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L'accordo di cooperazione per la sicurezza fra Georgia e Bielorussia preoccupa gli emigrati politici in Georgia

Belarusian, Georgian, and Ukrainian activists protest outside the Belarusian embassy in Tbilisi, Georgia, May 2021. Screenshot from video by RFE/RL on YouTube.

Attivisti e attiviste dalla Bielorussia, dalla Georgia e dall'Ucraina protestano all'esterno dell'ambasciata bielorussa a Tbilisi in Georgia, a maggio del 2021. Screenshot tratto dal video YouTube del canale di Radio Free Europe/Radio Liberty.

Questo articolo di Shota Kincha è stato originariamente pubblicato [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] su OC Media. Pubblichiamo qui una versione modificata secondo un accordo di condivisione dei contenuti.

A un anno dalle controverse elezioni presidenziali in Bielorussia, è entrato in vigore un accordo di cooperazione per la sicurezza fra la Georgia e la Bielorussia. Il timore degli oppositori è che il trattato possa permettere a Minsk di individuare i dissidenti politici che attualmente vivono in Georgia.

I bielorussi scappati in Georgia per sfuggire alle repressioni seguite alle controverse elezioni bielorusse del 2020 hanno espresso preoccupazione per l'accordo di cooperazione siglato fra lo State Security Service della Georgia (SSSG) e lo State Security Committee della Bielorussia (KGB) ed entrato in vigore questo mese.

L'accordo prevede che i due paesi si scambino regolarmente informazioni, tra cui anche dati personali sull'orientamento politico, al fine di cooperare nella lotta al “terrorismo”, alla “corruzione” e a svariati altri reati, inclusi quelli commessi “contro l'ordine costituito, la sovranità e l'integrità territoriale” dei paesi firmatari.

L'accordo prevede anche di cooperare nella lotta alla “criminalità organizzata transnazionale e alla criminalità internazionale che rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale”.

A tale scopo, l'articolo 8.1 dell'accordo prevede di inviare “rappresentanti/funzionari” al paese alleato “per un periodo di tempo determinato o indeterminato”.

L'accordo fra Georgia e Bielorussia è entrato in vigore l'1 agosto 2021, alcuni giorni prima dell'anniversario delle elezioni del 9 agosto 2020 evidenziato dagli oppositori di Lukashenka e settimane dopo le dure sanzioni con cui l'Unione Europea ha colpito il regime bielorusso in risposta all’inasprimento contro le organizzazioni per i diritti civili.

Aleksey Karpeka, giornalista bielorusso che lavora per l'emittente indipendente European Radio for Belarus, ha definito il recente trattato fra Georgia e Bielorussia una “sgradevole” notizia.

Il giornalista ha dichiarato a OC Media che, secondo le sue stime, almeno 100 bielorussi si trovano attualmente in Georgia per ragioni politiche.

“Risoluzione totale”

Il 16 agosto Sviatlana Tsikhanouskaya, leader in esilio dell'opposizione bielorussa, si è rivolta [ru] al Ministro degli Esteri georgiano avvertendolo che le autorità bielorusse hanno usato “la legislazione antiterrorismo” contro gli oppositori politici.

“Per questo motivo, solo con la risoluzione totale dell'accordo si potrà garantire la sicurezza dei bielorussi in Georgia”, ha sottolineato Tsikhanouskaya.

Le forze dell'ordine e le agenzie di sicurezza in Bielorussia sono state ripetutamente accusate di aver avviato per anni indagini per ragioni politiche allo scopo di individuare gli oppositori e di aver dichiarato fuori legge le attività di numerosi gruppi civili, fra i quali anche alcuni organi di informazione che sono stati etichettati come “estremisti”.

Dmitry Chernykh, vicepresidente del Comitato Helsinki bielorusso, ha dichiarato a OC Media che i potenziali crimini che la Georgia e la Bielorussia dovrebbero combattere insieme (fra i quali il terrorismo e il finanziamento ai gruppi terroristici, come anche i “crimini contro l'ordine costituito, la sovranità e l'integrità territoriale dello stato”) sono “quelli di cui sono accusati molti attivisti della Repubblica della Bielorussia”.

“Riteniamo che la sicurezza degli attivisti in Georgia dipenderà dalla posizione che assumerà quest'ultima in merito alla situazione politica in Bielorussia”, ha dichiarato il vicepresidente. “Se la Georgia supporta l'agenda politica dell'attuale regime, in particolare per quel che riguarda l'attivismo, gli attivisti nascosti in Georgia saranno in pericolo”.

“Crimini economici”

“Fortunatamente, qui non si parla di estradizione” ha dichiarato a OC Media il giornalista bielorusso Aleksey Karpeka, arrivato in Georgia dalla Bielorussia a giugno.

However, the fact that the law enforcement agencies of Belarus will be able to get access to financial and other information of Belarusians in Georgia triggers negative emotions. Many won’t feel safe here anymore.

