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Un titolo in prima pagina di France24 sul COVID-19 è considerato razzista dagli africani

Schermata da France 24, il 1 marzo 2020, titolo di prima pagina per la storia di France24 COVID-19

France24, un portale di notizie francese, ha pubblicato il 1 marzo 2020 un articolo sulla bassa incidenza del COVID-19 in Africa, con un titolo di prima pagina problematico [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], “Con solo tre casi ufficiali, il basso tasso di coronavirus [in Africa] lascia perplessi gli esperti di sanità pubblica”:

Whether it's a matter of faulty detection, climatic factors or simple fluke, the remarkably low rate of coronavirus infection in African countries, with their fragile health systems, continues to puzzle – and worry – experts.

Sarà forse una questione di rilevamento errato, fattori climatici, o semplici coincidenze: il tasso estremamente basso di infezione da coronavirus nelle nazioni africane, con il loro fragile sistema sanitario, continua a essere un rompicapo – e una preoccupazione – per gli esperti.

L'articolo giornalistico ha indagato i motivi che determinano il basso tasso di COVID-19, il virus che causa una malattia contagiosa e mortale, in Africa. Molti internauti hanno tuttavia letto il titolo di prima pagina come problematico, poiché riecheggia quello che la professoressa di storia Melissa Graboyes descrive come l'immagine stereotipata dell'Africa: un continente oppresso dalle malattie.

Il 3 marzo 2020, su 90.892 casi riportati di COVID-19 in tutto il mondo, la Cina era in testa con 80.303 casi, seguita dalla Corea del Sud con 4.812, l'Italia con 2038 e l'Iran con 1501 casi, secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS).

OMS ha scritto nel suo report sulla situazione, inoltre, che l'Algeria ha cinque casi, la Tunisia e il Marocco hanno un caso ciascuno, mentre l'Egitto ha due pazienti COVID-19. Il 27 febbraio 2020, la Nigeria è stata la prima nazione nell'Africa sub-sahariana che ha accertato un caso di virus COVID-19, seguita dal Senegal. Il paziente indice in Nigeria è un uomo italiano; il primo paziente in Senegal è un cittadino francese e il caso indice in Marocco è un marocchino che vive in Italia.

I netizen africani sono infastiditi dal titolo della notizia

“Perché qualcuno dovrebbe preoccuparsi se un virus killer non si sta diffondendo?” si chiede il netizen nigeriano Oluniyi:

Ho letto quello che dicono. Non è solo un “rompicapo” che possiamo attribuire a una curiosità scientifica da parte loro, è anche “preoccupante” che il coronavirus non si stia diffondendo in Africa. Perché tutti si preoccupano se un virus killer non si sta diffondendo?

Il Dr. Furaha Asani ha condannato questa svolta della “umanità di una popolazione” in “oggetti scenici della storia”:

Quando non riconoscete l'umanità come una popolazione, servono solo oggetti scenici della vostra storia. Ecco perché non potete nemmeno comprendere come osino essere migliori o più avanzati in qualcosa. Perché, sostanzialmente, sentite e credete ancora di essere superiori.

Nimah, nigeriano, è infastidito che l'Africa sia indagata perchè non ha abbastanza casi di COVID-19:

Vedere che la comunità internazionale si “interroga” sul perché i Paesi africani non hanno molti casi di #COVIDー19 mi infastidisce moltissimo!

Cosa diavolo significa?!?!

Ghanaian Mac Jordan definisce la notizia come razzista:

Questi cosiddetti “esperti di sanità” sono seri? Il titolo è preoccupante.

Lemme ha corretto il titolo per loro:

“CoronaVirus, aggiornamento: con solo tre casi ufficiali, il basso tasso di coronavirus in Africa lascia perplessi gli esperti di sanità bianchi e RAZZISTI.”

Anche le nazioni sviluppate infettano le nazioni povere con le malattie

Il COVID-19 è stato portato in Nigeria da un italiano. L'ironia di questo fatto è beffarda, trasferendo le malattie dalle nazioni sviluppate come l'Italia ai Paesi “di merda” come la Nigeria.

Il primo caso di Coronavirus in Nigeria è stato un italiano in viaggio in Nigeria, e gli USA hanno più casi registrati del Messico.

Liberiamoci dal pregiudizio secondo cui i “Paesi poveri infettino sempre le nazioni ricche con le malattie.”

