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articoli da In breve

Circa 750 milioni di persone parleranno francese entro il 2050

Bangui, Central African Republic. The French language retains some of its former influence in the former French colonies in Africa.

Bangui, Repubblica Centrafricana. La lingua francese conserva parte delle influenze esercitate nelle ex colonie francesi in Africa. Immagine di Wikimedia Commons.

Contraddicendo l’affermazione di John McWhorter su New Republic, secondo cui sia inutile imparare il francese [en, come tutti i link seguenti], Pascal Emmanuel Gobry scrive sul suo blog di Forbes che il francese potrebbe essere invece la lingua del futuro:

Da molto tempo ormai, non sono i francesi a costituire la più grande comunità francofona. La lingua cresce velocemente e si diffonde nelle aree a più alto tasso di crescita, in particolare nell’Africa subsahariana. Stando alle ultime previsioni, 750 milioni di persone parleranno francese entro il 2050. Uno studio condotto dalla banca di investimenti Natixis suggerisce che entro tale data il francese potrebbe essere addirittura la lingua più parlata al mondo, in testa all’inglese e perfino al cinese mandarino.

I traduttori di Global Voices si sono espressi un mese fa sul tema dell’apprendimento del francese, evidenziandone sfide e benefici.

 

Cina: la privatizzazione delle imprese statali cancellerebbe la corruzione dilagante?

A cartoon on SOE corruption from China state-owned Xinhua News and China's top 10 profitable companies (All are SOEs).

Vignetta ripresa dall'organo di informazione statale Xinhua News sulla corruzione delle SOE con la classifica delle 10 compagnie più produttive (tutte imprese statali).

Una campagna senza precedenti, che prende di mira i sospetti corrotti tra gli Ufficiali del Partito Comunista Cinese, del governo, i militari e le imprese statali, è stata avviata sin da quando il presidente Xi Jinping salì al potere alla fine del 2012. La lista delle “mosche” (persone comuni) e delle “tigri” (uomini d’affari) [en] cadute in trappola sta crescendo sempre più, ma molti si chiedono se questa repressione “caso per caso” farà la differenza, dato che tale sistema è stato disegnato per far collaborare a più stretto contatto gli ufficiali del governo e i capitalisti.

Liu Shengjun, famoso economista e opinionista del social media cinese Weibo, per affrontare il problema fondamentale della corruzione ha audacemente proposto la privatizzazione delle imprese statali. Lui le ha definite [zh, come tutti i link seguenti, salvo diversa indicazione] le “amichette capitaliste” della Cina, data l'inefficienza del settore che aumenta solo il monopolio e la corruzione.

L’economista ha ulteriormente espresso un pensiero più elaborato:

实践证明,国企既非社会主义的优越性,亦非执政基础,而是在破坏执政基础。假如能把国企私有化(以公开透明方式)则:出售国企收入填补养老金黑洞,财政何愁没钱?破除垄断、公平竞争,经济何愁不好、企业何愁不创新?话费油价下降,何愁消费不给力?腐败减少一半,何愁民众不满意?

E’ stato dimostrato che le imprese statali non hanno rappresentato né alcun vantaggio socialista né una base del potere governativo, ma lo hanno solo danneggiato. Se le aziende statali cinesi potrebbero essere privatizzate con franchezza e trasparenza, perchè il governo dovrebbe preoccuparsi del bilancio, dato che le entrate potrebbero compensare il deficit pensionistico? Perché il governo si dovrebbe preoccupare del calo e le aziende dovrebber temere di non innovarsi, dato che ciò romperebbe il monopolio e comporterebbe una concorrenza leale? Perchè dovremmo preoccuparci del crollo dei consumi dato che le bollette telefoniche e i prezzi dell’olio crollerebbero? Perchè il governo dovrebbe preoccuparsi delle lamentele dell'opinione pubblica se la corruzione in questo modo si dimezzerebbe?

Egli ha anche citato le parole di un famoso imprenditore immobiliare e opinion leader, Ren Zhiqiang, affermando che “le aziende statali dovrebbero essere completamente abolite”.

【国企改革呼唤思想解放】1、吴敬琏:有人说因为有社会主义前缀,国企就改不成了,我说没这道理;2、胡祖六:有国企就不可能公平竞争;3、@任志强:我最重要的认识是,国企应彻底取消

La riforma delle imprese statali fa appello all'emancipazione ideologica: 1. Wu Jinglian (prestigioso economista): Alcuni affermano che le imprese statali a causa della loro impronta socialista non possono essere riformate, io dico che è assurdo; 2.Fred Hu (ex direttore generale di Goldman Sachs Asia-Pacific): competizioni leali non potranno mai esistere fino a quando ci sono le imprese statali; 3. Ren Zhiqian: le imprese statali dovrebbero essere completamente abolite, questa è la mia prospettiva più importante.

I commenti di Liu Shengjun sono in risposta a un altro caso di corruzione che di recente ha coinvolto le imprese statali cinesi.

Il 30 agosto, la Commissione Centrale per il Controllo Disciplinare (CCDI) [it] del Partito Comunista ha comunicato sul proprio sito che Deng Qilin, ex presidente del maggior centro di produzione siderurgica Wuhan Steel, è sospettato di aver commesso serie “violazioni disciplinari” (eufemismo per corruzione”).

Deng presumibilmente è stato autocrate e autoritario nella gestione. Suo fratello e suo figlio, stando a quel che si dice, hanno approfittato del rapporto di parentela per ottenere profitti illegali. La decisione di Deng di investire nel settore minerario estero ha portato a un'enorme perdita.

Nel mese di marzo, Xu Jianyi, ex presidente della più grande fabbrica automobilistica cinese FAW, era sotto inchiesta, secondo il CCDI, per “aver violato la disciplina del Partito“. Un mese dopo, l'ex dirigente Shi Tao è stato condannato al carcere a vita per aver accettato delle tangenti.

Lo scorso anno, Pechino ha presentato la politica della “proprietà mista” [en], che incoraggia il capitale privato a investire e trattenere le quote di minoranza nelle imprese statali. Eppure, la politica genera un effetto insignificante perché la quota di minoranza esclude i privati dal prendere decisioni di potere riguardanti la pianificazione strategica e la gestione degli affari.

Ci sono migliaia di imprese statali in Cina e loro sono la spina dorsale della crescita economica. I loro monopoli in molti settori escludono le entità di mercato più piccole che vanno avanti a bassa efficienza e con servizio scadente.

