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Rassegna del 2019 in Africa, tra inversioni di tendenza e cambiamenti narrativi

Un conducente di bodaboda (moto taxi) si specchia a Kimweri Avenue a Dar es Salaam, Tanzania. Foto di Pernille Bærendtsen, usata con il suo permesso.

Un anno di rivoluzioni, di internet bloccato e di coltivazioni di alberi. Un anno di migrazioni, di rivolte femministe, di giornalisti imprigionati, cicloni e cambiamenti climatici. Un anno di manifestazioni di opposizione, di morte di icone culturali, di malattie, crisi e cure.

Un anno di cambiamenti narrativi in Africa.

Dalla caduta del leader Omar Al Bashir in Sudan alla salita del Primo Ministro Etiope Abiy Ahmed, l’Africa ha vissuto un altro anno di profondi cambiamenti governativi nel 2019. In Guinea, dopo che il Presidente Alpha Condé annunciò di volersi candidare per un terzo mandato [it], le proteste anti governative hanno acceso la solidarietà panafricana [it]. Robert Mugaba, presidente dello Zimbabwe per moltissimo tempo, è morto il 16 settembre 2019 lasciando una complicata eredità [it] con alcuni che lo definiscono un combattente per la libertà e altri un despota.

Forse quest’anno la voce di opposizione più potente è stata quella di Robert Kyagulanyi, noto con il suo nome da palco “Bobi Wine”. Il leader del partito di opposizione “The People Power” si è schierato fortemente contro [it] il Presidente dell’Uganda Yoweri Museveni, annunciando la sua intenzione di candidarsi per la presidenza nel 2020. Ma Wine è stato arrestato diverse volte per aver organizzato delle proteste contro la tassa dei social media [en, come tutti i link a seguire salvo diverse indicazioni] e nel caso in cui venisse condannato non potrebbe più candidarsi.

Wine, insieme a molti altri, hanno combattuto contro la tendenza scoppiata in Africa di mettere a tacere il dissenso, portata avanti spesso sotto le sembianze di leggi create per combattere l’incitamento all’odio e le fake news. Nel 2019 vari governi hanno bloccato internet nei periodi di crisi politica, tra questi lo Zimbabwe, il Sudan e l’Etiopia.

Giornalisti e operatori del campo dei media sono rimasti in prima linea combattendo per la libertà di espressione in Africa. In Nigeria, l’attivista per i diritti umani e giornalista Omoyele Sowore, editore di SaharaReporters, è stato arrestato ad gosto con le accuse di tradimento e molestia nei confronti del Presidente Muhammadu Buhari, dopo essersi candidato contro di lui nelle elezioni di febbraio. A dicembre, ore dopo la sua liberazione su cauzione, Sowore venne arrestato nuovamente nell’ambito di un’Alta Corte di Abuja. In Tanzania, il giornalista Erick Kabendera è ancora dietro le sbarre accusato di crimini economici. I suoi avvocati affermano che il rapimento e l’arresto del giornalista investigativo e oppositore del governo, è per motivi prettamente politici.

Abbiamo perso grandi personaggi nel 2019. Il 21 maggio ci ha lasciato lo scrittore keniota Binyavanga Wainaina, attivista LGBTQ e scrittore creativo che ha insistito molto per cambiare il modo in cui vediamo e scriviamo dell’Africa. Il 6 agosto è morto il leggendario scrittore americano Toni Morrison, lasciando uno spazio vuoto nel cuore dell’Africa letteraria. Morrison, campione nel centrare la narrativa nera e africana, ha avuto un’ importante influenza sugli scrittori africani.

