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L'Azerbaigian annuncia il lockdown e un inasprimento della lotta contro il coronavirus

“Come ridurre il rischio di contagio da coronavirus”: volantino informativo affisso sulla vetrina di un bar quasi vuoto a Baku, capitale dell'Azerbaigian. Istantanea del video del 18 marzo “Bakıda koronavirus məhdudiyyətlərilə bağlı vəziyyət belədir” pubblicato da BBC News Azərbaycanca su YouTube.

Leggi la copertura speciale di Global Voices sull’impatto globale del COVID-19 [it].

Come al solito, gli azeri non vedevano l'ora che arrivasse la festa di Nawrūz [it], che si celebra il 20-21 marzo. Ma quest'anno è stato diverso: le strade sono silenziose e i festeggiamenti sono stati cancellati. Per i cittadini di età superiore ai 65 anni è vietato uscire di casa. Le autorità hanno rinviato tutti gli eventi pubblici, inclusi i matrimoni, fino a nuovo ordine. Le scuole sono chiuse [az, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] fino al 20 aprile. Le strade delle città sono diventate spaventosamente deserte.

Rapida diffusione

La pandemia di coronavirus si è diffusa nel Caucaso meridionale. Al momento della scrittura di quest'articolo, secondo la mappa della Johns Hopkins University, ci sono 72 casi confermati di coronavirus in Azerbaigian. Anche se l'Azerbaigian ha confermato il primo caso, un cittadino russo arrivato in Azerbaigian dall'Iran, il 28 febbraio, già diversi giorni prima c'erano state segnalazioni di possibili casi nel Paese. Anche la Bielorussia ha comunicato il primo caso in quel giorno: il virus è stato diagnosticato a uno studente iraniano arrivato in Bielorussia dall'Azerbaigian il 22 febbraio. Il 27 febbraio, la Georgia ha confermato che un cittadino georgiano era stato contagiato dal virus dopo essere partito dall'Iran e passato per l'Azerbaigian diversi giorni prima (gli agenti doganali azeri hanno dichiarato che l'uomo non aveva manifestato alcun sintomo quando ha attraversato il confine).

La maggior parte dei casi è collegata a viaggi in Iran, il Paese confinante a sud con l'Azerbaigian duramente colpito dalla pandemia. L'Iran, che sta affrontando una delle epidemie più grandi al di fuori della Cina, ha riportato i primi casi il 19 febbraio, ma ci sono voluti 10 giorni prima che l'Azerbaigian chiudesse le frontiere: è stato l'ultimo Paese a farlo [en]. Questo ritardo ha già scatenato feroci critiche verso il governo.

Le autorità hanno cercato fin dall'inizio di mettere in quarantena chi arrivava dall'Iran, ma sono nati diversi scandali sulle condizioni di chi era sottoposto alla misura. Il 27 febbraio un gruppo di pazienti ha condiviso sui social network dei video dell'ospedale in cui erano stati isolati dopo essere arrivati dall'Iran: nelle loro stanze mancavano lenzuola, sapone e acqua. Poco dopo il direttore dell'ospedale è stato licenziato. Il giorno dopo sono comparsi altri video online che testimoniavano il pessimo stato degli ospedali centrali nelle regioni di Astara e Jalabad, dove erano stati messi in quarantena i viaggiatori in arrivo dall'Iran. Quando un gruppo di pazienti ha cercato di andarsene, l'ospedale è stato circondato dalle forze speciali di polizia, mentre un portavoce della sanità pubblica ha dichiarato ad Azadliq Radio, il servizio di RFE/RL in Azerbaigian, che le condizioni all'interno dell'ospedale erano buone e che i pazienti stavano semplicemente facendo una scenata. L'Azerbaigian ha finalmente chiuso la frontiera con l'Iran il 29 febbraio.

Ciononostante, i casi hanno continuato ad aumentare. Il 5 marzo il coronavirus è stato diagnosticato a un cittadino tedesco e a due azeri di ritorno dall'Iran, mentre 276 azeri evacuati dall'Iran sono stati messi in quarantena. Baku ha chiuso le frontiere con la Georgia e la Russia rispettivamente il 13 e il 16 marzo. Il Paese ha pianto la sua prima morte il 12 marzo: un uomo azero con una malattia autoimmunitaria è morto cercando cure mediche per il coronavirus in Iran.

Valorizzare il lockdown

Come i Paesi confinanti, ora l'Azerbaigian è in lockdown. E le restrizioni si spingono ben oltre i divieti di celebrare il Nawrūz. Un quartier generale speciale del Consiglio del Ministri ha il compito di punire chi diffonde disinformazione e di mettere in guardia chi ostacola il lavoro dei servizi sanitari. Il 17 marzo, i comuni hanno iniziato a ridurre il trasporto pubblico e a imporre restrizioni sulla mobilità interurbana.