Tuttavia, la privatizzazione o l'abolizione delle imprese statali è ancora un taboo in Cina come lo è ancora il Partito Comunista Cinese, ideologicamente devoto al pensiero socialista della “proprietà collettiva”. Il richiamo esplicito di Liu Shengjunè vuole tempestivamente suggerire al pubblico di esaminare la natura della corruzione del paese e di cercare una soluzione.

Le sconvolgenti “anti-principesse” latine di una nuova serie di libri per bambini

Principesse vs. Donne straordinarie. Queste storie sono ispirate a Frida Kahlo e Violeta Parra.

La casa editrice argentina Sudestada ha lanciato una raccolta [es, come tutti i link seguenti] di libri per bambini intitolata “Anti-principesse” che vede come personaggi principali la pittrice messicana Frida Kahlo e la compositrice cilena Violeta Parra.

Le eroine di queste storie non vivono in una castello e non aspettano neanche che il principe azzurro venga a salvarle. L'unica cosa che hanno in comune è che sono donne sudamericane scampate ai cliché del loro tempo.

Nadia Fink, l'autrice di questi lavori illustrati, dice che queste figure storiche dell'America Latina offrono il perfetto contrasto con le classiche storie delle principesse europee:

“Las Antiprincesas seguirán siendo latinoamericanas porque decidimos contar la historia de Nuestra América, en un continente que nos late y nos identifica. Un poco es contraponerlos a los relatos de las princesas en un entorno continental de Europa, alejado de nuestra cultura y nuestro paisaje”.

Le Anti-Principesse rimarranno latino americane perché abbiamo deciso di raccontare la storia della nostra America, in un continente che smuove i nostri sentimenti per esso e che ci identifica. Abbiamo provato un poco a contrapporle con le fiabe delle principesse europee, così lontane dalla nostra cultura e dai nostri paesaggi.

Si teme per la vita di Bassel Khartabil, programmatore siriano incarcerato, trasferito in località sconosciuta

The FreeBassel poster from @freebassel on Twitter. Bassel Safadi has been imprisoned in Syria for almost four years and friends and activists fear for his life after he was transferred from his prison today to an unknown location

Il manifesto FreeBassel (liberate Bassel) traatto dall'account @freebassel su Twitter. Bassel Safadi è tenuto prigioniero in Siria da quasi quattro anni. Amici e attivisti temono per la sua vita in seguito al traferimento verso una destinazione ignota, avvenuto il 3 Ottobre

Gli attivisti chiedono al governo siriano l'immediato rilascio del programmatore siro-palestinese Bassel Khartabil [it], conosciuto anche come Bassel Safadi, in seguito al suo trasferimento dal carcere di Adra verso una destinazione ignota, avvenuto nelle prime ore del 3 ottobre 2015.

Safadi, tenuto prigioniero da almeno quattro anni [it], è un famoso programmatore di software open-source. Attivo in progetti come Mozilla Firefox e Wikipedia, ha concentrato il suo impegno in Siria nell'apertura di internet e nell'estensione dell'accesso online e della conoscenza al pubblico. Secondo il Parlamento Europeo, la sua incarcerazione fa parte di un più ampio disegno ideato dal governo siriano per limitare l'accesso alla comunità online e soffocare la libertà di espressione nel paese.

Una pagina Facebook fondata dai sostenitori che invocano il suo rilascio sostiene che [ar]:

تم نقل باسل من سجن عدرا الى جهة مجهولة بعد ان اتت دورية لا يعرف بالضبط الى اي جهة تتبع وطلب منه اخذ كل اغراضه
من المتوقع ان يكون نقل الى مقر المحكمة الميدانية في الشرطة العسكرية في منطقة القابون
قلق ومخاوف على مصير باسل بعد ان اصبح وضعه مجهولا من جديد

Bassel è stato trasferito dalla prigione di Adra verso una destinazione ignota, dopo che un agente di pattuglia – la cui affiliazione non è conosciuta – si è recato da lui ordinandogli di raccogliere le proprie cose. Si suppone che sia stato trasferito al quartier generale della corte civile presso la Polizia Militare dell'area di Al Qaboun. Siamo preoccupati e temiamo per Bassel, la cui posizione è tuttora sconosciuta.

Khartabil è stato arrestato il 15 marzo 2012, giorno del primo anniversario dell'inizio della rivoluzione siriana. Dopo essere stato interrogato e torturato per cinque giorni dal ramo militare 215, è stato trasferito al ramo della divisione interrogatori 248, dove è rimasto detenuto ed irraggiungibile per nove mesi. Il 9 dicembre 2012, Khartabil è stato condotto davanti ad un pubblico ministero militare senza la presenza di un avvocato e accusato di “essere una spia per conto di uno stato nemico”. In seguito al processo è stato inviato alla prigione di Adra a Damasco, dove è stato trattenuto fino ad oggi. La Electronic Frontier Foundation (EFF) sottolinea che [en]:

It was Bassel's visibility as a technologist and activist that made him a target for detention.

È stata la visibilità di Bassel come esperto tecnologico e attivista a renderlo un obiettivo ideale per la carcerazione.

Una petizione online, lanciata dall'amico e attivista Mohamed Najem, disponibile su Change.org ne richiede l'immediato rilascio. Cliccate sul link [en/ar] per firmare l'appello.

Anche l'amica e attivista per la libertà di espressione Jillian C. York (direttrice per la Libertà Internazionale di Espressione presso EFF) supporta la causa. Ha condiviso su Twitter [en]:

Il mio amico Bassel Safadi è stato trasferito dalla prigione di Adra in Siria, non sappiamo dove sia-Firmate la nostra petizione qui 

Sappiamo che le petizioni non convinceranno la Siria (o chiunque altro) ma è tutto ciò che abbiamo. Aiutateci a diffondere il messaggio così Bassel resterà al sicuro.

Tutti i Paesi più felici del mondo sono in America Latina

La classifica dei paesi più (e meno) felici del mondo.

Per creare il l'indice delle esperienze positive [en, come il link successivo], Gallup ha intervistato 150.000 persone adulte in 148 paesi, facendo domande come “Le è capitato di sorridere o ridere ieri?” e “Ha imparato qualcosa di nuovo o fatto qualcosa di interessante ieri?” A grande sorpresa, secondo quanto riportato da Quartz, i paesi principali per emozioni positive sono tutti dell'America Latina, dal Paraguay a Nicaragua.

L'inchiesta ha utilizzato una scala da 0 a 100 e ha scoperto che la media mondiale per l'indice di esperienze positive per il 2014 è di 71 su 100—”la stessa del 2013, e all'incirca quanto è stata fin dal 2006.”