Il colonialismo europeo è servito a lungo da canale per trasmettere le malattie nelle nazioni africane.

il Dr. Sam Okuonzi, scrivendo nel quotidiano ugandese New Vision, dichiara che nel 1839 “sei malattie infettive causarono quasi tutti i decessi in Gran Bretagna,” — tubercolosi, tifo, febbre tifoide, colera, dissenteria e vaiolo. Non esisteva “nessuna documentazione o storia” sull'esistenza di queste patologie “fuori dall'Eurasia prima delle avventure europee.”

Il vaiolo fu introdotto nell'Africa occidentale dai colonizzatori portoghesi nel XV secolo, secondo il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Global Black History, un archivio digitale della storia africana, evidenzia che la peste bovina fu introdotta in Tanzania, Kenya, Malawi, Zambia e Sudafrica all'inizio del decennio 1890 dai commercianti italiani. Global Black History sostiene, inoltre, che l'introduzione della “tratta degli schiavi nell'Africa orientale produsse nuovi modelli di insediamento”, generando la riproduzione delle mosche tsetse, responsabili per la morte di “circa 200.000 persone” per la “sindrome del sonno” dal “Congo al Lago Tanganyika e, infine, lo Zambia.”

Imparare dalle nazioni più povere

Il panorama giornalistico dei principali mezzi di comunicazione globali sulle gravi calamità cade facilmente in etichette stereotipate e superficiali. Di fronte alle continue notizie negative sull'Africa è facile concludere che non avvenga nulla di buono all'interno del continente.

Il virus COVID-19 non si è ancora diffuso all'interno del continente [africano] — come temevano gli esperti — per varie ragioni. Una delle principali — che non conferma il pregiudizio dell'Africa come un continente oppresso dalle malattie — è che gli operatori sanitari africani sono più appassionati nella lotta alle malattie infettive.

Nel 2012 la Nigeria, la nazione più popolosa in Africa, totalizzava più del 50% di casi di poliomielite nel mondo con circa 200 bambini paralizzati dalla malattia, come riferisce OMS.

Nel 2014 OMS ha affermato che non era stato rilevato nessun caso di virus selvaggio della poliomielite in Nigeria e che “tutti i dati clinici di laboratorio confermavano” l'assenza di nuovi casi. OMS ha quindi rimosso la Nigeria nel 2015 dalla lista delle nazioni dove la poliomielite è endemica.

La Nigeria ha realizzato questa impresa storica “interrompendo la trasmissione del virus selvaggio della poliomielite per un periodo di 15 mesi” — un risultato che ha superato gli obiettivi di OMS.

Cambiamenti radicali come questi non accadono da un giorno all'altro. Sono necessari alcuni livelli di competenza per ottenerli.

Il protocollo elaborato per l'eradicazione della poliomielite è stato attivato nel 2014 durante l'epidemia di Ebola in Nigeria. Gli operatori sanitari nigeriani hanno localizzato le persone infettate dal paziente indice. OMS lo ha definito un esempio straordinario di lavoro investigativo epidemiologico

L'Unione Africana ha quindi dislocato circa 250 operatori sanitari nigeriani per l'Ebola in altre nazioni dell'Africa occidentale. Anche gli “esperti medici degli USA e di tutto il mondo” hanno studiato il trionfo della Nigeria sull'epidemia di Ebola, per replicare gli stessi risultati nelle loro nazioni, come riportato dal portale ReliefWeb affiliato all'ONU.

Non dimentichiamo che la cura per l'Ebola è stata scoperta da uno scienziato africano, il Professore Jean-Jacques Muyembe-Tamfum della Repubblica Democratica del Congo.

Non deve sorprenderci che la scoperta di Muyembe-Tamfum non sia stata ampiamente condivisa come i decessi causati dal virus Ebola in Africa.

Non aspettatevi niente di diverso questa volta dal virus COVID-19:

Comprendo perfettamente perché gli scienziati di tutto il mondo sono allibiti dal fatto che l'Africa riporti soltanto 3 infezioni da coronavirus. Forse deteniamo una soluzione anche per questo.

Il COVID-19 è una pandemia che interesserà tutti, ovunque nel mondo: per l'Occidente è giunto il momento di imparare un paio di cose dalle controparti in Africa che hanno finora impedito che il COVID-19 si diffonda incontrollato nel continente.

Leggi la Copertura Speciale di Global Voices sull’impatto globale del COVID-19 [it].

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