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Celebrare le donne e l'uso della tecnologia per promuovere la trasparenza

Ispirati dal post di Ellen Miller sul blog Sunlight Foundation [in], che, in occasione della Giornata dedicata ad Ada Lovelace [in] (il 24 marzo scorso), rilancia il lavoro delle donne che utilizzano la tecnologia [in] per promuovere la trasparenza negli Stati Uniti, abbiamo deciso di aggiungere alla lista altre donne da varie parti del mondo coinvolte nell'uso della tecnologia per rendere i governi più trasparenti e responsabili. I seguenti profili sono stati scritti e ricercati da Renata Avila [in/sp], responsabile di Creative Commons Guatemala [sp], direttrice di Primer Palabra [sp], e nostra ricercatrice per la lingua spagnola dell'America Latina su Technology for Transparency Network [in].

In Messico, Irma Eréndida Sandoval dirige un laboratorio [sp] che si occupa di documentare la corruzione e ricercare le migliori politiche di trasparenza. Il “Laboratorio de Documentación y Análisis de la Corrupción y la Transparencia” presso l'UNAM, l'Università Nazionale Autonoma del Messico, è una delle istituzioni più prestigiose in America Latina.

In Islanda, la parlamentare Birgitta Jónsdóttir [in] sta promuovendo la Icelandic Modern Media Initiative [in], una proposta per creare un luogo sicuro per il giornalismo investigativo in Islanda per migliorare la libertà di espressione e la trasparenza in tutto il mondo proteggendo i gruppi “watchdog” e gli informatori dalla censura e dalla diffamazione [in].

Non solo è importante approvare delle buone leggi che promuovano la trasparenza e l'apertura, ma lo è anche proteggere le nazioni libere dal diventare meno trasparenti. Un'attivista dalla Germania, Franziska Heine, ha avviato la petizione online di maggior successo della storia tedesca, finalizzata a impedire una legge che darebbe alla polizia tedesca il diritto di creare e mantenere liste contenenti siti sogggetti al blocco da parte dei provider tedeschi. La petizione è stata firmata da oltre 134.000 persone. Franziska fa parte del movimento anti-censura ed è impegnata in molte attività ed organizzazioni che lottano contro la sorveglianza, l'indiscriminata diffusione di dati personali, la censura e altre minacce ai diritti civili.

Ma non basta avere buone leggi e cittadini proattivi; gli strumenti sono importanti anche per permettere alle donne in tutto il mondo di entrare in azione e promuovere la trasparenza. È quanto sta facendo Margarita Padilla, un ingegnere informatico ed ex direttrice della rivista Mundo Linux [sp] sta facendo la differenza. Crea e mantiene sistemi informatici con un approccio sociale e  promuove la trasparenza con il suo sito Sin Dominio [sp].

Mercedes de Freitas, dal Venezuela, è Direttore esecutivo di Transparencia Venezuela [sp], la versione locale di Transparency International ed è un ex membro di Ashoka Changemaker [in], ed è impegnata nel promuovere la partecipazione civica per aumentare la responsabilità governativa.

Ci sono sicuramente molti esempi di donne nel mondo che stanno utilizzando la tecnologia per combattere la corruzione, migliorare il funzionamento delle istituzioni e creare una politica migliore per aiutare i cittadini e responsabilizzare i funzionari pubblici. Come ha sottolineato un recente articolo di Alexandra Starr [in], sia il campo della tecnologia che quello politico hanno a lungo escluso le donne dal parteciparvi nonostante i loro notevoli precedenti nel considerare sia la tecnologia che la politica con maggior realismo e tatto delle loro controparti maschili.

Le aziende di software e le strutture parlamentari del mondo sono per lo più ancora dominate dagli uomini, ma ciò sta cambiando velocemente grazie alla nuova generazione di donne esperte di tecnologia, attiviste e coinvolte nella politica. Sarei negligente se non sottolineassi il lavoro delle nostre ricercatrici e critiche che, bisogna dirlo, hanno dimostrato di essere i membri del nostro team di Technology for Transparency Network [in] che lavorano più duramente.

Renata Avila, che ha redatto i profili di tutte queste donne, è avvocato e attivista per i diritti umani, capo nazionale di Creative Commons Guatemala [sp], e direttrice di Primer Palabra [sp]. Ha lavorato con la Fondazione Rigoberta Menchu Tum [in], l'Università di Harvard, Public Voice [in], e Women in International Security. Il suo account su Twitter: @avilarenata.