Il paese con il punteggio emotivo meno positivo è il Sudan (47 su 100). Bassi anche in Tunisia, Serbia, Turchia ed altri paesi i livelli di felicità, a causa della guerra ed altre forme di instabilità politica.

In Bolivia ed El Salvador, per esempio, il 59% degli intervistati ha risposto “sì” a tutte le domande riguardo le emozioni sia positive che negative, il che colloca questi paesi particolarmente in alto per i loro punteggi “sensibili”.

Taiwan: visto negato a uno straniero perchè prese parte alle proteste vs nucleare, ora otterrà risarcimento

Daniel Andres Helmdach, working as a volunteer on conservation projects in 2011.

Daniel Andres Helmdach mentre lavorava come volontario ad un progetto di conservazione, nel 2011. Foto della pagina Facebook di Rui-Guang Huang.

Due anni fa, a marzo 2013, Daniel Andres Helmdach è stato arrestato e deportato [en] da Taiwan, accusato dalle autorità di immigrazione di aver visitato il paese per unirsi ad una protesta anti-nucleare. Il giovane tedesco non aveva precedentemente svolto alcuna attività illegale a Taiwan, tuttavia aveva lavorato come volontario ad un progetto di conservazione nel 2011. Il ragazzo ha fatto causa all'ufficio immigrazione con l'accusa di trattamento irragionevole e, il 30 luglio 2015, la Corte Distrettuale di Taipei ha deliberato [zh] in suo favore. Le autorità dell'immigrazione sono state condannate pagare una multa di 125.000 dollari taiwanesi (4.200 $), da fornire a Daniel come compenso per il prezzo del biglietto aereo e i danni morali.

Questo caso è stato considerato un tipico esempio [zh] dell'abuso di potere delle autorità taiwanesi nell'ambito del giro di vite sulle attività dei dissidenti. Anche due attivisti giapponesi, provenienti da Fukushima, hanno ricevuto un'avverentenza da parte dell'ufficio immigrazione dell'isola, subito dopo un loro discorso ad una manifestazione antinucleare a Taiwan, il 30 aprile 2011.

Ricordiamo Hervé Cornara come la brava persona che era, non solo come una vittima

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Herve Cornara – via @ldecrion CC-BY-20

Herve Cornara è stato il dirigente dell’ ATC-Colicom, una società con sede a Chassieu, nella periferia di Lione, in Francia. Ma, soprattutto, era padre di un ragazzo ed era amato dai suoi parenti e colleghi.

Cornara è stato ucciso e decapitato da Yassin Salhi, vicino ad una bandiera dell’ ISIS, in una fabbrica di Saint-Quentin-Fallavier, nella regione Isère. Salhi è un camionista [fr, come tutti i link seguenti] e padre di tre bambini. E’ nato a Pontarlier, Francia; sua madre vive in Marocco, mentre il suo defunto padre era algerino.

I parenti di Cornara descrivono Herve come un padre amorevole e un ottimo collega:

Il était investi, c'était quelqu'un qui voulait toujours aider les gens. Je vais continuer ce qu'il a commencé

Era sempre impegnato e pronto ad aiutare il prossimo. Continuerò il lavoro che lui aveva iniziato.

Pascal Servino, un amico di Cornara, spiega:

C'était un homme affectueux, généreux. Il était strict sur le quartier : dès que quelque chose n'allait pas, il se mobilisait pour résoudre les problèmes. Il va nous manquer.

Era un uomo affettuoso e generoso. Si è sempre preso cura del bene comune: se qualcosa andava storto, era il primo a dare una mano per rimediare. Ci manca molto.

Emigrano più europei in America Latina che il contrario, rivela uno studio

 "Leaving" Mural, by Antonio Segui, at Independencia station in the Buenos Aires metro (Argentina). More Europeans have migrated to Latin America than vice versa. Credit: Rodrigo Borges Delfim

“Emigrando” Murales di Antonio Segui nella stazione Independencia della metro di Buenos Aires, Argentina.
Foto: Rodrigo Borges Delfim

Questo post è apparso per la prima volta sul blog MigraMundo in lingua portoghese e viene ripubblicato su Global Voices, in seguito a un accordo per la condivisione dei contenuti.

Contrariamente a quanto si pensa comunemente, sono di più gli europei che stanno emigrando dall'Europa verso l'America Latina e i Caraibi che quelli in direzione opposta. E’ la conclusione di uno studio pubblicato recentemente dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), dal titolo “Dinamiche migratorie in America Latina e i Caraibi e tra America Latina e Unione Europea”.

Il documento riporta che, nel 2012, più di 181.000 cittadini europei hanno lasciato i loro paesi, rispetto ai 119.000 cittadini latino americani che si sono spostati in direzione opposta. I dati mostrano una diminuzione del 68% di quest'ultimo flusso rispetto al 2007, quando il numero di migranti dall'America Latina e dai Caraibi verso l'Europa ha superato i 35.000, il livello più alto mai raggiunto.

La Spagna supera gli altri paesi per numero di cittadini che emigrano alla ricerca di nuove opportunità negli stati del Sud America, con 181.166 migranti verso questi Paesi nel 2012. Seguono Italia, Portogallo, Francia e Germania.

Nel 2013, 8,5 milioni di migranti internazionali vivevano in America Latina (1,1 milione proveniente dall'UE), 500.000 in più del 2010 e 2,5 milioni in più rispetto al 2000.

“Negli ultimi anni, i cambiamenti dei flussi migratori tra America Latina e Europa mostrano ancora una volta che tali flussi sono influenzati dalle oscillazioni socio-economiche e che possono potenzialmente rivelarsi uno strumento di adattamento e risposta alle crisi economiche strutturali”, commenta Laura Thompson, assistente al direttore generale dell'IOM.

Study shows that more Europeans have migrated to Latin America than Latin Americans to Europe. Credit: Divulgação

Lo studio mostra che sono di più gli europei emigrati verso l'America Latina che i latino americani verso l'Europa.
Foto: IOM/Divulgação

Un esempio dell'adattamento appena menzionato è l'aumento delle migrazioni tra paesi dell'America Latina. Nel 2013, l'Argentina si è collocata in testa a questi paesi, accogliendo 238700 immigrati da paesi della stessa area (28% del totale), seguita da Venezuela, Costa Rica e Repubblica Domenicana.

E il Brasile?

Mentre la questione immigrazione continua ad assumere importanza in Brasile, che sta diventando paese di transito e destinazione per i migranti, lo studio dell'IOM mostra che i brasiliani continuano ad emigrare verso altri paesi.