Lo stesso giorno, l'Assemblea Nazionale, il Parlamento dell'Azerbaigian, ha approvato una legge che inasprisce le pene per la violazione dello stato di emergenza. Le modifiche del codice penale ora prevedono fino a tre anni di carcere o un'ammenda di 2500-5000 manat (equivalenti a 1500-3000 dollari) se si violano le norme in vigore per l'epidemia o se si contribuisce alla diffusione della malattia. Secondo le modifiche al codice amministrativo, invece, i normali cittadini che violano le norme fondamentali possono ricevere una multa di 100-200 manat (60-120 dollari), mentre i funzionari dovranno pagare multe di 1500-2000 manat (900-1200 dollari). Nuove modifiche alla legge sull'informazione inaspriscono inoltre le restrizioni sulle “informazioni false che possono mettere in pericolo la vita o la salute dei cittadini”.

In molte di queste misure, la risposta dell'Azerbaigian non è così diversa da quella di altri Stati. Ad esempio, durante il discorso trasmesso in televisione alla Nazione il 18 marzo, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato [en] che questa pandemia è la sfida più importante dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Ha esortato i tedeschi a riconoscere la gravità della situazione e a fare la loro parte per rallentare la diffusione del virus.

Ma a 3700 chilometri di distanza, a Baku, il tono della risposta del leader dell'Azerbaigian è stato piuttosto diverso.

Il 19 marzo, il presidente Ilham Aliyev si è rivolto [en] ai cittadini dell'Azerbaigian, celebrando l'arrivo della primavera e spiegando le ragioni dietro alla cancellazione degli eventi pubblici. Poi è passato a un messaggio diverso:

[…] We see open provocations. Where do these provocations come from? From the very fifth column, from the enemies who are among us, the elements calling themselves opposition, the traitors who receive money from abroad. Their main goal is to destroy Azerbaijan. The worse for Azerbaijan, the better for them. Look at their addresses on social networks, they are full of hatred and provocation. They seem to want riots to happen. They want turmoil. They want panic. And then they claim that they care about the Azerbaijani people. They are our enemies, and we must openly state this. It is not known what this disease will lead to. Therefore, during the existence of the disease, the rules of completely new relationships will apply. Let everyone know this. It is possible that a state of emergency may be declared at some point. In this case, the isolation of representatives of the fifth column will become a historical necessity […] But we cannot allow the anti-Azerbaijani forces, the fifth column and national traitors to take advantage of this situation to commit various provocations. Let everyone know it. 

[…] Vediamo chiare provocazioni. Da dove arrivano queste provocazioni? Proprio dalla quinta colonna, dai nemici che sono tra noi, gli elementi che si fanno chiamare opposizione, i traditori che ricevono denaro dall'estero. Il loro obiettivo principale è distruggere l'Azerbaigian. Il peggio per l'Azerbaigian è il meglio per loro. Guardate i loro messaggi sui social network, sono pieni di odio e di provocazione. Sembra che vogliano che si verifichino rivolte. Vogliono disordini. Vogliono il panico. E sostengono di avere a cuore il popolo dell'Azerbaigian. Sono i nostri nemici e dobbiamo dirlo apertamente. Non si sa che cosa porterà questa malattia. Perciò, finché ci sarà la malattia verranno applicate norme per relazioni completamente nuove. Tutti devono saperlo. È possibile che in futuro venga dichiarato lo stato d'emergenza. In tal caso, l'isolamento dei rappresentanti della quinta colonna diventerà un'esigenza storica […]. Ma non possiamo permettere alle forze anti Azerbaigian, alla quinta colonna e ai traditori della Nazione di approfittarsi di questa situazione per istigare con le provocazioni. Tutti devono saperlo.

Questo discorso non è stato particolarmente diverso da quello pronunciato dal presidente il 14 marzo, durante la prima sessione [en] della neoeletta Assemblea Nazionale:

It is no secret that the public and political situation in Azerbaijan is currently very stable. There is not a single factor in our country that can pose a threat to public and political stability. This is why the anti-Azerbaijani forces are trying to create these factors outside our country. They no longer rely on the group that calls itself the opposition here and supposedly continues to operate in an absolutely shameful position. And there is no more confidence for them. So work is underway to create a new fifth column because the current fifth column does not justify the confidence of its owners […] Therefore, a new fifth column is being sought. In this regard, I want to strictly warn all political forces: this is a path of betrayal. Whoever follows this path will commit treason against the people and state. Therefore, all our internal problems should be resolved within Azerbaijan. We should not export our domestic problems or political discord. First of all, it is absolutely pointless because there is no force in the world today that can impose any solution on us or dictate anything to us. There is no such force out there and as long as I am president, there won’t be any. Therefore, it is absolutely pointless. Attempts to exert pressure on Azerbaijan or threaten us with sanctions are all completely meaningless. This is a crime against the state, not against the government, and let no-one forget that.

