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Netizen Report: Iraq e Ecuador affrontano blocchi di internet durante le proteste in corso

La ventisettesima opera di Banksy “Better Out Than In” (meglio fuori che dentro), Ottobre 2013, New York. Foto di Scott Lynch. (CC BY-SA 2.0)

Il Netizen Report di Advox offre un'istantanea internazionale sulle sfide, le vittorie e le tendenze emergenti in campo tecnologico e dei diritti umani nel mondo. Questo report copre notizie ed eventi avvenuti dal 5 all'11 ottobre 2019.

Negli ultimi giorni, in Iraq e Ecuador i movimenti di protesta hanno portato al blocco di internet e dei social media, apparentemente tutto per ordine degli ufficiali governativi.

Dopo un'ondata di manifestazioni contro corruzione, disoccupazione e scarsità di servizi pubblici scoppiata in tutto l'iraq [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] a partire dal 2 ottobre, diverse fonti e esperti tecnici hanno denunciato un'interruzione generale dei maggiori servizi di internet e social media. Il 10 ottobre, i dati tecnici raccolti da NetBlocks e confermati da fonti locali, evidenziano come internet venga chiuso, in una sorta di coprifuoco, lasciando i cittadini senza connessione durante le ore notturne.

Oltre alle manifestazioni gli iracheni si sono espressi contro la chiusura di internet. Gli attivisti dello SMEX e del Network Iracheno per i Social Media hanno lanciato una petizione su Change.org [ar] esortando il governo a “rispettare i diritti di cittadini e internauti ripristinando la rete in Iraq e astenersi dal chiudere internet in Kurdistan” e notando come la chiusura di internet “inibisca la libertà di espressione e permetta alle forze governative di violare i diritti umani senza lasciare prove o testimonianze.” Un avvocato del luogo sta facendo causa al ministero delle telecomunicazioni, sostenendo che la chiusura di internet sia una violazione della costituzione irachena.

Nel frattempo in Ecuador, le manifestazioni contro le misure di austerità si sono inasprite provocando violenti scontri aperti tra protestanti e polizia, portando le autorità a imporre uno “stato d'eccezione.” Dal 3 ottobre, alcuni giornalisti e attivisti hanno denunciato vari casi di censura e interruzione che sembrerebbero essere legati alle proteste.

Mentre servizi come WhatsApp e Tweetdeck hanno subìto dei rallentamenti significativi, alcuni tecnologi hanno dimostrato che il 7 ottobre i server di back-end di immagini e contenuti (CDN, o Rete per la consegna di contenuti) usati per Facebook e WhatsApp sono stati momentaneamente interrotti sulla rete statale dell'Ecuador, la Corporación Nacional de Telecomunicaciones. Gli attivisti di Usuarios Digitales, un gruppo di sostegno locale, hanno riportato via Twitter [es] che nel tentativo di filmare le proteste in diretta Facebook alcuni account sarebbero stati sospesi.

Il presidente Lenin Moreno, un tempo alleato dell'ex presidente di sinistra Rafael Correa, ma del quale ha ridotto molte delle politiche sociali dopo l'insediamento, ha accusato i manifestanti di aver cercato di organizzare un colpo di Stato per ordine dello stesso Correa.

Interruzioni dei social media segnalano un'escalation del conflitto nella Turchia meridionale

Attacchi militari turchi contro le forze curde al confine turco siriano hanno portato centinaia di migliaia di persone a lasciare l'area, a seguito della controversa decisione del presidente statunitense Trump di ritirare le truppe americane dal nord della Siria, dove combattevano da tempo al fianco dei curdi.

Il conflitto è coinciso con la notizia, circolata su Twitter a partire dal 9 ottobre, di un blocco dei social media e di internet. L'11 ottobre, i test tecnici di NetBlocks hanno confermato che i maggiori social media, inclusi Facebook, Instagram, WhatsApp e Twitter sono stati bloccati da Turk Telecom, la principale compagnia di telecomunicazioni del Paese.

Le aziende tech stanno escludendo i venezuelani per ordine della dirigenza Trump

Il 7 ottobre, gli utenti venezuelani dei software di Adobe hanno ricevuto una email [es] in cui si avvisava che dal 28 ottobre non potranno più accedere ai servizi Adobe. L'email e una notifica sul portale spagnolo di Adobe spiegano che la misura è dovuta a un ordine esecutivo dell'amministrazione Trump dell'agosto 2019. Da allora, il servizio per il trasferimento del denaro Transferwise ha fatto lo stesso, citando a sua volta l'ordine.