Sopheap Chak [in] è una laureanda in un corso di studi per la pace all'Università Internazionale del Giappone. Nel frattempo, sta anche dirigendo il Cambodian Youth Network for Change [in], che mobilita giovani attivisti in tutto il Paese. In precedenza è stata responsabile del Centro Cambogiano per i diritti umani (CCHR) [in] dove ha aiutato a gestire la “Black Box Campaign” per combattere contro la corruzione della polizia in Cambogia. Il suo account su Twitter: @jusminesophia.

Rebekah Heacock [in] al momento sta frequentando un master presso la Columbia University School of International and Public Affairs [in], dove studia l'intersezione delle ICT e lo sviluppo e cura il blog della SIPA, The Morningside Post [in]. In passato ha vissuto e lavorato in Uganda, dove ha co-sviluppato e diretto una serie di conferenze riguardanti lo sviluppo post-conflitto per studenti universitari americani e africani. Il suo account su Twitter: @rebekahredux.

Manuella Maia Ribeiro è una neolaureata in Public Policy Management presso l'Università di San Paolo, Brasile. Dal 2007 sta effettuando ricerche su come i governi possano promuovere la trasparenza [in], la responsabilità e la partecipazione attraverso l'utilizzo delle tecnologie per l'informazione e la comunicazione. Il suo account su Twitter: @manuellamr.

Namita Singh è una ricercatrice e consulente sui media partecipativi. Ha studiato mass media e comunicazione di massa presso l'Università di Delhi ed ha un Master in Arts in Social Work ottenuto presso l'Istituto Tata di Scienze Sociali di Mumbai. Namita inizierà presto il suo dottorato di ricerca in Gran Bretagna riguardo i processi e l'impatto dei video partecipativi. Il suo account su Twitter: @namitasingh.

Carrie Yang è una studentessa post-laurea che studia i nuovi media presso l'Università cinese di Hong Kong. Il fulcro della sua ricerca è lo sviluppo del giornalismo partecipativo e dei nuovi media. Ha studiato inglese presso l'Università di Studi Stranieri di Guangdong a Guangzhou, Cina. Il suo account su Twitter: @Carrie_Young.

Sylwia Presley [in] è una blogger, fotografa ed attivista, appassionata di social media marketing per il settore non-profit e di social media per un cambiamento sociale. Ha organizzato numerosi eventi tra cui Barcamp Transparency UK [in] la scorsa estate a Oxford, che spera verrà replicato quest'anno in altre nazioni europee. Il suo account su Twitter: @presleysylwia.

Aparna Ray [in] è una consulente indipendente di ricerca qualitativa, profondamente interessata alle persone, alle culture, alle comunità e ai software e social media. Scrive sia in inglese che in bangla, (quest'ultima è la sua lingua madre), e si occupa del mondo dei blog in lingua Bangla su Global Voices [in]. Il suo account su Twitter: @aparnaray.

Laura Vidal [sp] è una venezuelana che studia Scienze dell'educazione a Parigi, Francia. Scrive sul blog Sacando la Lengua [sp] che riguarda lingue, letteratura e interazioni sociali, e crede profondamente nell'unicità e nell'importanza di ogni cultura, e nello studio delle altre culture come specchio per la nostra.

Conoscete altre donne che lavorano nei campi della tecnologia e della trasparenza? Segnalatene siti, blog e account Twitter nella sezione commenti qui sotto!

1 commento

  • ANGEL OTERO

    certo, abbiamo le legge, ma..cosa fa la polizia e il fisco? niente! e ci sono mille ragioni, per esempio, qua in venezuela il machismo esagerato delle stesse donne, la maggioranza debbo dire, é il primo colpevole di questa pazzia che non sembra aver fine! per questa ragione la gente non denuncia, ma si lamenta, perche’ allo stesso tempo, ci sono molte donne che lavorano cento per cento per un paese, per un mondo dove lei e i suoi figli possano vivere in pace; sono moltissime le donne che lavorano, sono anche dottoresse, senza alcun aiuto del governo, senza aiuto dalle stessa societá malata che dobbiamo cambiare; grazie tante a tutte le donne del mondo, adesso possiamo dirlo, é vero.

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