Secondo lo studio, il Brasile è il paese dell'America Latina con il maggiore numero di migranti verso l'Europa, seguito da Colombia, Perù e Ecuador. E’ altresì il paese che riceve il più alto numero di rimesse dall'Unione Europea (1.596 dollari), che rappresentano il 22% della cifra totale inviata verso l'America Latina (dati del 2012).

Clicca qui per scaricare lo studio (in spagnolo).

Informazioni del post tratte da IOM, Rádio Migrantes ed El País.

La prof. di giornalismo Elaine Diaz sfiderà i limiti della libertà di stampa a Cuba

Credit: Courtesy of Elaine Diaz

Credit: per gentile concessione di Elaine Diaz

Questo articolo e servizio radiofonico della produttrice Joyce Hackel per The World, sull’autrice di Global Voices Elaine Diaz, sono originariamente apparsi su PRI.org il 10 giugno 2015 e vengono qui ripubblicati come parte di un accordo per la condivisione di contenuti.

Cuba è solita mettere il bavaglio ai suoi media più di qualsiasi altro paese d’America. La sua costituzione non permette una stampa indipendente. Ma i media dell’isola, intorpiditi e gestiti dal governo. potrebbero proprio incontrare un avversario quando una giovane blogger cubana ritornerà nell’isola la prossima settimana e proverà a lanciare un progetto online di giornalismo partecipativo.

 

“Non mi aspetto troppo supporto dal governo. Diciamo che mi aspetto tolleranza, ma non sono sicura di poterci contare,” afferma la cubana Elaine Diaz, autrice del blog La Polémica Digital [es]. “Sarà davvero impegnativo.”

Elaine ha appena trascorso un anno come membro Nieman all’università di Harvard. Tra pochi giorni, ritornerà al suo lavoro come professoressa di giornalismo all’Università dell’Avana e lancerà Periodismo del Barrio, un tentativo di andare oltre i limiti dei reportage investigativi di Cuba.

Il progetto si concentrerà sulle storie, dalle comunità vulnerabili ai disastri naturali, come gli uragani e le piogge torrenziali che sono comuni sull’isola.

“Il nostro obiettivo principale non è quello di fare notizie straordinarie,” dice. “Si tratta in un certo senso di far sì che il governo, il governo locale, sia obbligato a dare una risposta.”

Elaine ammette che il governo di Cuba non ha approvato il suo progetto e che quello che sta programmando di fare non è legale. Ecco perché sta cercando di registrare il tentativo in un terzo paese.

“Lavoreremo nello stesso tipo di limbo in cui attualmente a Cuba lavorano molti giornalisti partecipativi,” fa notare.

Si aspetta già di ricevere pressione dal governo di Cuba, ma spera che la qualità generata nei media locali sosterrà il progetto.

Periodismo del Barrio ha messo un annuncio per cercare altri tre giornalisti che facciano parte del suo staff. Fino ad ora la Diaz ha ricevuto 96 domande, molte più di quelle che aveva previsto.

“Le persone non si fidano facilmente di qualcuno che lancia un nuovo mezzo di informazione. Ecco perché non mi aspettavo troppe richieste,” afferma. “Ma penso che si fidino di me, che credano nel progetto. Sanno che potrebbe venirne fuori qualcosa di davvero buono.”

Periodismo del Barrio, secondo Elaine, sarà in parte basato sul modello del “piccolo media” che ha studiato negli Stati Uniti, inclusi organi come il New Haven Independent, The Texas Tribune e ProPublica. E lei è pronta ad agire in fretta, perché dice che i cubani non si sentono rappresentati dai media gestiti dal governo e sono pronti a partecipare a una discussione su come creare qualcosa di nuovo.

Non è chiaro se i poteri presenti a Cuba siano pronti tanto quanto lo è Elaine Diaz. E non è affatto certo quali potrebbero essere le ripercussioni per i giornalisti che sfidano le autorità, ma è un rischio che Elaine è pronta a correre.

In ricordo della donna kirghisa che adottò 150 bambini durante l'assedio di Leningrado

Three men bury the dead during the Siege of Leningrad in 1942 at the Volkovo cemetery. Boris Kudoyarov, RIA. Licensed to reuse.

Tre uomini seppelliscono i morti durante l'assedio di Leningrado [it] del 1942 nel cimitero di Volkovo. Boris Kudoyarov, RIA. Licenza di riuso

“Una leggenda”: così i media kirghisi e russi si riferiscono parlando di Toktogon Altybasarova, 91 anni, che durante la Seconda Guerra Mondiale offrì rifugio [ru, come tutti i link seguenti] a 150 bambini evacuati da Leningrado, nel corso di un blocco di due anni e mezzo costato un milione di vite.

Nel 1942, mentre la Germania nazista bombardava la seconda città della Russia, ora chiamata San Pietroburgo, la sedicenne Altybasarova, morta lo scorso 11 giugno, risparmiò agli sfollati di fare la fame ospitandoli in un dormitorio per il personale di una fabbrica locale, nel suo remoto villaggio natale di Kurmenty, nel nord est del Kirghizistan.

All'epoca era appena stata eletta capo del consiglio del suo villaggio.

Photo taken from Wikipedia

Foto da Wikipedia

 

 

 

 

 

 

Altybasarova stabilì l'età dei bambini e diede loro dei nomi. A capo di una squadra di assistenti, condusse i bambini fino all’età adulta, mentre partivano per lavorare e studiare in diverse parti dell'Unione Sovietica.

Secondo l’emittente di stato del Kirghizistan, Altybasarova conservò fino alla morte e facendone tesoro le lettere dei bambini da lei adottati.

Il presidente del Kirghizistan, Almazbek Atambayev, ha detto in un messaggio video:

Токтогон Алтыбасарова во время Великой Отечественной войны стала матерью 150 детям из блокадного города Ленинграда. В свои 16 лет, окружив детей заботой и вниманием, сумев им передать ощущение близости и теплоты, Токтогон-апа заменила им родную мать.

Durante la Grande Guerra patriottica [1941-1945], Toktogon Altybasarova diventò madre di 150 bambini della città assediata di Leningrado. A sedici anni, Toktogon-apa assunse il ruolo delle madri dei bambini, circondandoli di cure e attenzione e trasmettendogli un senso di vicinanza e calore.

Altybasarova ebbe otto figli suoi, 23 nipoti, e 13 pro-nipoti. L'ufficio del presidente ha stanziato 100,000 som kirghisi (1.700 dollari) per coprire i costi del suo funerale.

