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COVID-19 in Medio Oriente: questa pandemia è una crisi sanitaria o una guerra?

Le forze armate egiziane hanno avviato i preparativi atti alla mobilitazione di tutti i governatorati egiziani per combattere il nuovo focolaio di coronavirus (COVID-19). Screenshot di YouTube dalle Notizie del Giorno in  Egitto.

La storia della guerra su vasta scala per affrontare il COVID-19 quale “nemico senza volto” — intrapresa dalle democrazie liberali — ora riecheggia in tutta la regione del Medio Oriente e del Nord Africa (MENA). 

Il presidente francese Emmanuel Macron è stato uno dei primi leader mondiali a concepire la risposta al COVID-19 come una campagna di guerra globale. Ha usato la parola “guerra” otto volte [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] nel suo discorso televisivo del 16 marzo sulle misure di sicurezza inedite riguardanti il COVID-19. Parlando solennemente, ha chiesto la “mobilitazione generale” e ha paragonato il personale del servizio sanitario ai soldati della Prima Guerra Mondiale che combattono contro un “nemico invisibile”.

Il primo ministro del Regno Unito Boris Johnson si è dichiarato capo di un “governo ai tempi di guerra”, così come il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Questo parlare di guerra nel MENA ha dato forma al discorso sul COVID-19 che ha scatenato isteria, paura e polarizzazione tra i cittadini. Media, osservatori e politici hanno diffuso questa narrazione militare utilizzando termini come “guerra economica”, “battaglia” [ar], “fronte” [ar], “coprifuoco,” “martiri” [ar] e “soldati sanitari”.

Questo riflette una tendenza globale verso una retorica di tipo bellico che ha permesso ai governi di tutto il mondo di mettere in atto poteri di emergenza e imporre misure draconiane che in qualsiasi altra circostanza sarebbero inaccettabili.

Isolamenti rigorosi e coprifuoco

Nella regione MENA, i servizi di assistenza sanitaria sono a dir poco strapieni o sottofinanziati. Molti dei sistemi sanitari della regione sono stati distrutti dalle guerre o privatizzati.

A differenza dei paesi più ricchi, molti ospedali nella MENA non hanno la possibilità di curare un alto numero di pazienti. Se il coronavirus si diffonde, questi sistemi di assistenza sanitaria saranno rapidamente sommersi. E questo potrebbe portare ad epidemie di massa in tutte le classi sociali, comprese le élite privilegiate.

In questo insolito riconoscimento pubblico del potenziale fallimento dei sistemi sanitari, diversi governi MENA hanno imposto misure draconiane fin dalla fase iniziale — anche quando il numero dei casi di COVID-19 era ancora basso.

La Giordania è stata una delle prime ad essere isolata e il coprifuoco del 19 marzo è stato subito da esempio per quello del Marocco il 20 marzo, seguiti dalla Tunisia il 22 Marzo e dall'Algeria il 24 Marzo.

Anche la regione del Golfo è entrata in isolamento. Gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein sono stati isolati il 26 marzo e l'Arabia Saudita, dove si dice che centinaia dei membri della famiglia reale siano stati contaminati, li ha seguiti il 29 marzo.

I paesi della regione hanno applicato energicamente le normative criminalizzando chiunque violi le misure di sicurezza.

Migliaia di persone sono state arrestate. “Chiunque infranga le norme di sicurezza sarà trattato come un criminale, perché non rispettare le regole nel contesto della pandemia è un crimine,” ha dichiarato il presidente della Tunisia Kais Saied. 

La presenza dell'esercito nella “guerra” contro il COVID-19

Militari tunisini in posa per una foto. Foto di Dennis Jarvis tramite Flickr / CC BY SA 2.0.

Seppur non necessario alcuno scontro armato o  “combattimento” fisico nella crisi generata dal COVID-19, diversi governi nella regione MENA hanno fortemente mobilitato i loro eserciti per sostenere lo “sforzo bellico” in termini di logistica, forze dell'ordine e campagne di comunicazione. 

Giordania e Tunisia sono stati due dei primi a schierare l'esercito per pattugliare le strade e far rispettare l'isolamento.

Sono emerse scene surreali di manifestazioni di forza eccessive. In Tunisia, un elicottero militare ha volato a bassissima quota per interrompere una partita di calcio che si stava svolgendo in un quartiere [fr]:

Scena surreale!  un elicottero della #Tunisia che vola a bassissima quota per fermare una partita  di calcio in un quartiere #covid19tn

I soldati nei carri armati hanno installato posti di blocco tra le città in Giordania e Marocco. Gli aerei militari sono stati filmati mentre portavano rifornimenti medici [fr].