L'ordine esecutivo 13884 impone che tutte le proprietà e gli interessi appartenenti al governo del Venezuela presenti negli Stati Uniti debbano essere bloccati e non possono essere trasferiti, pagati, esportati, ritirati o trattati in altro modo. Dato che si parla di proprietà e interessi del governo venezuelano non è chiaro se e come l'ordine vada applicato a aziende di tecnologia che offrono i propri servizi al pubblico.

Come è già successo in passato per le aziende che hanno cercato di stare al passo con le sanzioni finanziare contro paesi come l'Iran, le aziende potrebbero attenersi a tale ordine per evitare eventuali cause legali.

Studente del Bangladesh linciato dopo aver criticato il governo su Facebook

Uno studente bengalese dell'Università di Ingegneria e Tecnologia è stato picchiato a morte il 7 ottobre, dopo aver scritto un post su Facebook ampiamente condiviso in cui criticava la firma di alcuni accordi bilaterali tra Bangladesh e India. Sembra che i responsabili siano membri dell'ala studentesca della Lega Popolare Bengalese [it], il partito di maggioranza del Bangladesh.

Sembra che Abrar Fahad sia stato più volte chiamato dai vertici dell'università per spiegare la ragione di affermazioni così critiche sul governo. Il 9 ottobre, la commissione governativa delle comunicazioni del Bangladesh ha ordinato il blocco di un forum online dell'università, in cui più di 175 post anonimi di studenti e ex studenti presentavano lamentele o esprimevano rimorso.

Chi viene censurato per il supporto a Hong Kong?

Negli ultimi mesi, le proteste di massa di Hong Kong [it] hanno provocato una reazione a catena sulla tecnologia e la libertà di parola in tutto il mondo. Ecco chi è stato censurato questa settimana per via di ciò che ha detto su Hong Kong:

L'NBA: Aziende cinesi e voci governative hanno hanno condannato un tweet di Daryl Morey, manager della squadra di basket degli Huston Rockets, in cui si dichiarava un sostenitore dei manifestanti di Hong Kong. Morey ha in seguito rimosso il tweet e i portavoce della National Basketball Association [it] (NBA) si sono scusati pubblicamente, ma la Televisione Centrale Cinese e il gigante di internet Tencent hanno comunque annunciato di voler sospendere i programmi dell'NBA.

South Park: Poco dopo la debacle dell'NBA, gli irriverenti creatori del cartone animato “South Park” hanno rilasciato un video satirico di scuse facendo il verso all'NBA per aver portato “i censori cinesi nelle nostre case e nei nostri cuori” e criticando le pratiche di “confessione forzata” facendo confessare a un personaggio (sotto coercizione) l'assassinio di Winnie the Pooh, divenuto parte di un noto meme che deride il presidente cinese Xi Jinping. Il video è stato subito censurato in Cina.

Il giocatore di Hearhstone Chung “Blitzchung” Ng Wai: Un giocatore professionista del noto videogame Hearthstone è stato sospeso e privato del titolo di vincitore di un torneo dopo aver dichiarato in un'intervista di supportare i manifestanti di Hong Kong. Blizzard, produttore di Hearthstone, ha dichiarato alla stampa che “qualunque atto che, a sola discrezione di Blizzard, lede alla propria fama, offende una parte o un gruppo del pubblico o danneggia l'immagine di Blizzard in altro modo porterà alla rimozione dai Grandmaster e alla riduzione del premio del giocatore fino a 0 dollari.” Blizzard è in parte di Tencent, una delle aziende di tecnologia più grandi e potenti della Cina

HKmap.live: Un'app creata espressamente per aiutare i manifestanti di Hong Kong nel crowdsourcing di informazioni sulle attività in strada, compresa la presenza della polizia, è stata ritirata dall'AppleStore il 9 ottobre. L'app era stata originariamente introdotta a settembre e tolta poco dopo, ma era stata reinstallata dopo le critiche del pubblico. Questa volta Tim Cook, CEO di Apple, ha difeso la rimozione dell'app dicendo di voler proteggere la polizia dalle mire dei manifestanti. Maya Wang, ricercatrice per la sezione cinese di Human Rights Watch, l'ha definito “un altro vergognoso incidente in cui una multinazionale si piega alle pressioni del governo cinese.” L'app è ancora disponibile su Google Play.

The Revolution of Our Times: Google Play Store ha rimosso un gioco di ruolo per smartphone con una trama basata sulle proteste di Hong Kong [it], accusando una violazione della policy sulle app per la mancata accortezza verso “eventi sensibili.” Il gioco, intitolato “The Revolution of Our Times,” è stato lanciato il 5 ottobre e tolto tre giorni dopo. Il gioco fornisce dettagli sul contesto politico che ha portato alle proteste con una mappa dei luoghi chiave delle manifestazioni di Hong Kong.

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