Sotto un articolo sul sito web di notizie kirghiso Vecherni Bishkek, i lettori hanno celebrato la lunga vita della Altybasarova.

Вот настоящий пример человеческого отношения к людям!

Надеюсь, что она воспитала своих детей именно такими, какой она была сама. Настоящими!

Ecco un esempio di una relazione davvero umana con le altre persone! Spero che abbia cresciuto i suoi figli prendendo come modello se stessa. Come persone vere!

E una persona che ha dichiarato di essere figlia di Altybasarova ha ringraziato i sostenitori:

Всем ,  выразившим  соболезнования моей маме  – Алтыбасаровой Токтогон , большое спасибо !  Спасибо за поддержку и за ваши добрые слова !!!! Спасибо детям из блокадного Ленинграда за добрую память !!!

A tutti quelli che stanno offrendo le condoglianze a mia madre, Toktogon Altybasarova, vi ringrazio! Grazie per il vostro supporto e le parole gentili!!! Grazie ai bambini di Leningrado per i bei ricordi!!!

Il Giappone slitta molto in basso nella Classifica Mondiale della Libertà di Stampa

Classifica della libertà di stampa secondo RSF (reporter senza frontiere) infografica

Nel 2014, il Giappone è caduto ancora più in basso nella classifica mondiale della libertà di stampa stilata da Reporter Senza Frontiere: si trova infatti in 59esima [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] posizione su 180. Il motivo? Il rapporto annuale cita una nuova legge che tutela i segreti di stato adottata a dicembre 2013:

The “special intelligence protection bill” that the National Diet in Japan (59th, – 5) adopted in late 2013 would reduce government transparency on such key national issues as nuclear power and relations with the United States, now enshrined as taboos. Investigative journalism, public interest and the confidentiality of journalists’ sources are all being sacrificed by legislators bent on ensuring that their country’s image is spared embarrassing revelations.

La Legge Speciale sui Segreti di Stato, che la Dieta giapponese ha adottato alla fine del 2013, riduce la trasparenza di governo a proposito di alcuni temi fondamentali per la nazione, come le risorse nucleari e le relazioni con gli Stati Uniti, oggi sacri come fossero tabù.  Il giornalismo investigativo, l'interesse pubblico e il carattere confidenzialità delle fonti per il giornalismo, sono state tutte sacrificate dai legislatori, decisi a assicurare che l'immagine che si ha del loro paese sia privo di rivelazioni imbarazzanti.

L'indice sottolinea anche l'aspetto della discriminazione dei giornalisti freelance o stranieri, per quanto riguarda la loro partecipazione alle conferenze stampa e all'informazione.

In generale, i giapponesi non considerano la libertà di stampa come un diritto, perché la maggior parte delle persone si limita a ricevere informazioni passivamente dai mass media. Comunque sia, con il paese che continua a scivolare verso il basso nella classifica della libertà di stampa (il Giappone è passato dalla 22esima posizione alla 53esima, tra il 2013 e il 2014) e allo stesso tempo, col tentativo di insabbiare il caso del disastro nucleare a Fukushima [it], i giapponesi stanno iniziando a prendere posizioni piuttosto critiche nei confronti della condizione della stampa del loro paese.

Il giornalista indipendente Ryusaku Tanaka parla della notizia su Twitter [jp]:

Il Giappone è alla 59esima posizione nella classifica della libertà di stampa?? Non si può dire che la libera informazione venga soppressa con la forza per decisione del governo – come avviene in Russia e in Cina. I mass media in Giappone sono un tutt'uno col potere. Hanno la libertà di fare clamore, quanto preferiscono, a favore dei loro speciali privilegi. Non si potrebbe dire, invece, che il grado di libertà posseduta dai mass media gipponesi è il mogliore al mondo?

Un altro utente di Twitter, Daisuke Murakami, commenta amareggiato [jp]:

La corruzione dei mass media non è un fenomeno iniziato da poco, ma è arrivato a un livello tale per cui si potrebbe parlare di vera e propria ‘malattia’. Che tipo di notizie vediamo normalmente? E’ meglio esserne consapevoli. Francamente, sono anche meno credibili dei politici.

L'utente “Soret” sottolinea [jp] sul social newtork Hatena (un aggregatore di notizie di attualità da diversi siti web) che il Kisha club, un sistema di gruppi esclusivi per giornalisti dei mass media giapponesi, sta contribuendo ad aggravare il problema:

The original low ranking was probably the fault of the existence of the kisha club. And without mentioning a word in that regard, only picking up stories on the nuclear accident and the state secrets law, they lose more and more of their credibility.

La vera causa per una posizione così infima è l'esistenza del kisha clubE visto che non dicono neanche una parola sul disastro nucleare di Fukushima o la Legge sul Segreto di Stato, stanno perdendo sempre più di credibilità.

Perchè i numeri 64, 89 e 535 non appaiono oggi sul web cinese

Oggi è il 4 giugno, il 26esimo anniversario delle proteste pro-democratiche a Piazza Tiananmen del 1989 [it].

Negli ultimi anni, a causa della censura, alcuni numeri sono completamente spariti dal web cinese. Questi numeri sono 64, 89 e 535 — quest'ultimo sta per 35 maggio, un modo comune di riferirsi al 4 giugno [it]. Diventa impossibile cercare tutti e tre questi numeri sui motori di ricerca della Cina continentale, inoltre non possono apparire sui social media e sulle cronologie pubbliche.

Il vignettista politico Biantailajiao ha sottolineato su Twitter come questo modo di cancellare la storia sia ridicolo:

Se fosse possibile, eliminerebbero direttamente questa data dal calendario.

Utenti di Twitter fotografano i tanti prodotti fatti in Ucraina nei supermercati mondiali

Condensed milk "Made in Ukraine" sold at a grocery store in California. Photo by @a_demchenko on Twitter. Mixed by Anna Poludenko-Young.

Latte condensato “Prodotto in Ucraina” venduto in un supermercato in California. Foto di @a_demchenko su Twitter. Modificata da Anna Poludenko-Young.

L'Ucraina è molto più di uno stato attualmente in guerra contro la Russia o di una ex repubblica sovietica, è anche una promettente esportatrice di prodotti agricoli. Per promuovere questa sua immagine Oleksiy Pavlenko [ru, come i link seguenti tranne dove diversamente indicato], il Ministro dell'Agricoltura, ha deciso di dare inizio a un flashmob su Twitter. Ha chiesto ai suoi follower di cercare nei supermercati di tutto il mondo prodotti fatti in Ucraina, di fotografarli e di pubblicare le foto con l'hashtag #FoodUA.