Ma il 2019 è stato definito anche da storie di sopravvivenza: a marzo, quando il ciclone mortale Idai ha quasi distrutto la città di Beira in Mozambico, così come alcune parti dello Zimbabwe e del Malawi, la regione si è unita per pensare velocemente a vari sistemi per salvare le vite. Nella Repubblica Democratica del Congo lo scienziato Jean Jacques Muyembe Tamfum, direttore generale dell’Istituto di Ricerca Biomedicale (INRB), ha scoperto la cura per l'ebola [it]. In Etiopia, sono stati piantati in un solo giorno 350 milioni di alberi [it], dando al mondo una speranza di come affrontare l’imminente cambiamento climatico.

Ci sono state anche storie difficili che ci hanno obbligato a confrontarci con le ineguaglianze che minacciano la nostra umanità condivisa. Per gli africani, viaggiare rimane uno sport estremo [it]. Uscire dal continente e avviare la pratica per un visto è come offrire dei sacrifici a un dio famelico. Molti paesi partono con il presupposto che gli africani non abbiano intenzione di tornare al proprio paese ed è per questo che chi richiede un visto deve dare un sacco di prove. Difatti, a due musicisti della Tanzania, DJ Duke e MCZO venne negato il visto per gli Stati Uniti [it] dopo una trafila durata mesi.

Con le storie di sopravvivenza giungono anche storie di guarigione e riconciliazione. Quest’anno, il Gambia ha intrapreso un processo innovativo di verità, riconciliazione e riparazione dove testimoni, perpetratori e vittime si sono uniti per condividere le testimonianze di tortura sotto il regime di Yayheh Jammeh. Il processo, che continuerà anche nel 2020, è un testamento sul potere della verità nel raccontare le storie per guarire e affrontare gli abusi di potere, ma ci fa anche riflettere su come il potere assoluto corrompa in maniera assoluta.

“Nera:La mia storia” cita la scritta su questo daladala (taxi) in Arusha, Tanzania. Foto di Pernille Bærendtsen, usata con il suo permesso.

La squadra di Global Voices dell’Africa sub sahariana ha lavorato duramente quest’anno per porre l’attenzione sui cambiamenti in Africa. Di centinaia di storie che abbiamo raccontato quest’anno, queste sono le 10 che hanno catturato maggiormente l’attenzione.

Un uomo del Niger intrappolato in un aeroporto etiope per mesi [it]

Eissa Muhamad ha raccontato di come sia stato bloccato nell’area di transito del Bole International Airport in Addis Abeba per più di due mesi dal 6 novembre 2018. Muhamad, 24 anni, era stato deportato da Israele dove aveva vissuto per otto anni.

Il Presidente della Guinea Alpha Condé incita i suoi sostenitori ad essere pronti a combattere [it]

Nonostante la Costituzione del paese permetta solamente due mandati consecutivi [fr], l’attuale Presidente Alpha Condé ha annunciato la sua intenzione di ottenere un terzo mandato. Per realizzare il suo piano, non ha esitato a fare appello alla violenza.

Il Premio Nobel per la Pace al Primo Ministro Etiope è stato prematuro? [it]

Il 12 ottobre, appena 24 ore dopo l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2019 al Primo Ministro Etiope Dr. Abiy Ahmed Ali, ad Adis Abeba sono stati arrestati gli organizzatori di una protesta che gli hanno mpedito di prender parte a una conferenza stampa. Abiy, 43 anni ed ex ufficiale dell’intelligence, era diventato il quarto Primo Ministro del paese il 2 aprile 2018. Fin da subito ha lanciato una serie di riforme che, oltre ad essere senza precedenti, sarebbero sembrate addirittura impossibili cinque anni fa.

Quattro nazioni dell'Africa meridionale presentano una petizione per abolire il divieto del commercio dell'avorio [it]

Mentre il mondo si preparava per la XVIII riunione annuale dei Paesi aderenti alla Convenzione sul commercio internazionale di specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione e per la Conferenza delle Parti contraenti, quattro nazioni dell'Africa meridionale — Zimbabwe, Botswana, Namibia e Sudafrica — hanno presentato una petizione e una proposta [en] per abolire le restrizioni e permettere il commercio internazionale dell'avorio grezzo registrato dei loro elefanti.