In Egitto, in una campagna d'immagine rivolta alle pubbliche relazioni, i militari hanno pulito e sterilizzato le strade principali del Cairo, la capitale.

Queste scene a volte sono state proposte con il supporto di inni nazionali e bandiere al vento.

Patriottismo e patriarcato

In questo contesto bellicoso, eroi e cattivi sono definiti in base al grado di osservanza delle regole statali.

Mentre i professionisti sanitari sono considerati “eroi”, coloro che non seguono gli ordini del governo — spesso le persone povere che non possono permettersi di rimanere a casa — ricoprono il ruolo dei cattivi, se non dei traditori.

In Tunisia, un rappresentante sanitario della città di Tataouine, in seguito a una segnalazione di un nuovo caso di COVID-19 nella sua circoscrizione, ha dichiarato [ar] “siamo in guerra e quelli che non obbediscono sono traditori.” In un discorso sulla carenza di cibo e sull'inflazione dei prezzi che hanno alimentato la rabbia pubblica, il presidente tunisino Saied ha definito gli accaparratori di cibo [ar] come “criminali di guerra.”

I media hanno anche incoraggiato l'appello alla guerra e al sacrificio con messaggi forti che mobilitano e convincono la popolazione a seguire le regole.

Nel discorso a volte infantilizzante che gioca sulle paure piuttosto che sull'intenzione di educare, i cittadini vengono istruiti a rimanere in casa.

Nell'aprile 2020, un presentatore tunisino in un talk show televisivo intitolato “Adhak maana” (“Ridi con noi”) su Attessia TV ha ripetuto queste parole:

“It is for your own good.… If you behave yourself well and stay home, you will be able to go out as you used to.”

È per il vostro bene.… Se vi comportate bene e restate a casa, potrete uscire come una volta”.

La maggior parte dei canali televisivi regionali hanno presentato il nuovo motto “Resta a casa” come dovere patriottico. I cittadini sono incoraggiati a partecipare a questo “sforzo bellico” osservando e denunciando i trasgressori.

In Tunisia, le autorità hanno messo a disposizione numeri verdi e piattaforme di social media per segnalare le violazioni degli ordini governativi.

Questa narrazione di guerra ha creato un clima che propone l'effetto del “riunirsi sotto la bandiera” dove le persone si uniscono al seguito di leader presumibilmente forti e risoluti. L'analogia con la guerra richiama un'immaginazione virile popolata dall'eroismo maschile in cui le donne — che rappresentano la maggioranza delle figure professionali e dei lavoratori chiave — sono in secondo piano.

La guerra è divisiva. La pandemia è una “guerra”?

L'analogia insiste su un linguaggio paternalistico, allarmante, con toni che generano divisione e stigmatizzazione durante la crisi del COVID-19. Spinge inoltre le persone una contro l'altra invece di creare un senso di responsabilità civica e di solidarietà.

In Tunisia, la paura del virus ha portato a comportamenti estremi, galvanizzato ultimamente dalla sepoltura delle vittime del COVID-19. Le comunità locali hanno rifiutato le sepolture per paura [fr] che contaminassero il suolo. Le autorità, con l'aiuto dell'esercito, sono intervenute e hanno insistito sul fatto che non vi è alcun rischio di trasmissione dai cadaveri.

Abusare del linguaggio bellico per rispondere a un'emergenza sanitaria non è solo improduttivo, ma è anche potenzialmente dannoso per il tessuto sociale.

I cittadini della Siria, dello Yemen e della Libia conoscono fin troppo bene cosa significa guerra — è caos e distruzione. Molti cittadini in tutto il mondo stanno protestando per combattere questa feroce ondata. 

In un singolare discorso televisivo, il presidente della Germania Frank-Walter Steinmeier ha dichiarato:

No, this pandemic is not a war. Nations do not oppose other nations nor soldiers against other soldiers. It is a test of our humanity. … [This crisis] brings out the best and the worst of people. Let us show others what is best in us.

No, questa pandemia non è una guerra. Le nazioni non si oppongono le une alle altre, né lo fanno i soldati. È una prova della nostra umanità. … [Questa crisi] rivela i lati migliori e i lati peggiori delle persone. Mostriamo agli altri la nostra parte migliore.

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