Noi esportiamo prodotti agricoli verso quasi 190 paesi! Se all'estero vedete prodotti fatti in Ucraina, fatecelo sapere, pubblicate le loro foto! Dobbiamo esserne orgogliosi insieme.

Il flashmob è stato organizzato quasi due settimane fa, verso il 5 settembre. Da allora gli utenti di Twitter hanno postato più di quattromila foto di cibo ucraino presente nei negozi di tutto il mondo. La maggioranza dei post viene da Stati Uniti, Germania, Lettonia, Cina e dagli Emirati Arabi Uniti.

Nell’intervista a Radio Liberty, Pavlenko ha affermato che lo scopo principale dell'iniziativa online #FoodUA era dimostrare come il settore agricolo ucraino abbia un enorme potenziale d'esportazione. Il ministro ha detto anche che voleva sfatare alcuni miti. Questi hanno principalmente a che fare con la credenza diffusa tra gli ucraini che le esportazioni agricole del paese avvengano solo verso stati dell'ex URSS e che si tratti soprattutto di materie prime e non di prodotti finiti.

“Questo flashmob ha dimostrato che forniamo molti dei prodotti finiti che potete comprare anche nelle più grandi catene di supermercati all'estero. Sono buoni, conosciuti e hanno un valore alto,” ha detto Pavlenko [en].

Il valore aggiunto della merce costituisce una parte significativa delle esportazioni dell'Ucraina.

In base all'analisi dei post su Twitter raggruppati sotto l'hashtag #FoodUA, tra i cinque cibi ucraini più conosciuti e diffusi rientrano cioccolato e biscotti (in prevalenza della marca Roshen, di proprietà del presidente Petro Poroshenko), ogni genere di sott'aceti, olio di semi di girasole, salsa di pomodoro e grano saraceno.

Olio di semi di girasole ucraino da Walmart USA, la catena (di supermercati) più grande al mondo, a sostegno di @Pavlenko_OM e #FoodUA

Grano saraceno ucraino in Svizzera #FoodUA

#FoodUA Roshen nei supermercati americani. New York.

Altre scoperte meno diffuse includono prodotti come alcolici e cocomeri.

Vino frizzante ucraino nei negozi svizzeri.

“La Perla di Inkerman” vendemmia 2013 sugli scaffali dei supermercati a Berlino prova l'appartenenza della Crimea all'Ucraina.

E questo è un cocomero ucraino in un mercato di Helsinki.

A giudicare dal numero dei commenti e delle condivisioni, la sorpresa maggiore per gli ucraini è stata una foto di sale da cucina “prodotto in Ucraina” in vendita a 2,26 euro (2.56 $) scattata a Cipro. Sembra che gli ucraini, abituati a spendere non più di 0.16 $ per un chilo (2.2 lb), non siano disposti a pagare il prezzo in euro per degli autentici condimenti ucraini.

Il nostro sale viene valutato molto nei supermercati di Cipro #FoodUA.

I giornalisti dell'ucraina Radio Liberty hanno creato una mappa interattiva con le coordinate geografiche dei luoghi dai quali provengono le foto del flashmob. La mappa evidenzia ciò che era già stato accennato nelle foto: sembra che il cibo ucraino sia disponibile (e conosciuto) ovunque nel mondo. Cliccando su ciascun punto della mappa si può vedere la foto scattata in quel luogo.

Un documentario che esplora la vita quotidiana dei neri in Giappone

The documentary features interviews with several individuals who identify as black living in Japan. Screenshot from YouTube.

Nel documentario vengono intervistate diverse persone di colore che vivono in Giappone. Screenshot tratto da YouTube.

Rachel & Jun è un simpatico canale di YouTube molto popolare che, con un approccio bilingue, spiega molte questioni relative al Giappone.

Con decine di migliaia di follower su Twitter e Facebook, e con un vlog su YouTube che regolarmente supera il milione di visualizzazioni, Rachel & Jun rispondono a tutte le possibili domande sul Giappone.

I temi dei video più popolari sono molto vari: da la percezione dei giapponesi verso chi è obeso o no, a come uscire con un giapponese, fino ad arrivare a come comprare casa in Giappone.

Nonostante l'approccio divertente e leggero dei loro racconti sul Giappone e la cultura giapponese, Rachel & Jun forniscono una visione unica sulla vita nel paese.

Uno dei loro video più famosi è un documentario: Essere neri in Giappone.

Nel documentario di due ore vengono esplorate le esperienze di sette persone di colore, non giapponesi, residenti in Giappone.

Le interviste trattano il tema dell'essere neri in Giappone rispetto all'esperienza di altri stranieri residenti nello stesso paese. I sette soggetti del documentario, inoltre, affermano che la vita in Giappone è diversa rispetto a quella dei loro luoghi di origine, di solito gli Stati Uniti, qualche volta anche in maniera positiva.

Dopo aver visto il documentario, Baye McNeil [en], giornalista del Japan Times e blogger a Yokohana ha commentato [en]:

About this video, I will say this though: the black male experience in Japan is vastly different from the black female experience (as is the case in the US and other places as well…notice the vast majority of cop shootings are of black males…we are truly the endangered species there and the walking threat here–in the eyes of some).

[…] The VAST majority of black people in Japan ARE males! I would have liked to hear from more men. The two […] gave a bit of how intense it gets here in Japan with the fear / ignorance-induced behaviour of J-folk. And that gave the video an applaud-worthy balanced perspective.

Overall, this is by far the BEST video representation of the black experience in Japan I’ve seen to date […]

Posso dire questo riguardo al video: l'esperienza degli uomini di colore in Giappone è diversa da quella delle donne (come lo è anche negli Stati Uniti e in altri posti… bisogna notare che la strangrande maggioranza delle sparatorie della polizia avviene contro uomini neri… siamo davvero la specie più pericolosa e anche una minaccia secondo qualcuno)

[…] La MAGGIOR parte dei neri in Giappone SONO uomini! Mi sarebbe piaciuto sentire il parere di più uomini. I due […] danno un po’ l'idea di quanto possa essere difficile vivere in Giappone a causa degli atteggiamenti di paura indotti dall'ignoranza della popolazione locale. Questo ha dato al video una prospettiva bilanciata degna di plauso.

In generale, questo è sicuramente il MIGLIOR video riguardo l'esperienza dei neri in Giappone che io abbia visto fino ad oggi […]

McNeil cura la rubrica Black Eye (Occhio nero) per il Japan Times, e ha scritto, di recente, su una serie di profili di donne di colore sposate con dei giapponesi in Giappone.

