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La crisi della pesca su piccola scala in America Latina

Image by A Camargo.

Immagine di Alejandro Camargo.

Questo articolo, scritto da Alejandro Camargo, è stato originariamente pubblicato [en] sul sito di NACLA (Congresso Nord Americano sull'America Latina). Alejandro Camargo è un candidato Ph.D. in geografia presso l'Università di Syracuse, e un ricercatore esterno presso l'Istituto colombiano di antropologia e storia.

Pescare è un'attività rischiosa per sé. Uragani, tempeste e acque burrascose sono una minaccia costante per le migliaia di uomini e donne la cui sussistenza dipende dall'acqua. Tuttavia le forze politiche ed economiche, presenti a diversi livelli, costituiscono momentaneamente la minaccia più drammatica e più grave per i piccoli pescatori nell'Emisfero Meridionale. Queste forze provocano costantemente conflitti territoriali che rendono le acque un terreno politicamente ed ecologicamente turbolento, in cui molteplici interessi e attori collidono.

Il 27 gennaio 2014, i pescatori artigianali e i residenti della città cilena di Arica hanno sventolato bandiere nere e sono sfilati in un corteo di protesta attraverso la città. Erano “in lutto per il mare” [es, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] dopo che la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia (ICJ) ha rivisto il confine marittimo tra Cile e Perù. Dopo sei anni di conflitti tra queste due nazioni sulle loro frontiere marittime, la ICJ si è pronunciata in favore del Perù e gli ha concesso circa 21.000 chilometri quadrati [en] di territorio oceanico anteriormente rivendicato dal Cile. La decisione di ICJ è stata tuttavia seguita da trambusti politici che hanno reso visibili altri problemi che i pescatori artigianali affrontano oggi, come il monopolio delle aziende ittiche, la scarsità di pesce e la precarietà delle condizioni lavorative. Di conseguenza, la situazione dei pescatori di Arica è diventata illustrativa di una crisi più ampia che pregiudica anche la pesca artigianale in tutta l'America Latina.

Per i pescatori di Arica, la decisione di ICJ significa quello che molti definiscono la “morte” del mare, dato che parte del territorio marittimo, dove centinaia di uomini e donne si sono sostentati per decenni, non sarà più disponibile per loro. Comunque, questa controversia geopolitica non è stata la sola causa del malcontento generale in Arica. In una intervista per Radio Universidad del Cile, Nelson Estrada, un membro del Consiglio Nazionale per la Tutela della Pesca, ha sottolineato che la reale preoccupazione al di là della perdita del territorio marittimo è la cosiddetta “Ley Longueira” — una legge recentemente approvata che favorisce il monopolio  delle aziende ittiche su larga scala. Estrada rivela che le comunità di pescatori di Arica sono subordinate al monopolio e controllo di prezzi stabiliti dall’ Angelini Group, un'azienda molto potente che investe largamente anche in attività minerarie, legname e gas naturale.

Questo tipo di conflitto tra pescatori artigianali e aziende ittiche su larga scala ha provocato multiple proteste ben oltre il Cile. Nel febbraio 2014, i pescatori artigianali di Bahía Blanca in Argentina hanno denunciato gli effetti critici dei pescherecci — grandi vascelli da pesca commerciali che strascicano la rete attraverso le acque, note per perturbare gli ecosistemi sul fondale oceanico — subiti dai pescatori su piccola scala e la sostenibilità della fauna ittica. Lo Stato argentino si è pronunciato a favore dei pescatori artigianali, revocando la licenza a due grandi pescherecci. Tuttavia, così facendo, lo Stato ha inferto un nuovo colpo sulla parte dei lavoratori locali e i sindacati, la cui sussistenza dipende dalle risorse di prelevamento dei grandi pescherecci.

La concorrenza squilibrata e iniqua tra pescatori artigianali e aziende di prelevamento su grande scala è parte di una complessa crisi, in cui è in gioco anche la sostenibilità ecologica delle acque. L'espansione di industrie su larga scala, come ad esempio lo sfruttamento petrolifero, sta diventando la forma principale di contaminazione delle acque nei territori di pesca. È il caso dell'impresa petrolifera argentina Pluspetrol, che è responsabile della contaminazione dei fiumi e del drammatico inquinamento del lago di Shanshacocha nell'Amazzonia peruviana.

Le acque di pesca dell'Amazzonia in Perù stanno soffrendo le conseguenze ambientali di cambiamento climatico, deforestazione e contaminazione chimica correlata al narcotraffico. Di conseguenza, la cattura di pesci è diminuita di quasi il 50% nell'Amazzonia peruviana. Questa situazione è particolarmente allarmante, considerando che la regione amazzonica riporta la maggiore resa dalla pesca in acque interne in America Latina.