I social media si tingono di blu per il Sudan attraverso la campagna #BlueForSudan [it]

Da quando è avvenuto l'espulsione militare del Presidente Omar al-Bashir ad aprile, i tentativi dei manifestanti democratici [it] di negoziare con il Consiglio Militare di Transizione (TMC) un passaggio verso un governo civile sono vacillati, spenti e poi disintegrati. Mohammad Mattar di 26 anni, è stato uno dei tanti manifestanti uccisi durante un sit in mortale. Per superare il dolore, gli amici di Mattar hanno lanciato una campagna sui social per chiedere alle persone di cambiare la foto profilo con il colore blu, in solidarietà con la lotta dei manifestanti. La campagna è diventata virale.

L'annuncio di lavoro del New York Times per il capo dell'ufficio di Nairobi è pieno di clichés sull'Africa [it]

Il 3 luglio 2019, il New York Times ha pubblicato un annuncio di lavoro in cui si ricercava il prossimo capo della sede di Nairobi, in Kenya. Il linguaggio riduttivo utilizzato per descrivere il ruolo e le responsabilità del candidato ideale hanno riacceso il dibattito sull'uso di vecchi stereotipi da parte dei media occidentali per parlare dell'Africa.

Binyavanga Wainaina, lo scrittore keniano che ha insegnato al mondo come scrivere sull'Africa muore a 48 anni [it]

Lo scrittore, schietto e apertamente gay, ha fatto ramanzine e sfidato lo status quo, dando il via ad una rivoluzione letteraria che ha potuto aprire le porte a migliaia di aspiranti scrittori pronti a cambiare la narrativa in e riguardo l'Africa. Educatore ed attivista LGBT, Binyavanga Wainaina, è morto a 48 anni il 22 maggio a Nairobi, Kenya, dopo una breve malattia.

La morna, genere musicale di Capo Verde, diventa patrimonio dell'Umanità [it]

La morna, tradizione musicale e di danza di Capo Verde, è stata approvata dall'UNESCO come Patrimonio immateriale dell'umanità. La cantante Cesária Évora [it] (1941 – 2011) fu una delle più famose interpreti del genere e per questo soprannominata la “regina della morna”.

Tassare il dissenso: il dilemma dei social media in Uganda

Ogni giorno, milioni di ugandesi navigano sui social media per avere le ultime notizie, chattare con gli amici ed esprimere il proprio punto di vista. Ma nel maggio 2018, il governo ha introdotto la controversa tassa sui social media e sul credito del cellulare per alzare i profitti e “frenare il gossip” e che si è poi rivelata in un blocco di internet in termini di accessibilità. Il 2019 ha visto numerose proteste di massa contro questa tassa, con l’opposizione che si prepara alle elezioni del 2020 del Paese.

Il cinese mandarino è la lingua del futuro nell'Africa orientale? [it]

L'introduzione del cinese mandarino come materia curricolare nelle scuole dell'Africa orientale è il segnale della crescente influenza della Cina in Africa come super potenza globale. Mentre la Cina rafforza i suoi già robusti rapporti commerciali e infrastrutturali con l'Africa, gli Istituti Confucio [it] e Aule Confucio sono in aumento nell'Africa orientale.

Questo post raccoglie le storie originariamente scritte da Abdoulaye Bah, Adéṣínà Ọmọ Yoòbá, Afef Abrougui, Amanda Leigh Lichtenstein, Dércio Tsandzana, Endalkachew Chala, Faaris Adam, Georgia Popplewell, James Propa, Kudzai Chimhangwa, Liam Anderson, Nwachukwu Egbunike, Pernille Baerendtsen, Prisca Daka, Rosebell Kagumire, Rosemary Ajayi, Sandra Aceng, Sheila Halder, Susie Berya e Taisa Sganzerla. Un enorme grazie a tutti i nostri autori, editor e traduttori del 2019.

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