Messico: incontriamo ‘Droncita,’ il primo drone artista di graffiti provocatori

Il progetto collettivo Rexiste, famoso per la scritta “È stato lo stato”, in Piazza Zocalo a Città del Messico nell'ottobre 2014, ha dato il benvenuto a un nuovo membro anonimo della sua famiglia: il drone Droncita.

Per il primo anniversario del rapimento di massa di Iguala, Droncita inaugura la sua partecipazione al movimento realizzando un graffito del presidente messicano Enrique Peña Nieto che chiede le dimissioni: “È tempo di cambiare tutto” afferma il ritratto.

I 43 studenti di Ayotzinapa, rapiti il 26 settembre del 2014 dopo essere stati attaccati dalla polizia locale, restano ancora scomparsi [it]. Secondo le autorità, sarebbe stato il cartello della droga ad uccidere i giovani e ad incenerirne i corpi, ma i genitori delle vittime non credono alla versione ufficiale.

Il caso Ayotzinapa ha messo in evidenza la violenza e la corruzione del Messico e il fallimento di Peña Nieto nel risolvere il problema.

Guarda il video in alto con i sottotitoli in inglese.

Peggiorano le condizioni già sconvolgenti dei dormitori universitari in Macedonia

Student Plenum, un movimento sociale che lotta per i diritti degli studenti universitari in Macedonia, ha pubblicato [mk] recenti foto delle condizioni invivibili in cui abitano gli studenti nella capitale macedone, Skopje. Il movimento segue costantemente la situazione nei dormitori statali per studenti ed ha lanciato ripetuti appelli allo stato per apportare migliorie igieniche e di sicurezza nei quartieri studenteschi. Student Plenum ha informato l'opinione pubblica che le condizioni di vita e la sicurezza delle strutture di uno dei più grandi dormitori di Skopje sono peggiorate da un anno a questa parte, quando, ha ricordato, il governo aveva promesso che avrebbe completamente ricostruito [en, come i link successivi] i dormitori, dopo essere stato vergognosamente accusato sui media internazionali.

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Nella didascalia che accompagna l'immagine, Student Plenum fa riferimento indirettamente alla nuova istituzione di un procuratore pubblico speciale, che dovrebbe gestire quei casi di corruzione che il normale pubblico ministero in Macedonia ignora attivamente.

Домовите се распаѓаат исто како и системот во државата, но ние сè уште немаме добиено нов специјален студентски дом за да се спасат студентите живи од бедата во која живеат и која се руши околу нив.

Ова е блокот В во студентскиот дом “Гоце Делчев”, во кој пред некој ден како што може да се види на сликите се срушил дел од кровот во еден од ходниците.

Овојпат немало повредени. Дали и наредниот пат нашите колеги ќе бидат еднакво среќни или пак до тогаш ќе добијат нов (специјален) студентски дом?

I dormitori per studenti stanno crollando proprio come il sistema statale, non abbiamo ancora ricevuto un nuovo dormitorio speciale per salvare le vite degli studenti dalla miseria in cui si trovano e che sta cadendo loro addosso.

Questo è il Blocco V del dormitorio per studenti “Goce Delchev”. Il soffitto è crollato in uno dei corridoi proprio qualche giorno fa.

Questa volta non si è fatto male nessuno. I nostri colleghi saranno così fortunati anche la prossima volta, o per allora avranno già ricevuto un nuovo (speciale) dormitorio?

Hong Kong: crowdfunding da record per ‘Factwire’ nuova start-up di giornalismo investigativo

Screenshot da Fringebacker.

Screenshot da Fringebacker.

Questo articolo è stato scritto da Karen Cheung, originariamente pubblicato su Hong Kong Free Press il 18 agosto. Viene ripubblicato su Global Voices grazie a un accordo per la condivisione dei contenuti.

Una nuova agenzia di giornalismo investigativo ha raccolto più di 3 milioni di dollari di Hong Kong (circa 386.917 di dollari USA) sulla piattaforma di crowdfunding Fringebacker.

“2040 hongkonghesi hanno creato questo miracolo insieme. Grazie, Hong Kong!”, ha dichiarato Factwire sulla sua pagina di Facebook [zh] martedì 18 agosto nel pomeriggio.

Sulla piattaforma di crowdfunding Fringebacker, Factwire si descrive come la prima e principale agenzia divulgatrice di notizie specializzata in giornalismo investigativo. La sua ambizione è quella “di essere la più fidata organizzazione di notiziari del mondo”.

“Hong Kong è uno dei pochi posti al mondo dove l'informazione circola in modo quasi completamente libero. Se Parigi ha l'Agence France-Presse, New York ha l'Associated Press e Londra ha Reuter, perché Hong Kong non potrebbe avere FactWire?” si domandano gli ideatori.

Il progetto è stato creato da un veterano del giornalismo locale, Ng Hiu-tung, che ha lavorato in passato per diversi organi di informazione, tra cui Cable News e TVB. La campagna è stata lanciata ufficialmente il 30 giugno 2015, è ancora possibilefare donazioni per 10 giorni oltre il raggiungimento dell'obiettivo dei 3 milioni di HK dollari avvenuto martedì.

Lo scorso mese, i portavoce di Factwire hanno annunciato di aver superato i record di tutte le raccolte fondi online di Hong Kong, quando 800 persone hanno donato più di 1 milione di dollari hongkonghesi in soli 24 giorni, “quasi raddoppiando il precedente record ottenuto da Hong Kong Free Press [en], che aveva raccolto 600.000HK$ su FringeBacker sei settimane fa”.

La comunità di Sarayaku in Ecuador tramanda la propria identità culturale in video

Sarayaku. Foto:  gracias a El Churo

Immagine di uno dei workshop cineatografici tenutisi nella comunità di Sarayaku. Foto per gentile concessione del canale YouTube El Churo

La comunità di Sarayaku, presso la  provincia di Pastaza, regione amazzonica dell'Ecuador orientale, è una zona ricca di biodiversità dove i Kichwa, il popolo indigeno, lotta costantemente contro le compagnie transnazionali che tentano di sfruttare il petrolio presente sul territorio.

Nel 2003, l'Associazione del popolo Kichwa di Sarayaku, con il supporto di molte organizzazioni nazionali e internazionali, ha presentato una denuncia presso la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH è la sigla in spagnolo), sulla base delle violazioni commesse dal governo ecuadoriano contro i diritti del popolo, quali la proprietà, la libertà di movimento, la religione, la salute e la cultura.