Tuttavia, il fatto che le forze dell'ordine in Bielorussia avranno accesso alle informazioni finanziarie e di altro tipo dei cittadini bielorussi in Georgia non è affatto rassicurante. Molte persone non si sentiranno più al sicuro, qui.

Secondo Marisha Korzh, un'attivista civile che vive in Georgia, sarebbe troppo scontato da parte del governo di Lukashenka bollare come “estremisti” o “terroristi” i bielorussi in Georgia per permettere alle autorità georgiane di stare al gioco.

Korzh ritiene più probabile che le autorità bielorusse perseguano gli oppositori tramite false accuse di traffici di droga o di evasione fiscale, allo scopo di reperire le loro informazioni finanziarie personali dall'alleata Georgia; dopodiché potrebbero architettare un processo penale.

“In tal caso, la Georgia potrebbe davvero spedire queste persone in Bielorussia senza dover dare spiegazioni” avverte Kozh, che cita il processo penale a carico di Ales Bialiatski, direttore dello Human Rights Center Viasna, un gruppo che si batte per i diritti attivo in Bielorussia.

Nel 2011, i pubblici ministeri bielorussi hanno formalmente accusato Bialiatski  di evasione fiscale sulla base delle informazioni finanziarie fornite dalla Lituania e dalla Polonia. La Human Rights Watch ha definito le accuse “ingiustificate e mosse da ragioni politiche”.

“Il KGB sa essere piuttosto creativo in questo genere di cose e credo che i servizi di sicurezza georgiani e il governo debbano fare veramente molta attenzione ed essere consapevoli delle possibili conseguenze”, ha dichiarato Korzh all'OC Media.

Gli obblighi verso i diritti umani

La notizia del trattato ha cominciato a diffondersi dopo essere stata pubblicata [ru]il 13 agosto su Pravo, un portale legale bielorusso a gestione statale, per poi poco dopo essere anche divulgata in ultim'ora dall'agenzia di stampa polacca Belsat nello stesso giorno. Non si sono fatte attendere le pronte condanne degli oppositori del governo sia in Georgia sia nei suoi paesi alleati.

“Mettendo in atto l'accordo con il regime autoritario della Bielorussia, la Georgia violerà apertamente i diritti umani, la legge georgiana e gli obblighi verso i trattati internazionali”, ha riferito il 16 agosto l'ufficio di Tbilisi del gruppo per i diritti internazionali Human Rights House.

Fra i primi ad aver condannato il trattato ci sono i partiti dell'opposizione DroaEuropean Georgia, di cui il primo si è dichiarato “scioccato” e il secondo ha definito l'accordo “vergognoso”. Il trattato è stato criticato anche dall'ex Ministro degli Esteri della Lituania Linas Linkevicius, dall'europarlamentare estone Marina Kaljurand e dall'europarlamentare tedesca Viola Von Cramon, che ha manifestato la propria sorpresa su Twitter.

Veramente spaventoso. Perché la #Georgia attua un accordo dopo cinque anni di una situazione in cui chiunque altro avrebbe smesso di collaborare con la #Bielorussia? Il governo georgiano deve rispettare i diritti umani e non estradare da Lukashenka i giornalisti e gli attivisti per i diritti umani.

Anche l'ex ambasciatore delle Nazioni Unite per la Georgia (2015-2018) ha condannato l'accordo.

Che strada stai prendendo, governo georgiano? Ti ritiri da un accordo negoziato dall'Unione Europea e insisti con questo accordo. Dimostraci che non sei diventato l'accolito di un maledetto regime autoritario. Ritirati. Dimostra che stai con l'Occidente, non con l'Oriente di Putin.

In risposta alle ondate di critiche, la Georgia's State Security Service ha dichiarato il 16 agosto di essere stata presi di mira da una campagna “diffamatoria”.

La Georgia's State Security Service ha anche affermato che la Georgia avesse accordi simili con gli Stati Uniti, con il Regno Unito e con alcuni Stati membri europei e che l'accordo, originariamente firmato nel 2016, non obbligherebbe la Georgia ad agire contro i proprio “interessi di Stato”.

Secondo una disposizione dell'articolo 5.6 dell'accordo, ciascuna della parti ha la possibilità di “rifiutare di adempiere la richiesta” dell'altra parte se questa entra in conflitto con “i diritti umani”, con “la legislazione del Paese” o con “gli obblighi internazionali”.

Amnesty International ha sottolineato in una dichiarazione rilasciata il 20 agosto che questa “clausola dalla formulazione vaga” ha lasciato la tutela dei diritti umani alla discrezione dei servizi di sicurezza della Bielorussia e della Georgia.

Data la “frequenza delle violazioni dei diritti umani” in Bielorussia, secondo Amnesty International l'accordo “potrebbe diventare un altro strumento con cui le autorità bielorusse continuerebbero a perseguitare e intimidire gli oppositori all'estero”.

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