L'espansione di industrie su larga scala nei territori di pesca e il deterioramento ecologico dell'acqua hanno scatenato intensi conflitti tra le industrie, le comunità di pescatori e lo Stato. I pescatori della regione Bio Bio nel Cile meridionale hanno combattuto una battaglia legale contro Endesa — la maggiore impresa elettrica nazionale. Per i pescatori di Bio Bio, le operazioni di Endesa nell'area hanno provocato considerevoli danni all'ecosistema marino e alle acque oceaniche. Lo Stato cileno è intervenuto e si è pronunciato a favore delle comunità di pescatori. I pescatori locali sono tuttavia ancora in attesa di un risarcimento per la crisi socio ambientale che hanno vissuto a causa di Endesa.

La crisi economica, politica e ed ecologica che i pescatori affrontano oggigiorno si aggrava quando i territori di pesca diventano scenari di violenza e paura. Alcune organizzazioni di cittadini locali hanno pubblicizzato la scomparsa, tortura e l'abuso di poveri pescatori da parte delle navi da guerra degli USA in cerca di droghe e immigranti illegali in Ecuador. In base alle denunce, la guerra internazionale a droghe e immigrazione illegale intrapresa dagli Stati Uniti si è estesa ai territori oceanici, creando così una situazione di insicurezza per molti pescatori su piccola scala. In una intervista per Ecuadoradio, un pescatore ha raccontato [en]:

While fishing, my ship was destroyed by a North American frigate. Their intention was to destroy my ship. They said they were authorized to thoroughly inspect my ship. After six hours of inspection and destruction, they found nothing that can implicate me as the owner of the ship… they destroyed my boat, and we were in Ecuadorian waters! … and they found nothing. Many fishers have lost their boats…[while others have disappeared]… mothers and widows are suffering… we claim justice.

Mentre pescavo, la mia barca è stata distrutta da una fregata nord americana. La loro intenzione era di distruggere la mia barca. Hanno detto che erano autorizzati a ispezionare scrupolosamente la mia barca. Dopo sei ore di ispezione e distruzione, non hanno trovato niente che possa implicare che io sia il proprietario della barca… hanno [così] distrutto la mia barca, ma ci trovavamo in acque ecuadoriane! …e non hanno trovato niente. Molti pescatori hanno perso le loro barche… [altri sono invece scomparsi] …madri e vedove stanno soffrendo… rivendichiamo giustizia.

La riproduzione di violenza e paura nei territori di pesca è stata anche la conseguenza di conflitti geopolitici sulle frontiere marittime. Nel novembre 2012, la ICJ si è pronunciata in favore del Nicaragua, concedendogli circa 75.000 chilometri quadrati di mare che precedentemente appartenevano alla Colombia. Da allori, i pescatori su piccola scala dell'Arcipelago di San Andrés e Providencia in Colombia vivono nella paura costante di problemi quando pescano in alcune aree limitrofe alla nuova frontiera marittima. Alcuni pescatori dichiarano che i subacquei nicaraguegni rubano le reti e il pescato dei pescatori colombiani, creando anche un ambiente di ostilità e intimidazione. Di conseguenza, alcuni pescatori colombiani hanno rinunciato a lavorare in quelle aree, pieni di timori e disorientamento.

Il riconoscimento di questa crisi multidimensionale, che i pescatori su piccola scala affrontano oggi in America Latina, ha implicazioni per il modo in cui i decisori politici, gli attivisti e gli accademici comprendono il settore ittico. Primo, la crisi della pesca è generalmente illustrata da cifre e statistiche che sottolineano la cattura e la pesca eccessiva. Un approfondito esame delle forze economiche, politiche e ambientali correlate a queste cifre fornirà un'analisi più critica e complessiva dell'attuale stato dei pescatori nel mondo.

Secondo, i sostenitori di un consumo alimentare socialmente e ecologicamente sostenibile considerano generalmente il pesce come un'alternativa al consumo “distruttivo” di carne bovina e pollame. La pesca ha comunque le proprie politiche, che sono modellate anche da ingiustizia, violenza e ineguaglianza.

E terzo, la pesca viene generalmente vista come una attività economica indipendente e autonoma. L'acqua è tuttavia intimamente connessa con il territorio, questo significa che molte comunità di pescatori coltivano anche prodotti agricoli ed animali da allevamento.

Da questa prospettiva, possiamo meglio esaminare le connessioni tra la crescente pressione sulle risorse acquatiche e il deterioramento dei diritti fondiari, e i modi in cui la crisi della pesca aggrava il problema della sovranità alimentare nelle aree rurali dell'America Latina. Questa offrirà una comprensione più articolata della posizione dei pescatori nella trasformazione delle società agrarie, e un approccio più critico all'economia politica del pesce e delle risorse marine.

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