La commissione ha ordinato al governo di indagare gli atti di violenza e di prendere misure cautelari temporanee necessarie. Ha inoltre stabilito che il governo debba consultare il popolo Sarayaku prima di effettuare qualsiasi estrazione di risorse naturali sul loro territorio.

Su Global Voices abbiamo scritto in precedenza su questa lotta e sui metodi utilizzati dalla comunità [it] per far conoscere la loro realtà, come ad esempio attraverso il loro blog [es, come tutti i link seguenti]. Il gruppo di comunicazione, in collaborazione con El Churo Collective, sostenuto da Rising Voices [en] attraverso l’iniziativa Amazon Raising Voices, ha organizzato di recente una serie di workshop rivolti ai giovani per insegnargli a realizzare video digitali, in modo da poter raccontare le loro storie e dar forma alla loro identità culturale.

I video sono stati pubblicati sul canale YouTube di El Churo.

Uno tra questi video è “Amazzonia meridionale: Antonia, la manioca, il raccolto e la sua famiglia”. Antonia, una donna Kichwa che, la mattina presto, si sveglia per andare a lavorare con la sua canoa, racconta la sua infanzia e condivide storie riguardo il loro sostentamento basato sulla pesca, la caccia e l'agricoltura.

 

Antonia spiega che gli abitanti della città piantano solo il sabato e alcune famiglie, addirittura, cantano prima di piantare. Tuttavia, i venerdì erano considerati giorni di energia negativa per l'agricoltura. La manioca occupa una parte essenziale nella sua vita perché viene usata in rituali che assicurano la bontà del raccolto.

Per Antonia, non è importante lo sfruttamento del petrolio, ma l'unica cosa che lei e gli altri abitanti di Sarayaku (che significa “fiume di mais”) vogliono è preservare le loro tradizioni, costumi e leggende, che rischiano di scomparire a causa dell'avvento della tecnologia. Inoltre, molti giovani non sono più interessati a questi aspetti importanti della loro cultura.

Pertanto gli abitanti stanno puntando su una tecnologia che aiuti i giovani della comunità a preservare la loro eredità culturale.

FOTO: schianto dell'aereo militare C-130 causa 141 morti in Indonesia

Indonesian rescuers and military personnel examine the wreckage of the crashed C-130 military airplane at the crash site in Medan, North Sumatra, Indonesia. Photo and caption by Yudha Lesmana, Copyright @Demotix (7/1/ 2015)

I soccorritori e il personale militare indonesiani esaminano i relitti dell'aeroplano militare C-130 precipitato sul sito dell'incidente a Medan, Nord Sumatra, Indonesia. Foto e didascalia di Yudha Lesmana, copyright @Demotix (1/7/2015).

Gli agenti indonesiani hanno recuperato 141 cadaveri dopo che un aereoplano militare C-130 è precipitato [en, come i link seguenti] a Medan, la terza maggiore città dell'Indonesia. L'aereo è precipitato appena due minuti dopo il decollo, il 30 giugno 2015. Molte delle vittime erano parenti di ufficiali dell'aeronautica militare.

Le autorità stanno ora mettendo alla prova la sicurezza di altri aerei militari. È stato negato che la causa dell'incidente fosse un numero eccessivo di passeggeri.

Nasce una rivista di moda dedicata alle famose ‘Cholite’ boliviane

Cholitas, Bolivia. Imagen en Flickr del usuario Lemurian Grove (CC BY-NC 2.0).

Cholitas, Bolivia. Foto pubblicata da Lemurian Grove (CC BY-NC 2.0).

Nel dizionario dell'Accademia Reale di Spagna, alla prima voce, compare la parola cholo o chola [es, come tutti i link seguenti], la cui definizione è “meticcia o meticcio, discendente di un genitore europeo ed uno indigeno”. Con l'aggiunta della desinenza -ita, diminutivo spagnolo, la parola diventa cholita, soprannome che in Bolivia viene utilizzato per le Aymara, donne indigene. Esse sono solite indossare una bombetta, una gonna particolare, una camicetta, uno scialle colorato e portano i capelli raccolti in due lunghe trecce.

Originariamente il termine aveva un'accezione negativa, in quanto veniva utilizzato per indicare le donne indigene che, una volta giunte in città, adottavano lo stile di vita dei meticci locali. Oggi, però, la parola si riferisce alle donne nate a La Paz, orgogliose della loro origine indigena.

Dal 2014 il termine Cholita è anche il nome di una rivista di moda boliviana. Nota anche come “Vogue delle Ande”, la rivista si rivolge a tutte le donne indigene, che vestono con costumi tradizionali e che stanno acquistando un ruolo sempre più in vista all'interno della società.

La redattrice Ester Chaym, in un'intervista con l'agenzia spagnola EFE dell'ottobre 2014, spiega che, se la rivista avesse come focus esclusivamente la moda, risulterebbe noiosa per queste “donne laboriose, intelligenti, intraprendenti e piene di iniziativa.”

Secondo l'articolo, diffuso dai media in molti paesi di lingua spagnola, il primo numero della rivista mensile è stato pubblicato a luglio 2014. Chaym ha spiegato:

Es una revista que plantea el matriarcado como una alternativa para hacer de este mundo un lugar plenamente feliz y próspero, quizás ya es tiempo de turnarse y que sean las mujeres las que tengan el poder.

Si tratta di una rivista, che mira a rafforzare il concetto di matriarcato come stile di vita alternativo, per rendere il mondo un posto migliore. Forse è giunto il momento di conferire potere alle donne.

Spiega anche come è nata l'idea della rivista:

Chaym relató que la idea de editar una revista de estas características partió de la espontánea reacción de una niña alemana que, cuando llegó a Bolivia y vio a las mujeres ataviadas con las tradicionales mantas, polleras y sombreros tipo bombín, exclamó: “¡Este país está lleno de princesas!”

Chaym ricorda che l'idea di dar vita alla rivista è nata in seguito alla reazione di una ragazza tedesca. Quando giunse in Bolivia e vide per la prima volta le donne boliviane con scialli, gonne e bombette tradizionali, esclamò: “Questo Paese è pieno di principesse!”

La redazione è formata da un gruppo di Cholitas che condividono le loro esperienze.

Anche su Twitter la notizia della rivista ha suscitato molti commenti:

In Bolivia nasce il ‘Vogue delle Ande’, con consigli di moda per le Cholitas .

In Bolivia nasce la prima rivista, ‘Vogue delle Ande’, per le donne indigene.

La nuova rivista Para Ti, per le Cholitas boliviane. La collezionerò.

Il Vogue delle Ande… eccolo bastardi! #Cholitas

Le Cholitas sono le