Non è certo un segreto che la situazione pubblica e politica in Azerbaigian è molto stabile al momento. Non c'è nemmeno un singolo fattore nel nostro Paese che possa costituire una minaccia alla stabilità pubblica e politica. È per questo che le forze anti Azerbaigian stanno cercando di creare questi fattori di disturbo fuori dal nostro Paese. Non fanno più affidamento sul gruppo che qui si fa chiamare opposizione e verosimilmente continuano a lavorare in una posizione assolutamente vergognosa. E non c'è più fiducia per loro. Quindi stiamo lavorando per creare una quinta colonna nuova perché la quinta colonna attuale non merita la fiducia dei suoi proprietari […]. Perciò, stiamo ricercando una nuova quinta colona. A tal proposito, voglio avvisare ufficialmente tutte le forze politiche: questa è la via del tradimento. Chiunque segua questa via commetterà un tradimento nei confronti del popolo e dello Stato. Perciò, tutti i nostri problemi interni dovrebbero essere risolti all'interno dell'Azerbaigian. Non dovremmo esportare i nostri problemi interni o la discordia politica. Prima di tutto è assolutamente inutile, perché non c'è nessuna forza al mondo oggi che possa imporci alcuna soluzione o dettarci nulla. Non c'è nessuna forza lì fuori e, finché sarò presidente, non ce ne sarà nessuna. Perciò, è assolutamente inutile. I tentativi di esercitare pressione sull'Azerbaigian o di minacciarci con le sanzioni sono completamente privi di senso. È un crimine contro lo Stato, non contro il governo, e nessuno deve dimenticarlo.

Questi discorsi hanno incuriosito gli osservatori. Chi sono “tutti” quelli che devono sapere? E soprattutto: chi è la “quinta colonna”? L'espressione ha avuto origine durante la guerra civile spagnola, e fa riferimento a un gruppo di persone che ha l'obiettivo di danneggiare dall'interno un gruppo più grande o una nazione con ogni mezzo a disposizione.

Questo termine è tradizionalmente utilizzato in Azerbaigian dai rappresentanti del governo quando fanno riferimento ai loro avversari politici. Nel dicembre 2014, l'allora capo di gabinetto Ramiz Mehdiyev ha publicato [en] un manifesto di 36 pagine intitolato “L'ordine mondiale dei doppi standard e l'Azerbaigian moderno”, sostenendo che gli attivisti per i diritti umani dell'Azerbaigian erano una “quinta colonna” degli Stati Uniti. Nel 2015, il vicedirettore dell'amministrazione presidenziale Novruz Mamedov ha ripetuto [en] una teoria secondo cui la Fondazione Nazionale per la Democrazia statunitense era il principale sostenitore della “quinta colonna” in Azerbaigian.

Alla fine entrambi sono stati destituiti dai loro incarichi, ma questa visione del mondo rimane.

La denuncia di Mehdiyev è arrivata durante una repressione senza precedenti sugli attivisti azeri della società civile e la chiusura di Azadliq Radio. Decine di giornalisti, attivisti dei diritti umani e attivisti politici sono stati arrestati con l'accusa discutibile di possesso di droga e condannati a lunghi periodi di reclusione. Ora gli attivisti dell'opposizione temono che una nuova repressione dell'opposizione azera sia imminente. Gli attivisti temono che, con i nuovi poteri di emergenza per contenere la pandemia di coronavirus, il governo del presidente Aliyev possa avere l'opportunità perfetta di rafforzare ancora di più i controlli.

Ci sono alcuni segnali che puntano in questa direzione. L'8 marzo il gruppo di opposizione D18 è stato costretto a lasciare gli uffici a causa di una presunta minaccia di coronavirus. L'11 marzo Fuad Ismayilov, un attivista arrestato mentre scriveva slogan di protesta con una bomboletta spray vicino agli uffici della Commissione Elettorale Centrale dell'Azerbaigian, si è visto negare il permesso di parlare con il suo avvocato. Le autorità hanno indicato come motivazione il coronavirus. Il 23 marzo Tofiq Yagublu, uno dei maggiori esponenti del partito di opposizione Musavat, è stato condannato al carcere. Dopo il processo, la figlia di Yagublu ha osservato che “Ilham Aliyev sta riempiendo le prigioni”, mentre altrove i governi stanno liberando i detenuti a causa della minaccia del coronavirus.

Come Arif Mammadov, ex diplomatico azero, ha scritto su Facebook:

L'Azerbaigian ha “battuto” un nuovo record come Paese eccezionale nel mondo, dove il coronavirus viene utilizzato come strumento per minacciare e attaccare ancora l'opposizione.

Nel frattempo, gli azeri si chiedono se il loro sistema sanitario sia pronto a gestire una pandemia in piena regola. Il 28 gennaio, in un programma di interviste Azadliq Radio ha chiesto ai cittadini azeri se gli ospedali del Paese fossero davvero pronti. Un cittadino di Baku pensava che il virus non sarebbe nemmeno arrivato in Azerbaigian, mentre molti altri dubitavano che le autorità sarebbero riuscite ad affrontare la situazione.

Sfortunatamente, come il resto del mondo, l'Azerbaigian avrà presto la possibilità di scoprirlo.

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