of this kind.

Non è appropriato che un cittadino che critica qualcuno più potente di lui sia costretto a far fronte a un'azione legale di questo tipo.

L'attivista Ko Maung Saung Kha ha osservato che la Sezione 66(d) viene selettivamente usata dalle autorità mentre l’hate speech di natura religiosa e la violenza online ai danni delle donne stanno diventando prevalenti:

We have to raise a question why this law doesn’t take effect against those who spread religious hate speech online. There are sexual abuses against women online but this law can’t prevent them. The law only takes actions against those who insulted state leaders … The law is being used with impunity.

Dobbiamo chiederci perché la legge si rifiuti di agire contro coloro che diffondono parole d'odio religioso online. Vediamo abusi sessuali contro le donne online ma questa legge non riesce a prevenirli. La legge agisce esclusivamente su coloro che insultano i leader di stato … Questa legge viene usata impunemente.

L'attivista si riferisce al crescente sentimento anti-musulmano sui social media incoraggiato dai buddisti radicali. La popolazione del Myanmar è a maggioranza buddista, e alcuni tra i più radicali accusano i musulmani di complottare per rimuovere i residenti birmani dalle loro comunità.

A parte i funzionari pubblici, sono anche i cittadini comuni a invocare la sezione 66(d) contro i loro critici e contro i troll online sui social media. Lo scrittore Moe Thet War ha spiegato come la legge abbia influenzato il comportamento di molti utenti nel paese:

Ever since the creation of Section 66(d), citizens have become hesitant to publicly share anything on Facebook, even if they're actually pointing out someone else's wrongdoing.

Sin dalla creazione della Sezione 66(d), i cittadini hanno cominciato a esitare sempre di più prima di condividere qualcosa pubblicamente su Facebook, anche quando stanno evidenziando i crimini di qualcun altro.

Moe Thet War ha usato il cartoon sottostante per illustrare come un ladro abbia il potere di accusare un utente di Facebook di avere commesso un crimine se quest'ultimo pubblica una foto “offensiva” sulla popolare piattaforma social.

Questo cartoon descrive alla perfezione la Sezione 66(d) della Legge sulle Telecomunicazioni

Il CATL ha organizzato un incontro a metà gennaio per fare pressione sulla rimozione della Sezione 66(d). In risposta, il parlamento ha dichiarato di essere disposto a revisionare la legge e far fronte all'impatto negativo della Sezione 66(d).

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